Dossier Regeni lacunoso, pm italiani delusi: verità lontana

Dossier Regeni lacunoso, pm italiani delusi: verità lontana
di Cristiana Mangani
Venerdì 8 Aprile 2016, 08:44 - Ultimo agg. 18:38
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ROMA «Si è concluso con uno scambio reciproco di informazioni il vertice tra gli inquirenti italiani ed egiziani che da oltre un mese lavorano al caso della morte di Giulio Regeni». La Procura di Roma chiude la prima giornata di incontri con uno scarno comunicato, che potrebbe volerdire tuttooniente.E in realtà sembra voglia dire niente, visto che si percepisce quasi irritazione tra i nostri inquirenti. L’incontro, infatti, non avrebbe dato i risultati sperati, così come da previsioni. E al momento niente di quanto richiesto ci sarebbe stato fornito. Maper avere lacertezzache lecose stiano andando così bisognerà aspettare oggi, quando la visita si concluderà, e solo allora gli italiani potranno decidere se prendere posizioni e quali.

Ieri mattina l’incontro è cominciato con una mezz’ora di ritardo, poco dopo le 10. Le auto nere dell’ambasciata d’Egitto sono entrate nel cortile della scuola superiore di Polizia di via Guido Reni, con a bordo il procuratore generale aggiunto del Cairo, Mostafa Soliman, il procuratore dell'Ufficio di Cooperazione internazionale Mohamed Hamdi el Sayed, e tre ufficiali: il generale Adel Gaffar, della National Security, il vicedirettore della polizia criminale del Governatorato di Giza Mostafa Meabed, il vicedirettore delle indagini criminali di Giza Alaa Azmi - il vice del generale Kaled Shalabi, l’ufficiale sospettato di essere colui che ha ordinato il sequestro e l'uccisione di Regeni - e Ahmed Aziz. Questi ultimi due hanno preso il posto del generale dei servizi centrali della polizia egiziana Alal Abdel Megid, inizialmente indicato nella delegazione ufficiale. Mentre per l’Italia hanno partecipato il procuratore Giuseppe Pignatone, il sostituto Sergio Colaiocco, il direttore dello Sco Renato Cortese e il comandante del Ros Giuseppe Governale.

IL PRANZO Circa cinque ore di riunione durante le quali il gruppo ha avuto anche modo di pranzare facendo attenzione al cerimoniale, quindi con carni bianche e niente alcol. Poi la seduta è ripresa, ma sembra che la giornata sia stata destinata più ai risultati investigativi ottenuti dai nostri inquirenti che non a quelli dei colleghi egiziani. Infatti sono stati illustrati, e successivamente consegnati, i risultati dell'autopsia eseguita a Roma, oltre alle analisi effettuate sulle chat del computer di Giulio Regeni, visto che il pc è nelle mani dei pm di piazzale Clodio già da due mesi, dai giorni successivi alla scomparsa. Nessun commento ufficiale è arrivato dopo la prima riunione, ma gli italiani sarebbero rimasti molto delusi. E abbiano quindi scelto di attendere oggi prima di dare indicazioni ufficiale sugli esiti.

 

L’INDISCREZIONE E LA SMENTITA Nel frattempo hanno continuato a circolare indiscrezioni e notizie poi risultate non vere. Una in particolare, quella secondo la quale la delegazione egiziana avrebbe voluto incontrare i familiari di Giulio Regeni. È «probabile che qualche componente della delegazione» in missione a Roma «incontri la famiglia del ricercatore friulano per presentare condoglianze e rispondere a tutte le domande che essi desiderino porre», ha scritto il sito dell'informato quotidiano egiziano “Al Masry Al Youm” citando «una fonte giudiziaria». Ma questi contatti sembrano più fantasie che realtà, visto che il gruppo di magistrati e ufficiali arrivati dal Cairo vive blindato in una zona a loro riservata nella sede dell’ambasciata romana, ed evita di comunicare con chiunque. Quindi è difficile immaginare iniziative pubbliche di qualsiasi tipo. E infatti è la stessa famiglia Regeni a smentire attraverso l’avvocato Alessandra Ballerini: «Finora nessuno di noi è stato in alcun modo contattato per un incontro». 

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