Guaidó e il piano top secret di Trump: un fiume di dollari (in contanti) per liberare il Venezuela

Venerdì 3 Maggio 2019 di Luca Marfé

Finanziare Juan Guaidó per evitare altri scontri o peggio ancora una guerra, non necessariamente civile.
Un piano discutibile, ma potenzialmente efficace quello escogitato dall’amministrazione Trump che, proprio in queste ore, sta cercando di inondare il Venezuela con un fiume di dollari in contanti.

Lo scopo è chiaro: mettere nelle tasche del leader dell’opposizione le risorse necessarie per pagare militari e funzionari, così da dimostrare che il suo governo, alternativo a quello di Nicolás Maduro, sia effettivamente operativo.

Che dei nuovi vertici, insomma, ci si possa e ci si debba fidare, a scapito di un dittatore che resiste ad ogni costo, ma che non convince affatto. Specie quel popolo che ha ridotto alla fame, alla miseria e persino alla morte. Un popolo che, tuttavia, da solo non può bastare.

L’insurrezione c’è stata, infatti, ma non è stata sufficiente. E soprattutto non ha attecchito negli ambienti che alle latitudini latinoamericane sono in grado di fare la differenza: quelli dei ministeri pubblici e quelli delle forze armate.

È dunque lì che gli americani vogliono arrivare.

Prima, però, devono trovare fisicamente il modo per introdurre nel Paese una folle quantità di denaro.
Quasi impossibile via cielo, a causa di un sistema di difesa aerea venezuelano tutt’altro che di ultimissima generazione, ma comunque in grado di intercettare movimenti sospetti. E così, con l’opzione mare ritenuta troppo rischiosa per ragioni logistiche assai più banali, resta la sola carta via terra. In particolare, attraverso i vicini (e complici) colombiani che pare garantirebbero una sponda a Washington.

Un confine storicamente blindato nonché rafforzato proprio di recente, in occasione delle scintille attorno agli aiuti umanitari bloccati e incendiati da Maduro e dai suoi.
Eppure permeabile.

È da lì che la Casa Bianca prova a tendere una mano ai venezuelani assetati di cambiamento e di libertà dopo vent’anni di malgoverno.

In chiave di banche e di asset finanziari è già stato fatto molto. Ora è tempo di provare con le banconote, quelle vere, per mezzo dell’autoproclamato presidente Guaidó e addirittura strada per strada, persona per persona.

Un evidente tentativo di ingerenza, è ovvio.
Con gli altri grandi del mondo, in primis la Russia, che non se ne staranno di certo alla finestra a guardare.

Indispensabile, però, per salvare ciò che resta della patria di Bolívar.

Ultimo aggiornamento: 20:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA