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Guerra Ucraina-Russia, segnali di pace. I russi: ci ritiriamo da Kiev. Ma Usa e Ue non si fidano

Martedì 29 Marzo 2022
Ucraina, la diretta. Biden insiste: «Putin è un dittatore». La Russia: «Non vogliamo usare armi nucleari». Oggi vertice in Turchia tra lo Zar e Macron

L’Ucraina s’impegna a non aderire alla Nato, mantenendo uno status di neutralità, ma non rinuncia all’adesione all’Unione europea. In cambio chiede un meccanismo di difesa internazionale, con un gruppo di Paesi garanti pronti a intervenire in caso di aggressione. Apre a una trattativa sul futuro di Donbass e Crimea, che potrà durare anche 15 anni. La Russia ferma l’offensiva a Kiev e il suo capo delegazione al tavolo delle trattative di Istanbul, Vladimir Medisnky, dice: «Mosca ha fatto passi da giganti verso la pace e si aspetta un progresso reciproco dell’Ucraina».

Il ministro degli Esteri della Turchia, paese mediatore, Mevlut Cavusoglu, si sbilancia, al termine del nuovo incontro tra le delegazioni: «È stato raggiunto il più significativo progresso dei negoziati». Per la prima volta, da quando è iniziata l’invasione russa, risuona la parola “pace”. Ma restano alcuni dolorosi punti fermi: non c’è il cessate il fuoco, si continua a combattere e morire. Zelensky su Telegram frena: «Segnali positivi dai negoziati, ma non vediamo alcun motivo per fidarci. E le truppe russe devono lasciare i territori occupati. La sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina vanno garantite». Dall’Occidente fronte compatto di sfiducia nei confronti dell’atteggiamento russo. Gli Usa: i russi non si stanno ritirando da Kiev, è un ridispiegamento per attaccare altre aree con brutalità. «La minaccia alla Capitale non è finita» ha detto il portavoce del Pentagono, John Kirby.


REAZIONI
Nel tardo pomeriggio di ieri il presidente americano Joe Biden ha parlato, in videochiamata, con i leader europei (il premier italiano Draghi, il presidente francese Macron, il primo ministro britannico Johnson e il cancelliere tedesco Scholz). Gli Usa fanno trapelare: non ci fidiamo dei russi. Il segretario di Stato americano Antony Blinken: non si vedono segni di «reale serietà». «Un conto è quello che dice la Russia e un conto quello che fa». Simili le frasi di Boris Johnson: «Dobbiamo giudicare il regime di Putin dalle sue azioni, non dalle sue parole». E ha aggiunto: con Biden, Draghi, Macron e Scholz c’è accordo «sulla necessità di continuare a sostenere il popolo ucraino nella sua lotta contro la barbarie russa. Putin sta rigirando il coltello nella ferita aperta dell’Ucraina».


Più prudente la posizione lasciata trapelare dall’Unione europea: «Trattiamo le negoziazioni di pace a Istanbul con una certa cautela. La priorità è che si arrivi a un cessate il fuoco duraturo». Palazzo Chigi: Draghi, nella videocall con gli altri premier, ha condiviso la necessità di sostenere i negoziati perché si arrivi al cessate il fuoco e si garantiscano corridoi umanitari. Ecco, questo è uno dei punti più dolorosi su cui non ci sono progressi. Macron ieri sera ha parlato al telefono con Putin, gli ha chiesto, anche a nome degli altri leader occidentali, di consentire un’azione umanitaria a Mariupol.

Il leader russo ha replicato: «Prima i combattenti nazionalisti ucraini devono smettere di resistere e deporre le armi». Come dire: se si arrendono, allora consento di salvare i civili, non esattamente una generosa concessione. Al contempo continuano le tensioni diplomatiche tra Europa e Mosca: il Belgio ha espulso 21 diplomatici russi con l’accusa di spionaggio e minacce alla sicurezza nazionale, lo stesso ha fatto l’Olanda per altri 17. A sua volta la Russia ha cacciato 10 diplomatici dei Paesi baltici in risposta a un’analoga decisione di Lettonia, Estonia e Lituania. E allora bisogna tornare a Istanbul, a Palazzo Dolmabache, dove ieri mattina sono tornate a riunirsi le due delegazioni. C’era anche Roman Abramovich, oligarca russo con un ruolo di mediatore accettato anche da Zelensky. Proprio nel giorno precedente erano trapelate notizie su un suo avvelenamento, che aveva interessato anche due ucraini e che aveva causato un breve ricovero in ospedale.


