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Gas e petrolio, Yellen: «L'Europa stia attenta: un bando totale sull'energia russa sarebbe un boomerang. Effetti in tutto il mondo»

Giovedì 21 Aprile 2022 di Roberta Amoruso
Janet Yellen, segretario al Tesoro usa

L'embargo totale Ue sull'energia russa, tra gas e petrolio, non funzionerebbe. Anzi potrebbe rivelarsi un boomerang. Il segretario al Tesoro Usa, Janet Yellen boccia sonoramente la strada dello stop agli acquisti di gas russo da parte del Vecchio Continente, fortemente dipendente su questo fronte da Mosca. L'Unione Europea prende dalla Russia oltre il 40% di tutto il gas che importa. E tra i paesi più dipendenti ci sono Germania e Italia. Non solo. Il 26% circa del petrolio importato dall'Unione Europea arriva dalla Russia.

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Yellen: «L'Europa stia attenta»

«L'Europa chiaramente deve ridurre la sua dipendenza dalla Russia per quanto riguarda l'energia, ma bisogna stare attenti quando pensiamo ad un embargo completo europeo sulle importazione petrolifere», ha detto  Yellen, spiegando che un embargo totale europeo potrebbe finire per essere controproducente, con l'aumento dei prezzi in Europa e nel resto del mondo, senza colpire in modo incisivo la Russia che continuerebbe a vendere, a prezzi più alti, a Paesi amici o neutrali. «Questo farebbe aumentare i prezzi globali del petrolio - ha detto ancora Yellen sempre delinando un ipotetico scenario di un embargo totale europeo - e questo avrebbe un impatto negativo sull'Europa e altre parti del mondo». Non solo. «Al contrario, potrebbe avere in realtà un effetto negativo molto ridotto per la Russia, che per quanto si troverà ad esportare di meno, venderà a prezzi più alti». Certo, «i proventi delle vendite di petrolio e gas sono un'importante fonte di introiti per la Russia», ha poi ammmesso la stessa Yellen, «Sarebbe utile - ha aggiunto - trovare un modo per ridurre introiti da queste vendite». «Questo sarebbe l'obiettivo vero dell'embargo - ha concluso - ma dobbiamo trovare un modo di farlo senza esporre l'intero globo ad un aumento del prezzo dell'energia, questo sarebbe l'ideale. E questo è quello a cui stiamo tutti cercando di pensare insieme». 

IL BLOCCO UNICO

Un affondo che non potrà non pesare nelle scelte delle prossime settimane. Sia Italia che Germania sono ben coscienti degli effetti pesanti che avrebbe soprattutto sui rispettivi settori produttivi la decisione di chiudere il rubinetto del gas russo. Ma la visione deve allargarsi all'Europa. Proviamo soltanto a immaginare gli effetti di un'intera Europa all'improvviso sganciata dal gas russo. Dovrebbe trovare altrove per 155 miliardi di metri cubi di gas, introvabili tutti insieme. Senza contare la valanga ipotizzabile sui prezzi, e quindi sui costi che sarebbero costrette a sopportare famiglie e imprese. Come ben dice la Yellen, gli efetti ricadrebbero anche sul petrolio, con consueguenze nuovamente pesanti. Questo dice di fatto la Yellen. E lo dice pensando anche alle conseguenze indirette sugli Stati Unit, che pur essendo di fatto autonomi sul fronte dell'energia, pagherebbe l'onda lunga in arrivo dall'Europa, tra recessione inflazione.

LA CACCIA AL METANO ALTERNATIVO

Questo non vuol dire che l'Italia, come gli altri Paesi non stia facendo bene ad andare a caccia di fonti alternativeal gas russo. Il passo è obbligato. Ma l'autonomia ha bisogno dei suoi tempi. E prima di un paio d'anni è una meta impossibile da raggiungere. Lo ha detto la Germania, e lo ha fatto chiaramente capire anche il nostro ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. Nel frattempo, evitare strappi significa scongiurare una recessione certa.

«Noi seguiremo le decisioni della Ue, se ci propongono l'embargo sul gas, noi saremo ben contenti di seguire la Ue su questo strumento» perché «vogliamo lo strumento più efficace per permettere una pace». Ma sin dall'inizio della guerra in Ucraina Draghi ha sostenuto che le sanzioni devono anche essere sostenibili. E ha anche usato un immagine efficace per indicare il bivio difficile davanti al quale si trova chi va a caccia della pace: «Preferiamo la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Del resto tra le stime del Def e quelle di Bankitalia si capisce bene dove possono arrivare i rischi. È un po' come proiettare il film dell'austerity degli anni '70.  Tutti più poveri per due anni, rispetto all’anno scorso, per Bankitalia. Ripresa economica ridotta a un quinto di quella attesa, per il governo. E chissà se è solo questo, con l'inflazione che parte già dal 7%.

Ultimo aggiornamento: 22 Aprile, 12:39 © RIPRODUZIONE RISERVATA