Francia choc, pattinatrici violentate per anni dai loro allenatori: 21 indagati

Giovedì 6 Agosto 2020 di Francesca Pierantozzi

Avevano 16, 15, anche 13 anni, avevano un sogno, diventare campionesse di pattinaggio artistico, e un incubo: i loro allenatori le violentavano. La notte, negli alberghi, dopo le gare. Di giorno, alla fine degli allenamenti, negli spogliatoi. Sono passati 20, anche 30 anni. Lo scorso gennaio l'ex campionessa Sara Abitbol aveva osato parlare per prima, con un libro, perché per il tribunale era troppo tardi: in Un si long silence (Un lungo silenzio) aveva denunciato il suo allenatore Gilles Beyer, campione di Francia nel 78. Altre ex pattinatrici francese avevano allora cominciato a parlare, Hélène Godard, Anne Bruneteaux, Béatrice Dumur. Ieri, al termine di quasi sette mesi di inchiesta voluta dal ministero dello Sport, 21 allenatori o ex allenatori sono risultati coinvolti, tra questi, dodici sarebbero accusati di «violenze o aggressioni sessuali». È il più grosso scandalo in uno sport, ha commentato una fonte del ministero. «È peggio di quanto credessimo» ha detto la pattinatrice Anne-Line Rolland, una delle accusatrici. Il ministero ha indicato che l'inchiesta dell'Ispettorato generale ha fatto emergere «fatti suscettibili di avere una rilevanza penale» e che il rapporto è stato dunque trasmesso «al procuratore della Repubblica presso il tribunale giudiziario di Parigi». Nonostante il «no comment» di molti nomi coinvolti, gli inquirenti dell'Ispettorato hanno parlato di una «mole di casi che rivelano pratiche e comportamenti che si sono ripetuti in generazioni di allenatori nelle principali discipline della Federazione del pattinaggio». Un allenatore è stato arrestato e subisce una misura di carcere preventivo da febbraio, mentre per altri cinque è scattato il divieto di lavorare e essere in contatto con le atlete da aprile. L'inchiesta ha consentito di alzare un velo sul mondo del pattinaggio, rivelando «una forte concentrazione di poteri nelle mani di pochi, che escludevano di fatto molti dirigenti e responsabili tecnici».

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OMERTÀ
Un'organizzazione che, sempre secondo il rapporto, avrebbe favorito «gravi forme di omertà» a proposito delle voci o dei sospetti che pesavano sugli allenatori e che spiegano l'assenza per decenni di «procedure disciplinari o almeno l'apertura di semplici inchieste». All'inizio di febbraio, il potente presidente della Federazione Didier Gailhaquet è stato costretto alle dimissioni: fino all'ultimo ha denunciato «una caccia all'uomo» fondata su niente. Al suo posto è arrivata Nathalie Pécahalat, la quale si è detta «niente affatto sorpresa» dai risultati dell'inchiesta. «Non ho certo aspettato il rapporto per cominciare a cambiare le cose» ha detto. Dei dodici allenatori su cui pesano le accuse più gravi, tre sono stati già condannati in passato a pene di prigione. Altri sette dossier riguardano «violenze fisiche e verbali». La direttrice della Federazione ha assicurato di avere già trasmesso i nomi degli allenatori coinvolti alle società in cui lavorano per «poter proteggere le nostre atlete».

MURO DI GOMMA
La Federazione rischia l'implosione. Nonostante le nuove norme, un «codice di buona condotta», una campagna di sensibilizzazione e formazione per tutti i dirigenti e gli allenatori, il ministero potrebbe decidere di ritirare la sua delegazione dalle istanze dirigenti. «È vero ha ammesso la nuova presidente non siamo ancora fuori pericolo». «Per la prima volta mi sento sollevata. Ho l'impressione che finalmente qualcuno mi ascolta ha invece commentato Sarah Abtibol, che fu medaglia di bronzo ai mondiali del 2000 - finalmente possiamo dire che la vergogna è passata sull'altro fronte, finalmente posso guardarmi allo specchio ed essere orgogliosa di me stessa, dirmi che sono riuscita a far cadere un muro e a fare qualcosa di importante. Ma se sono usciti fuori più di venti nomi e se per dodici le accuse sono cosi serie, significa che le vittime sono tante, molte di più di quello che pensavamo».

Ultimo aggiornamento: 13:43 © RIPRODUZIONE RISERVATA