Con le delegazioni una di fronte all’altra, nei due lati del tavolo, i lavori sono stati introdotti dal presidente turco, Recep Tayyip Erdogan che ha parlato da un leggio posto esattamente a metà: «È nell’interesse di tutti arrivare a un cessate il fuoco e alla pace il prima possibile. Siamo entrati in un periodo nel quale è necessario ottenere risultati concreti dai negoziati. Un conflitto prolungato non è nell’interesse di nessuno, con una pace giusta non ci saranno perdenti». Gli ucraini hanno pronte una serie di proposte elencate dal consigliere di Zelensky, Mykhailo Podolyak: l’Ucraina chiede garanzie sulla sicurezza, seguendo il modello di quelle previste dall’articolo 5 del Trattato della Nato. Kiev indica una serie di Stati garanti (Usa, Regno Unito, Turchia, Francia, Germania, Cina, Israele, Canada e Italia) «legalmente e attivamente coinvolti nel proteggere l’Ucraina da qualsiasi aggressione». Dovrebbero intervenire entro tre giorni in caso di minaccia, anche con una no-fly zone (quella invocata con forza, inutilmente, da Zelensky dopo l’invasione russa). Questa intesa dovrà essere ratificata «tramite referendum» in Ucraina e dai «Parlamenti degli Stati garanti».

L’Ucraina in cambio si impegna a mantenere uno status di neutralità (simile a quello di Svezia e Austria), senza entrare nella Nato e senza ospitare basi militari straniere o esercitazioni. Permane la richiesta di adesione all’Unione europea, rispetto alla quale, è emerso, Mosca non si oppone. Per il futuro del Donbass e della Crimea dovrà proseguire un negoziato anche per 15 anni. Ma sull’ipotesi di uno status speciale, da porto franco, per Odessa, la città sul mar Nero si ribella. Al termine, i delegati russi hanno fatto balenare timide aperture, anche se dovranno relazionare a Putin e tutto dipenderà dalla sua reazione, al momento indecifrabile. Medinsky, capo delegazione di Mosca, ha parlato di un «lungo cammino» ancora da percorrere verso la pace. Ci sarà un incontro tra Zelensky e Putin, da tempo richiesto dal leader ucraino? Secondo Medinsky non è ancora il momento: «Abbiamo concordato e suggerito una soluzione: tra i capi di Stato sarà possibile un incontro contemporaneamente alla firma del trattato da parte dei rispettivi ministri degli Esteri. E durante la firma sarà possibile discutere varie sfumature politiche e vari dettagli».

In sintesi: il faccia a faccia Zelensky-Putin avverrà, secondo Mosca, solo quando ci saranno le condizioni per un accordo, tenendo conto che nei prossimi giorni dovrebbe avvenire un confronto tra i ministri degli Esteri Lavrov (russo) e Kuleba (ucraino). Se i negoziati procedono, la guerra però non si ferma. Il viceministro della Difesa russo, Alexander Fomin, che faceva parte della delegazione, ha spiegato: è stato deciso di diminuire l’attività militare in direzione di Kiev e Chernihiv poiché «i colloqui sulla preparazione di un accordo sulla neutralità dell’Ucraina e sul suo status non nucleare, nonché sulla fornitura all’Ucraina di garanzie di sicurezza, stanno passando alla sfera pratica». Come dire: ci allontaniamo da Kiev come segno di buona volontà.


VERSIONI
Ma il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, sembra dare un’altra chiave di lettura: «I principali obiettivi della prima fase di questa operazione sono stati raggiunti. Il potenziale di combattimento delle Forze Armate ucraine è stato notevolmente ridotto, il che ci permette di concentrare l’attenzione e i nostri sforzi principali sull’obiettivo primario, cioè la liberazione del Donbass». Fonti del Pentagono citate dalla Cnn dicono che la realtà non corrisponde a nessuna delle due versioni: i russi arretrano a causa della risposta militare degli ucraini, «riconoscono il fallimento». Ma insistono: non fidiamoci, vogliono colpire ancora Kiev.
 

