Pacifico, sale la tensione Giappone-Cina per le isole Senkaku: schierati sempre più mezzi militari Mappa

Giovedì 16 Settembre 2021 di Francesco Padoa
Pacifico, sale la tensione Giappone-Cina per le isole Senkaku: schierati sempre più mezzi militari Mappa

La tensione sale di nuovo. Ciclicamente si riaccende la disputa tra Cina e Giappone per le isole a sud ovest dell'arcipelago, conosciute col nome di Senkaku a Tokyo e Diaoyu a Pechino, rivendicate da entrambi i Paesi. E a causa delle isole contese si mobilizzano le forze militari, le navi da guerra prendono il largo, gli aerei decollano e le motovedette della Guardia costiera di entrambi i Paesi vigilano quotidianamente. E inevitabilmente quello scacchiere dell'oceano Pacifico si surriscalda.

Senkaku, le isole contese

 

In un'intervista alla Cnn, il ministro della Difesa giapponese, Nobuo Kishi, ha affermato che Tokyo è pronta a difendere i territori, giustificando il massiccio dispiegamento di navi da pattugliamento, per controbilanciare la sempre più minacciosa presenza cinese. A pochi mesi dalle elezioni di autunno in Giappone, Kishi si allinea così alla retorica anti-cinese messa in campo da tutti e quattro i candidati alle primarie, che decideranno il presidente del partito conservatore e con ogni probabilità il nuovo premier del Sol Levante. «Contro le azioni della Cina nelle Isole Senkaku, e in generale nel Mar Cinese Orientale, dobbiamo dimostrare di essere capaci di difendere in modo risoluto il territorio, con un maggior numero di navi di quelle messe a disposizione da Pechino», ha detto Kishi.

 

 

ISOLOTTI DISABITATI

Le tensioni per il gruppo di cinque isolotti disabitati, che distano 1.900 chilometri dal Giappone e meno di un terzo da Shanghai, proseguono da anni, e il dibattito sulla loro sovranità si protrae da diversi secoli. Kishi ha inoltre sottolineato l'importanza del mantenimento della pace e della stabilità nello Stretto di Taiwan, dove transita circa il 90% del fabbisogno di energia del Giappone. «Quello che potrebbe accadere a Taiwan - ha continuato il ministro, alludendo alle tensioni dell'isola con la Cina - diventerebbe un problema per noi, e in quel caso dovremmo prendere provvedimenti». Il Giappone sta tracciando una linea rossa attorno alle isole rivendicate anche dalla Cina, respingendo l'atteggiamento militare sempre più aggressivo di Pechino e preparando il terreno per una potenziale resa dei conti tra le due maggiori potenze della regione. Kishi ha affermato che le isole Senkaku sono indiscutibilmente territorio giapponese e vanno difese come tali, con Tokyo che è pronta a rispondere a qualsiasi minaccia cinese. Il Giappone ha ampliato le sue forze di autodifesa, aggiungendo aerei da combattimento F-35 all'avanguardia e convertendo le navi da guerra in portaerei per trasportare i caccia e avvicinarli all'area contesa. Il Paese del Sol Levante sta anche costruendo nuovi cacciatorpedinieri, sottomarini e missili, anche se, fanno notare fonti interne, la spesa militare è nulla rispetto all'aumento di quella cinese.

 

 

PUGNO DURO DELLA CINA

 

 

La Cina, appunto. Quando le tensioni per le isole sono aumentate nel 2012, si è scatenata un'ondata di nazionalismo estremo in Cina. Proteste pubbliche sono scoppiate in dozzine di città, con le auto di marca giapponese distrutte, negozi e ristoranti giapponesi vandalizzati e detriti lanciati contro l'ambasciata giapponese a Pechino. A livello governativo, anche la Cina è dura nel rivendicare la catena di isole. «L'isola di Diaoyu (come le chiamano in Cina) e le sue isole affiliate sono parte integrante del territorio cinese ed è nostro diritto intrinseco svolgere pattugliamenti e attività di contrasto in queste acque», ha affermato il ministero degli Esteri cinese in una dichiarazione lo scorso anno. Pechino sostiene le sue rivendicazioni nella regione con le navi e ha  stabilito nuove leggi che conferiscono poteri estesi alla Guardia costiera. Secondo le autorità giapponesi, le navi della Guardia costiera cinese si sono avventurate nelle acque territoriali giapponesi, o entro 12 miglia nautiche dalla terra giapponese, per un totale di 88 volte tra il 1 gennaio e la fine di agosto. Mentre nella zona contigua, acque tra le isole ma non entro le 12 miglia dalla costa, ci sono state 851 incursioni cinesi. Secondo gli esperti la strategia della Cina è quella di far intervenire più navi possibili, per una dimnostrazione di forza, anche numerica, nei confronti del Giappone. Insomma, chi più navi ha più ne metta, si può sintetizzare così la strategia dei due Paesi, e ciò apre scenari davvero preoccupanti. Basta un niente, una minima scintilla, per trasformare una prova di forza in un vero conflitto.

