Guaidó rientra a Caracas e rischia l'arresto, monito Usa: «Non lo toccate»

Martedì 5 Marzo 2019 di Alfredo Spalla
È atterrato a Caracas scortato dai manifestanti e da tredici ambasciatori internazionali. Juan Guaidó, il Presidente del Parlamento venezuelano e Presidente della Repubblica ad interim, è tornato in Venezuela dopo una serie di riunioni con i capi di Stato del Sud America. Per un ordine del Tribunal Supremo de Justicia, controllato da giudici fedeli a Nicolas Maduro, Guaidó non avrebbe neppure potuto lasciare il Venezuela, come ha invece fatto lo scorso 22 febbraio attraversando la frontiera con la Colombia.
 
Il leader dell'opposizione ha sfidato apertamente il chavismo, ottenendo stavolta un'importante vittoria simbolica. «Siamo consapevoli dei rischi che stiamo correndo, ma non ci siamo mai fermati. Il regime lo deve capire: il meccanismo che usano contro di noi non funziona. Proseguiamo le manifestazioni, andiamo avanti senza paura!», ha detto sbarcando all'aeroporto internazionale di Maiquetía con un volo commerciale proveniente da Panama.

Si è poi diretto verso la manifestazione di piazza Alfredo Sadel, a Las Mercedes, garantendo a migliaia di cittadini che l'opposizione «è più forte che mai». Le mobilitazioni sono riprese ieri in tutto il Paese senza repressioni violente, mentre oggi Guaidó si riunirà con i sindacati della pubblica amministrazione. Per sabato sono previste nuove proteste.

Per Guaidó, il cui mandato presidenziale è giudicato legittimo da circa 50 paesi nel Mondo, fra cui non figura l'Italia, si tratta di una prima risposta dopo il flop del 23 febbraio per l'ingresso degli aiuti umanitari. I camion erano stati bloccati e bruciati da Maduro prima che potessero varcare il confine. Poche ore prima che medicine e alimenti marciassero verso il Venezuela, Guaidó aveva oltrepassato la frontiera colombiana per assistere al concerto organizzato dall'imprenditore Richard Branson.

In questi giorni di assenza da Caracas, il leader di Voluntad Popular ha visitato i presidenti di Colombia, Paraguay, Brasile, Argentina ed Ecuador, partecipando anche al vertice del Gruppo di Lima, in cui è stato deciso che, per il momento, non sarà utilizzata la forza per contrastare le politiche repressive di Maduro. «Il rientro sicuro di Guaidó in Venezuela è di massima importanza per gli Usa. Qualsiasi minaccia, violenza o intimidazione contro di lui non sarà tollerata e avrà una risposta rapida», aveva avvisato il vice presidente americano, Mike Pence, ribadendo un messaggio anticipato nei giorni scorsi da Donald Trump. Tredici ambasciatori - fra cui quelli europei di Germania, Francia, Olanda, Portogallo e Romania - hanno accolto Guaidó allo scalo di Caracas. Non si sono, invece, concretizzate le minacce della vice-presidente Delcy Rodriguez e di Diosdado Cabello, numero due del chavismo, che avevano promesso «un'accoglienza speciale» per il rientro dell'avversario politico.

«Il suo comportamento e le sue attività sono analizzate con cura dalle istituzioni dello Stato e si prenderanno le misure adeguate», aveva detto la vice-presidente, definendo «ridicolo» il viaggio internazionale di Guaidó. Maduro avrebbe potuto farlo arrestare come già successo con Leopoldo Lopez o Henrique Capriles, rispettivamente a capo delle manifestazioni del 2014 e del 2017, ma ha compreso che questa volta la pressione internazionale non glielo avrebbe consentito. Dal suo profilo Twitter, Maduro rilancia un sondaggio secondo cui l'81% dei venezuelani sostengono il dialogo fra il governo e l'opposizione. Intanto, il rientro di Guaidó, per quanto unico nel suo genere, ha dato forza ai tanti politici esiliati dal chavismo come Carlos Vecchio, Lester Toledo, David Smolansky e Antonio Ledezma, che in queste ore sognano più che mai di poter tornare a casa per assistere alla fine del chavismo. «La catena di comando è stata spezzata», dicono fiduciosi i sostenitori di Guaidó. Ultimo aggiornamento: 14:42 © RIPRODUZIONE RISERVATA