Guerra in Ucraina, la diretta

Ore 1.18 Russi usano mine antiuomo illegali. Le forze russe che combattono in Ucraina hanno utilizzato mine antiuomo vietate nella regione orientale di Kharkiv: è l'accusa lanciata da Human Rights Watch. «Le mine antiuomo - spiega l'organizzazione - sono state localizzate da tecnici ucraini per l'eliminazione degli ordigni due giorni fa, il 28 marzo 2022. Notoriamente la Russia possiede queste mine che possono uccidere e mutilare indiscriminatamente persone entro un raggio di circa 16 metri. L'Ucraina viceversa non possiede questo tipo di arma». «I Paesi di tutto il mondo dovrebbero condannare con forza l'uso da parte della Russia di mine antiuomo vietate in Ucraina», ha affermato Steve Goose, direttore delle armi di Human Rights Watch. «Queste armi non fanno distinzione tra combattenti e civili e lasciano un'eredità mortale per gli anni a venire». Il Trattato internazionale per la messa al bando delle mine del 1997 vieta totalmente l'uso, la produzione, lo stoccaggio e il trasferimento di mine antiuomo. La Russia non è tra i 164 paesi che hanno aderito al trattato. L'Ucraina ha invece firmato il trattato di divieto il 24 febbraio 1999. Le mine utilizzate dalla Russia sono di nuova concezione. Vengono chiamate POM-3, note anche come 'Medallion'. Sono dotate di un sensore sismico per rilevare una persona in avvicinamento ed emettere una carica esplosiva. La successiva detonazione della carica e i frammenti di metallo che proietta possono causare morte e lesioni entro un raggio di 16 metri.

Ore 00.45 - Bombardamenti su Kiev. La Bbc segnala ancora bombardamenti nel nord-ovest di Kiev, nonostante i russi oggi abbiano annunciato la riduzione delle operazioni militari sul fronte della capitale. I reporter dal terreno riferiscono di esplosioni a circa 20 km dalla capitale, senza essere in grado di chiarire se a sparare siano i russi o gli ucraini. In precedenza anche la Cnn aveva dato conto di pesanti colpi di artiglieria e razzi nell'area di Kiev.

Ore 23.40 - La Nato schiera più uomini. Le forze armate americane dispiegheranno altri aerei e uomini sul fianco est della Nato. Lo ha annunciato il portavoce del Pentagono John Kirby. Una unità di 200 marine verrà dispiegata in Lituania, dopo aver partecipato a manovre in Norvegia. Inoltre 10 aerei caccia F/A-18 Hornet e «alcuni» aerei da trasporto C-130 Hercules con 200 soldati verranno presto inviati dagli Stati Uniti nell'est Europa, ha aggiunto Kirby senza specificare ulteriormente la loro destinazione. Il portavoce ha spiegato che l'obiettivo del Pentagono non è stato stabilito in termini di un determinato numero di uomini da dispiegare sul fianco est, quanto sull'avere le capacità necessarie sul posto, una questione che viene costantemente esaminata con i partner.

Ore 22.30 - «L'Ucraina continuerà il processo di negoziazione nella misura in cui dipende davvero da noi. Contiamo sui risultati. Ci deve essere una vera sicurezza per noi, per il nostro Stato, per la sovranità, per il nostro popolo. Le truppe russe devono lasciare i territori occupati. La sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina devono essere garantite. Non ci possono essere compromessi sulla sovranità e sulla nostra integrità territoriale. Questi sono principi chiari». Lo ha detto in un video su Telegram il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo Ukrinform. «L'Ucraina non intende allentare gli sforzi militari», ha aggiunto.

Ore 21.41 - «I segnali che arrivano dalla piattaforma negoziale possono essere definiti positivi. Naturalmente, vediamo tutti i rischi e non vediamo alcun motivo per fidarci delle parole di alcuni rappresentanti di uno Stato che continua a combattere per la nostra distruzione. Gli ucraini non sono persone ingenue. Gli ucraini hanno già capito, durante questi 34 giorni di invasione e negli ultimi otto anni di guerra nel Donbass, che ci si può fidare solo di un risultato concreto». Così il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram.