ANCHE TAIWAN NEL MIRINO

Ma la contesa, per ora limitata alle isole Senkaku o Diaoyu, a seconda se si parli giapponese o cinese, potrebbe estendersi pericolosamente e in modo incontrollato. Infatti quelle isole non sono lontane a un altro possibile punto critico nel rapporto Giappone-Cina: Taiwan. L'isola più a occidente del Giappone si trova alla fine di una serie di possedimenti giapponesi paralleli alla costa cinese e che si estendono a sud per circa 1.125 chilometri dall'isola principale di Kyushu, attraverso il centro militare di Okinawa e l'isola turistica di Ishigaki, fino al piccola isola di Yonaguni. Con le sue 11 miglia quadrate di roccia e una popolazione di meno di 2.000 persone, Yonaguni si trova a sole 68 miglia (110 chilometri) da Taiwan, l'isola governata democraticamente su cui Pechino rivendica la sovranità. Taiwan e la Cina continentale sono state governate separatamente dalla fine di una guerra civile più di settant'anni fa. Tuttavia, Pechino continua a vedere Taiwan come una parte inseparabile del suo territorio anche se il Partito Comunista Cinese non l'ha mai governata. La Cina ha quindi intensificato la sua pressione militare su Taiwan: a giugno ha inviato oltre due dozzine di aerei da guerra vicino all'isola, spingendo Taiwan ad allertare le sue difese aeree. Il leader cinese Xi Jinping afferma che Taiwan deve essere portata sotto il controllo di Pechino e non ha escluso l'uso della forza per far sì che ciò accada.


LE FONTI ENERGETICHE GIAPPONESI

E questo, ha dichiarato il ministro della Difesa giapponese, tiene Tokyo in uno stato di costante vigilanza. Quando Tokyo ha pubblicato a luglio il suo white paper annuale sulla Difesa, conteneva parole dure riguardo a Taiwan, affermando che «stabilizzare l'area che circonda Taiwan è importante per la sicurezza del Giappone». «Ciò che sta accadendo a Taiwan è direttamente collegato al Giappone», ha detto Kishi, osservando che l'isola si trova a cavallo dell'«ancora di salvezza energetica» del suo paese. «Il novanta per cento dell'energia utilizzata dal Giappone viene importata attraverso le aree intorno a Taiwan. Quello che potrebbe accadere a Taiwan potrebbe essere un problema per il Giappone, e in tal caso, il Giappone dovrà pensare e preparare la necessaria risposta, anche se la tensione dovrebbe essere mitigata attraverso il dialogo, non con la violenza. Ma Tokyo non sta solo usando le parole per sostenere le sue affermazioni. Sta anche rafforzando le sue difese militari, piazzando missili e truppe su Yonaguni e progettando di fare lo stesso sulla vicina Ishigaki nel prossimo futuro.


GLI ALLEATI

Tokyo ha un alleato chiave dalla sua parte, gli Stati Uniti. Tokyo e Washington condividono un trattato di mutua difesa, il che significa che gli Stati Uniti sono obbligati a difendere il territorio giapponese. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha riaffermato tale impegno per la sicurezza poco dopo il suo insediamento a gennaio, con una dichiarazione della Casa Bianca che menzionava specificamente le isole di Senkaku. «Continueremo a condurre formazione bilaterale con gli Stati Uniti e formazione multilaterale con altri partner per rafforzare la nostra posizione e contribuire alla pace e alla stabilità di questa regione», ha affermato, osservando che sono state svolte o programmate esercitazioni navali con partner tra cui la Francia, il Regno Unito e la Germania. Mentre allinea i partner, il Giappone sta anche migliorando il proprio arsenale, compreso lo sviluppo e l'acquisizione di sistemi di armi che possono colpire aree ben oltre il territorio giapponese. Senza dire quali aree potrebbero prendere di mira quei sistemi a lungo raggio, il ministro della Difesa giapponese ha affermato che è importante per l'esercito del paese avere l'attrezzatura giusta per difenderlo da qualsiasi minaccia.

Ultimo aggiornamento: 18:08 © RIPRODUZIONE RISERVATA