Ex spia russa avvelenata con la figlia, Scotland Yard: «Attaccati con gas nervino»

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L'incubo di un agguato condotto con «un agente nervino», arma chimica in piena regola, prende forma dietro l'avvelenamento domenica scorsa a Salisbury, nel sud dell'Inghilterra, di Serghei Skripal, ex spia russa transfuga nel Regno, e di sua figlia Yulia. A scoprire le prime carte, dopo tre giorni di indagini ed esami tossicologici sempre più approfonditi affidati a un laboratorio militare, è stato il numero 1 dell'antiterrorismo di Scotland Yard, Mark Rowley: con poche parole, ma da brividi, destinate inesorabilmente a rinfocolare i sospetti verso uno Stato, o almeno entità statali.

Sospetti orientati in primis verso Mosca (dove peraltro si grida alla «provocazione»), ma con qualche prudenza ufficiale in più rispetto a ieri. La ricostruzione dei fatti, in ogni modo, incomincia poggiare su alcuni pilastri apparentemente solidi. Per gli investigatori britannici s'è trattato d'un «tentativo di omicidio» contro «un bersaglio mirato». E l'arma scelta non ha nulla di casuale, né di riconducibile a un qualunque ambiente di criminalità comune, fosse anche mafioso. Per intendersi è la stessa - sebbene forse in dosi meno letali, visti gli effetti - usata il 13 febbraio d'un anno fa per assassinare all'aeroporto di Kuala Lumpur, nel volgere di pochi secondi, il fratellastro in disgrazia del leader nordcoreano Kim Jong-un. Rowley ha lasciato intendere che gli specialisti del Regno Unito conoscono lo specifico agente nervino utilizzato. Ma il riserbo investigativo impone loro di non far sapere di più. Tutto ciò che si può dire in questo momento è che Skripal - 66 anni, ex colonnello dell'intelligence militare russa (Gru) vendutosi ai servizi di Sua Maestà oltre due decenni fa, quindi condannato in patria e in ultimo graziato e inserito in uno scambio di spie con gli Usa nel 2010 - resta «in condizioni critiche»: sospeso fra la vita e la morte, come la figlia 33enne Yulia, giunta da pochi giorni a visitarlo dalla Russia.

Un poliziotto, fra i primi a prestare aiuto domenica alla coppia accasciatasi su una panchina di un'area commerciale dopo aver mangiato in un ristorante della catena 'italian stylè Zizzi, è invece in condizioni definite «serie». Appena un pò meno gravi. L'alto funzionario di Scotland Yard, affiancato dalla chief medical officier del Regno, Sally Davis, ha glissato su tutto il resto, rifiutandosi di dire alcunché su come la sostanza possa essere stata assorbita dalle vittime, tanto meno di ipotizzare una matrice o una pista di sorta. Mentre ha invitato la popolazione locale a riferire ogni informazione utile. Il pericolo per la salute pubblica è intanto valutato ormai come «modesto». Ma l'allarme non si spegne, mentre zone sempre più ampie di Salisbury vengono cordonate per controlli «precauzionali» e raccolta di elementi d'indagine. E sui media si rincorrono voci e immagini: incluse le suggestioni su una misteriosa «donna bionda» entrata da Zizzi contemporaneamente agli Skripal e ripresa da una telecamera a circuito chiuso. Sul fronte politico l'allerta resta pure massima, ma i toni si abbassano.

Se ieri il ministro degli Esteri Boris Johnson aveva indicato la Russia come una potenza «malefica e ostile», evocando un mezzo boicottaggio dei Mondiali di calcio, oggi Theresa May è stata molto più cauta. E la titolare dell'Interno Amber Rudd, dopo una riunione del comitato d'emergenza Cobra, ha raccomandato «testa fredda», osservando che il Paese deve esser pronto a «rispondere», ma «a delle prove, non a delle voci». La pista d'una qualche vendetta russa continua ad aleggiare (il Telegraph ricorda il monito di alcuni anni fa di Vladimir Putin ai «traditori» che «soffocheranno nei loro 30 denari»). E tuttavia non cancella altre opzioni, al di là delle prevedibili quanto veementi smentite del Cremlino. Bbc accenna a ipotetici «interessi politici» di chi potrebbe volere proprio reazioni incontrollate nei rapporti Londra-Mosca. Mentre Annie Machon, ex ufficiale dell'MI5, esprime a SkyNews il suo scetticismo: «Tutti i servizi segreti giocano sporco - premette -, ma non capisco perché mai lo Stato russo debba aver ordinato l'uccisione di un agente doppio che era nelle sue mani. E che aveva ritenuto di poter graziare per lasciarlo venire in Gran Bretagna».
Mercoledì 7 Marzo 2018, 19:35
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