Ore 19.45 - «Non leggo niente nelle parole della Russia, aspetto di vedere le azioni». Lo ha detto il presidente americano Joe Biden in una conferenza stampa con il premier di Singapore a proposito delle dichiarazioni di 'de-escalation' da parte di Mosca. «Oggi ho parlato con quattro leader europei e siamo d'accordo nel vedere quello che la Russia ha da offrire, nel frattempo continuiamo con le forti sanzioni e gli aiuti militari all'Ucraina affinché si possa difendere», ha sottolineato.

Ore 19.20 - Se al momento «non ci sono le condizioni» per un'operazione umanitaria a Mariupol, il presidente russo Vladimir Putin ha assicurato oggi ad Emmanuel Macron che «rifletterà» sulla proposta di un'evacuazione di cui il presidente francese si è fatto portavoce e che è presentata da Francia, Turchia e Grecia. Putin «darà poi una risposta» a Macron, ha concluso l'Eliseo.

Ore 19.05 - Linea della fermezza ribadita dai leader di Usa, Regno Unito, Francia, Germania e Italia nel video vertice tenuto oggi sull'Ucraina. Lo riferisce Downing Street precisando che i 5 capi di Stato e di governo si sono impegnati - al di là dei progressi negoziali segnalati oggi fra le parti e degli annunci russi su un parziale ripiegamento delle sue forze - a non ridurre la «propria determinazione» sul fronte del sostegno a Kiev e delle sanzioni contro Mosca fino a quando «l'aggressione russa» non finirà.

Ore 19.00 - «Rimodellare l'architettura» della politica energetica globale per ridurre la dipendenza del mondo dagli idrocarburi russi. È l'impegno ribadito dai leader di Usa, Italia, Germania, Francia e Regno Unito, secondo il resoconto di Downing Street di un video vertice svoltosi oggi per ribadire il sostegno degli alleati occidentali all'Ucraina di fronte «all'aggressione» di Mosca. Nella nota di Londra si evidenzia che Boris Johnson ha detto ai colleghi che «Vladimir Putin sta continuando a rigirare il coltello nelle ferite aperte dell'Ucraina per indurre Kiev e i suoi alleati a capitolare». E li ha invitati a tenere alta la guardia.

Ore 18.55 - I «nazionalisti» ucraini devono deporre le armi a Mariupol. Lo ha detto Vladimir Putin ad Emmanuel Macron nel colloquio telefonico sulla guerra in Ucraina. Lo riferisce il Cremlino.

Ore 17.36 - «Sono state distrutte 773 istituzioni educative, come scuole, università e asili. Decine di ospedali, chiese, perfino memoriali per le vittime dell'Olocausto sono diventati degli obiettivi. L'obiettivo delle truppe russe in questa guerra è di distruggere completamente qualsiasi base per la normale vita del popolo ucraino. Gli occupanti si stanno deliberatamente accertando che non resti nulla dell'Ucraina, solo rovine e rifugiati». Lo ha detto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky nel suo intervento al Parlamento danese, aggiungendo che «più di 10 milioni di ucraini sono già fuggiti dalle loro case a causa delle ostilità, almeno 4 milioni di persone hanno lasciato il nostro Paese, per lo più donne e bambini. E Le storie di queste persone sono piene di orrore».

Ore 17.35 - Le compagnie del gas hanno ripreso oggi nella regione di Kiev, in uno degli insediamenti liberati dagli occupanti, le forniture di gas a quasi 5mila utenti.

Ore 17.01 - L'esercito russo ha lanciato poco fa un attacco missilistico sull'aeroporto di Starokostiantyniv, nella regione di Khmelnytsky, distruggendo carburante e lubrificanti. Lo ha reso noto il sindaco Melnychuk, aggiungendo che non ci sono feriti.

