Ucraina, Shiahb Eldin: «Il gas russo serve all'Europa
e le sanzioni sono inefficaci»

Venerdì 13 Maggio 2022 di Nando Santonastaso
Ucraina, Shiahb Eldin: «Il gas russo serve all'Europa e le sanzioni sono inefficaci»

Professor Shiahb Eldin, la guerra Russia-Ucraina sta definendo nuovi equilibri in Europa sulla fornitura del gas e del petrolio provenienti da Mosca. Cosa ne pensa?
«La rapida escalation delle cosiddette operazioni militari speciali in una major guerra totale in Ucraina risponde Adnan Shihab Eldin, kuwaitiano, già segretario generale dell'Opec, l'Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio, docente all'Università di Vienna e tra gli ospiti del meeting di Sorrento Verso Sud - ha portato al protrarsi, come in precedenti guerre simili, dell'uso di ogni risorsa, mezzi e strumenti necessari, comprese le sanzioni economiche e finanziarie, nonché l'interruzione delle relazioni commerciali, anche nel settore energetico, per trovare un mezzo per prevalere nel conflitto. Tuttavia, gli embarghi petroliferi e il trasferimento di partner commerciali sono strumenti inefficaci da soli per vincere le guerre».

Da cosa lo evince, professore?
«Non sono un gioco a somma zero: tutte le parti perdono, anche se non allo stesso modo, come è stato evidente con il fallito embargo petrolifero arabo del 1973 contro gli Stati Uniti e alcuni Paesi europei o con l'uso frequente ma inefficace da parte degli USA delle sanzioni energetiche. Ricordo che prima della guerra, l'Europa e la Russia erano in uno stato di forte interdipendenza energetica che la guerra ha infranto».

Si può ipotizzare una rinuncia totale al gas e al petrolio russi?
«Le importazioni di petrolio dalla Russia si possono in gran parte sostituire con fonti alternative diversificate, anche se non subito. Ma la vera questione di fondo è il grado di dipendenza dal petrolio russo, come si evince dalla riluttanza iniziale della Germania e dall'opposizione di altri Paesi europei alla proposta Ue di porre fine a tutte le importazioni di petrolio russo entro il prossimo anno. È giusto che l'Europa adotti un piano per diversificare le sue importazioni da altre fonti, anche dalla Russia, ma a un livello decisamente inferiore».

E per il gas russo?
«Qui la sostituzione delle importazioni di gas rappresenta invece un atto di bilanciamento molto più difficile per Europa e Russia. Questo perché il gas attualmente viene movimentato principalmente tramite i gasdotti e occorreranno infrastrutture molto costose e almeno due anni di realizzazione per modificare la rete. Io penso, perciò, che una volta fermata la guerra, si affievolirà la spinta per la sostituzione di tutte le importazioni di gas dalla Russia: il gas è considerato una risorsa importante per la transizione energetica europea».

Ma proprio la transizione energetica non rischia di essere frenata da quanto sta accadendo?
«A mio giudizio l'obiettivo della riduzione entro il 2050 dell'inquinamento del pianeta con la rinuncia ai combustibili fossili sarà molto difficile da raggiungere. Una quantità considerevole nell'uso di tali fonti energetiche persisterà. Parliamo del resto di percorsi estremamente impegnativi e molto costosi, che richiedono enormi aumenti degli investimenti energetici annui totali, stimati in cinque trilioni di dollari USA entro il 2030. Per questo la maggior parte degli esperti di energia ritiene che tali percorsi entro il 2050 non siano realistici. Servirebbe una forte cooperazione internazionale con il trasferimento di ingenti fondi e investimenti ai Paesi in via di sviluppo. Ma è incerto se gli elettori delle economie avanzate sosterrebbero questi trasferimenti. Più realistico pensare al massimo utilizzo dell'energia prodotta da fonti rinnovabili e agli investimenti sul nucleare, limitando progressivamente l'uso dei combustibili fossili solo a quelli che sono stati decarbonizzati utilizzando la tecnologia matura di cattura e stoccaggio del carbonio».

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aMa l'uso massiccio delle fonti di energia rinnovabile minerà la leadership globale dei paesi produttori di petrolio: come reagiranno?
«Gli scenari di transizione energetica più plausibili prevedono fonti di energia a basse emissioni di carbonio, compresi i combustibili fossili nucleari e decarbonizzati, sotto forma di idrogeno blu, fianco a fianco con le rinnovabili in espansione. Molti importanti esportatori di petrolio e gas mirano perciò a mantenere la leadership energetica spostando rapidamente la loro strategia per diventare esportatori di combustibili fossili a bassa intensità di carbonio, ad esempio l'idrogeno blu. Probabilmente il rapido tasso di espansione delle rinnovabili, anche in Europa, continuerà ad espandersi molto rapidamente ma i costi di trasformazione in energia elettrica possono essere affrontati solo dai governi europei e dei Paesi Ocse, non dalla maggior parte delle economie in via di sviluppo anche con i trasferimenti e gli investimenti promessi».

Quale ruolo dovrebbe svolgere allora l'Europa sul piano geopolitico senza rinunciare ai suoi valori fondamentali?
«L'Europa dovrebbe continuare ad assumere la leadership di un approccio più razionale e informato sulla scienza per affrontare le sfide e le crisi mondiali, come il cambiamento climatico, la transizione energetica e la sicurezza. In particolare, sul clima, dovrebbe mantenere una mentalità aperta per investire nello sviluppo e nella diffusione di tutte le tecnologie a basse emissioni di carbonio, compresi i combustibili fossili nucleari e decarbonizzati. E deve guardare al Sud del Mediterraneo come parte di un approccio strategico per diversificare le sue forniture di carburante. Ci sono opportunità ampie e reciprocamente vantaggiose per lavorare con i paesi del Nord Africa, come Egitto, Libia e Algeria per sostituire parte delle forniture di gas dalla Russia. Ci vorrà tempo per la negoziazione e la realizzazione delle infrastrutture ma il momento per iniziare è adesso. Da questi Paesi l'Europa può importare grandi quantità di idrogeno verde e possibilmente di elettricità pulita».
 

Ultimo aggiornamento: 17:17 © RIPRODUZIONE RISERVATA