Kiev lancia droni kamikaze marini contro la flotta russa nel Mar Nero: ira Cremlino

Putin, gli ucraini lanciano droni kamikaze marini contro la flotta russa nel Mar Nero: l'ira del Cremlino
Putin, gli ucraini lanciano droni kamikaze marini contro la flotta russa nel Mar Nero: l'ira del Cremlino
di Fausto Caruso
Venerdì 4 Novembre 2022, 11:45 - Ultimo agg. 5 Novembre, 00:35
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Ai droni aerei di Mosca Kiev ha risposto con quelli marini. Nelle ultime settimane l’esercito russo in Ucraina ha intensificato l’uso di droni kamikaze Shahed-136 di fabbricazione iraniana con cui ha causato gravi danni alle infrastrutture energetiche del paese invaso. Il 29 ottobre i russi si sono però ritrovati una brutta sorpresa in un “porto sicuro”, per usare un gioco di parole. Una squadriglia di sette droni kamikaze marini ha danneggiato diverse navi nel porto di Sebastopoli, quartier generale della flotta russa nel mar Nero. Uno smacco che ha causato la reazione furiosa del Cremlino, che ha parlato di attacco terroristico e ha accusato il governo inglese di aver collaborato all’attacco. Accusa prontamente respinta da Londra.

Le implicazioni dell'attacco

«Nell’analisi di questo attacco ci sono tre aspetti fondamentali», commenta Gregory Alegi esperto di aeronautica militare e docente della Luiss di Roma. «Il primo è la sorpresa. Nessuno si aspettava che gli ucraini avessero questo tipo di mezzi, al contrario di quelli aerei di cui si parla molto». A fine agosto il ministero della Difesa britannico aveva annunciato la consegna di sei droni sottomarini per lo sminamento, il che potrebbe essere la base del presunto coinvolgimento inglese rivendicato da Mosca, ma quelli utilizzati nell’attacco a Sebastopoli erano dei piccoli motoscafi carichi di esplosivo.

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«Il secondo è una conferma: ovvero l’incapacità dei russi di difendere i loro porti, che sia da attacchi aerei, marini o da parte di sabotatori. Significa che o prendono il problema sottogamba o più semplicemente non sono in grado di farvi fronte». A questo è strettamente legato il terzo punto di discussione: la Crimea è la regione dove tutto è cominciato nel 2014, un punto di alto valore strategico e simbolico: «Il fatto che gli ucraini si dimostrino in grado di colpire anche lì, come è stato anche per il ponte di Kerch, è uno smacco enorme per Putin che porta alle reazioni scomposte e confuse che abbiamo visto, in cui prima nega l’accaduto ma poi accusa gli inglesi, segno che anche in un sistema informativo iper controllato le voci girano e possono erodere il consenso».

 

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E al livello militare? Come dichiarato al Business Insider da Bryan Clark, ufficiale in pensione dalla marina statunitense, si tratta della prima volta che droni di questo tipo sono stati utilizzati in un’azione sul campo e il colpo costringerà i russi a rafforzare la protezioni sui porti, spendendo risorse per aree prima ritenute sicure, ma non sarà un fattore decisivo per la guerra. Una lettura con cui Alegi si dice d’accordo: «Rispetto allo scenario aereo e terrestre quello navale è il meno rilevante in questa guerra. La marina ucraina è pressoché inesistente e quella russa piccola e dotata di mezzi vecchi che se danneggiati si fatica a sostituire. Le navi sono state usate come lanciamissili e sicuramente se l’attacco al porto ne ha danneggiate diverse questo significa meno missili su Odessa, ma avrebbe fatto la differenza qualche mese fa, non oggi». Certo ora le navi russe dovranno stare attente a non incorrere in flottiglie di questi mezzi che, seppur non in grado di fronteggiare i vascelli russi, possono comunque causare seri danni se usati in blocco. 

Una mano esterna?

L’implicazione nell’uso di droni a cui il professore guarda con maggior attenzione è il lato tecnico: «I droni usati sono motoscafi veloci, carichi di esplosivi, realizzati con materiali semplici ed economici, ma anche sofisticati perchè dotati di telecamere, stabilizzatori per mantenere la rotta e un sistema di guida che costituisce l’aspetto più misterioso. Sono a guida satellitare? Telecomandati? Guidati da droni o altri mezzi aerei? Ma soprattutto: gli ucraini sono stati aiutati a costruirli? E da chi in quel caso?», si chiede Alegi sottolineando come nell’assemblaggio di un drone l’aspetto più difficile sia far comunicare tutte le componenti, come ad esempio le telecamere col sistema di guida. L’esercito di Kiev ha dimostrato di avere ottime capacità ingegneristiche, ma costruire strumenti simili in breve termine potrebbe aver richiesto una mano dall'esterno. Allo stesso modo gli ucraini porrebbero aver avuto informazioni satellitari sul momento in cui la flotta russa sarebbe stata in porto, anche se il via libera potrebbe anche essere arrivato da informatori filo ucraini che operano nelle zone occupate. «Quel che è certo», chiosa l’esperto, «è che gli uomini di Zelensky, almeno in un raggio circoscritto, sembrano in grado di colpire con precisione dove vogliono, quando vogliono, mentre la risposta russa è ancora massiccia e indiscriminata».

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