Ore 17.02 - «Trattiamo le negoziazioni di pace a Istanbul con una certa cautela. La priorità, in questo momento, è che si arrivi a un cessate il fuoco duraturo sul campo, rispettato dalla Russia. Poi si vedrà se tutte le richieste hanno senso dal punto di vista politico». Lo precisa un alto funzionario Ue all'ANSA.

Ore 17.00 - Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato di non aver visto segni di «reale serietà» da parte della Russia nei colloqui con l'Ucraina. «Un conto è quello che dice la Russia e un conto quello che fa. Siamo concentrati su quest'ultimo», ha detto Blinken in una conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri marocchino Nasser Bourita.

Ore 16.20 - Il Belgio ha deciso l'espulsione di 21 diplomatici russi per le loro implicazioni in operazioni di spionaggio che hanno minacciato la sicurezza nazionale. Lo ha annunciato la ministra degli Esteri di Bruxelles, Sophie Wilmès, citata da Le Soir, precisando che dovranno lasciare il Paese entro due settimane. I diplomatici sono accreditati presso l'ambasciata di Mosca a Bruxelles e il consolato generale ad Anversa. La decisione, si aggiunge, è stata presa in coordinamento con i Paesi Bassi, che hanno espulso a loro volta 17 diplomatici russi. 

Ore 15.20 - Gli Stati Uniti confermano che sono in corso movimenti delle forze russe, uno spostamento strategico importante coerente con l'annunio di una «drastica riduzione delle ostilità» lungo le direttrici di Kiev e Chernohiv, da parte del ministero della Difesa a Mosca. Non aggiustamenti a breve termine per raggruppare le forze ma uno spostamento di lungo termine che riconosce il fallimento di avanzare a nord, si precisa. La Russia ha iniziato a ritirare alcune unità, fra cui i gruppi tattici di battaglione (Btg) dai dintorni della capitale e si stanno ritirando, da alcune zone a nord per concentrarsi sui territori controllati a sud e a est, spiegano due fonti del Pentagono citate da Cnn. Gli Stati Uniti prevedono che la Russia potrebbe coprire la ritirata con bombardamenti aerei e di artiglieria della capitale.

Ore 15.09 - C'è anche l'Italia tra i Paesi garanti indicati dall'Ucraina per la propria sicurezza. Lo ha evidenziato il capo della delegazione ucraina a Istanbul, David Arakhmia, citando anche Regno Unito, Cina, Polonia, Stati Uniti, Francia, Turchia, Germania, Canada e Israele.

Ore 15.06 - I Paesi garanti dovranno fornirci assistenza militare, forze armate, armamenti, cieli chiusi: tutto ciò di cui abbiamo tanto bisogno ora e che non possiamo ottenere. Lo ha detto David Arakhamia, uno dei negoziatori ucraini dopo i colloqui a Istanbul citato da Ukrainska Pravda.

Ore 15.02 - «Oggi è stato raggiunto il più significativo progresso nei negoziati in corso tra Russia e Ucraina». Lo ha detto il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, come riporta la tv di Stato Trt, aggiungendo che è atteso in futuro un nuovo incontro tra i ministri degli Esteri di Ucraina e Russia Dmytro Kuleba e Serghei Lavrov, senza specificare una data. Cavusoglu, durante una conferenza stampa al termine dei colloqui, ha parlato di «riconciliazione» tra le parti dopo l'incontro di oggi. «Continueremo il nostro impegno per arrivare a un cessate il fuoco e a una pace permanente», ha affermato il ministro turco.

Ore 15.00 - L'Ucraina propone alla Russia trattative separate sullo status della Crimea e del porto di Sebastopoli che dovranno concludersi entro 15 anni. Lo ha detto il capo negoziatore ucraino Mikhailo Podolyak, citato dall'agenzia Unian. Per quanto riguarda il Donbass, Kiev propone che il suo status venga discusso in un incontro diretto tra i presidenti Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky. Il porto di Sebastopoli, quartier generale della flotta russa del Mar Nero, era sotto il controllo di Mosca anche prima dell'annessione della Crimea, grazie ad un contratto d'affitto con Kiev.

a possibile», ha aggiunto il sindaco, precisando che a Irpin ci sono ancora al massimo 4mila abitanti.

 

Ultimo aggiornamento: 30 Marzo, 08:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA