Elezioni Usa: gli asioamericani votano Biden, resiste la tendenza a preferire i repubblicani

Sabato 21 Novembre 2020 di Erminia Voccia

Gli asioamericani rappresentano la porzione di popolazione che cresce di più negli Stati Uniti. Costituiscono più del 4% dell'elettorato e secondo una ricerca dell'US Census Bureau sono oltre 20 milioni. Nelle ultime elezioni presidenziali, gli asioamericani hanno votato in maggioranza per il candidato democratico, Joe Biden, rispetto al repubblicano Donald Trump. Il 63% di loro ha votato per il partito democratico e il 31% per il partito repubblicano, stando ai dati raccolti da Edison Research. La preferenza per il partito dell'asinello è una tendenza che si sta rafforzando negli ultimi anni. Tuttavia, una parte degli americani che discendono da ex cittadini asiatici o da ex abitanti delle isole del Pacifico poi emigrati negli Usa, continua a sostenere il partito dell'elefantino. 

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In base a uno studio condotto da FiveThirtyEight, questo supporto ai repubblicani sarebbe stato più sentito e diffuso quest'anno tra gli americani vietnamiti e filippini rispetto alle elezioni presidenziali del 2016. Gli asioamericani non sono però tutti uguali e considerarli come un unico blocco sarebbe certamente un errore. Almeno fino agli anni Novanta, con l'arrivo di Clinton alla Casa Bianca, si potrebbe dire che gli asiatici in America erano quasi tutti repubblicani. Un'altra ricerca, condotta da Asian American Decisions, ha mostrato che gli americani coreani, cinesi, indiani e giapponesi, in generale, quest'anno hanno votato per Biden in una percentuale maggiore rispetto ai filippini e ai vietnamiti, tra i quali il supporto a Trump è invece stato più forte. Vari elementi hanno guidato le scelte elettorali di questi gruppi etnici, come la gestione della pandemia, l'attenzione alle minoranze, il razzismo, il lavoro e, non ultima, la politica estera. Alcuni hanno denunciato episodi di razzismo durante la pandemia. Altri, per esempio a New York, sono stati colpiti dagli effetti deleteri del coronavirus sulla sicurezza dei posti di lavoro. La cattiva gestione di Trump dell'emergenza sanitaria e le espressioni usate dal presidente, come "virus cinese", giudicate razziste, sono stati argomenti che avrebbero portato alcuni asioamericani a prendere le distanze dal partito repubblicano. Altri, invece, avrebbero apprezzato l'approccio duro adottato da Trump verso Pechino.

La ragione di questa preferenza per Trump si spiega con la tendenza diffusa tra i vietnamiti americani più anziani a guadare con maggior favore i conservatori, molto più di qualsiasi altro gruppo etnico asiatico in America. In passato, infatti, chi era vietnamita negli Stati Uniti votava rosso, per via del passato coloniale del Vietnam e della dominazione cinese. Resiste dunque tra i vietnamiti americani la tendenza a favorire il partito repubblicano, per via delle posizioni anti-comuniste del GOP, ma gli immigrati giovani di seconda o terza generazione, sensibili a tematiche quali immigrazione, sanità e istruzione, ambiente, controllo delle armi, sarebbero più disposti oggi a votare per i candidati democratici.

Al riguardo, c'è un caso particolare: la Contea di Orange, in California, dove esiste la comunità vietnamita più vasta al mondo al di fuori del paese asiatico e dove è sempre maggiore il supporto per il partito democratico. Un supporto che si traduce in un grande attivismo politico da parte dei giovani, in controtendenza rispetto alla media nazionale. Elizabeth Matto, direttrice del Center for Youth Political Participation (CYPP) presso l'Eagleton Institute of Politics della Rutgers University, ha spiegato ai giornalisti che hanno partecipato al tour virtuale organizzato dallo US Foreign Press Center in occasione delle elezioni Usa del 2020, che tra i giovani asioamericani il tasso di affluenza alle urne è il più basso rispetto ai giovani statunitensi in generale. La Contea di Orange ha preferito Hillary Clinton nel 2016, la prima volta dal 1936 che in quella contea ha vinto un candidato democratico.

Anche tra gli indiani americani, la porzione di popolazione che dal 2000 al 2018 è cresciuta del 150%, non c'è un sentire comune. Molti di questi vivono in Michigan e Pennsylvania e la preferenza per i democratici avrebbe permesso quest'anno a tali stati di diventare blu. Da un lato, la vicinanza di Trump al primo ministro nazionalista indù Narendra Modi ha trovato il favore di quelli che hanno un'idea positiva delle sue politiche dirette contro la minoranza musulmana in India. «Alcuni indiani vedono in Trump un alleato di Modi», aveva detto infatti a Vox Manjusha Kulkarni, direttore dell'Asian Pacific Policy and Planning Council. Dall'altro lato, invece, molti americani indiani sarebbero stati entusiasti della corsa alla vicepresidenza di Kamala Harris, americana con padre giamaicano e madre indiana tamil (il primo professore di economia alla Berkley, la seconda scienziata con un dottorato alla Berkley, specializzata nella ricerca contro il tumore al seno).

Alcuni americani filippini a cui piace molto Trump, invece, a seguito del sostegno dato da Rodrigo Duterte al candidato repubblicano, hanno addirittura cambiato idea sul leader filippino, nonostante la discussa campagna anti-corruzione le uccisioni extragiudiziali. Un'alta percentuale di asioamericani, infine, non si identifica con nessun partito. La ragione sarebbe la scarsa attenzione, che queste persone lamentano, dimostrata dai politici verso di loro.

 

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