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Russi avanti nel Donbass: poche armi
dall'Occidente, ucraini in difficoltà

Sabato 18 Giugno 2022 di Gianandrea Gaiani
Russi avanti nel Donbass: poche armi dall'Occidente, ucraini in difficoltà

La battaglia di Severodonetsk è quasi conclusa e le forze filo-russe della Repubblica popolare di Donetsk hanno annunciato che i militari ucraini barricatisi nello stabilimento chimico Azot, ultima loro roccaforte ai margini della città, hanno iniziato ad arrendersi.

La distruzione dell'ultimo ponte sul fiume Seversky Donets, che avrebbe potuto consentire una ritirata verso Lisichansk, aveva di fatto condannato quest'ultima guarnigione a fare la stessa fine dei loro commilitoni asserragliati nell'acciaieria di Mariupol.

Anche i servizi segreti britannici, che emettono un bollettino quotidiano sull'andamento delle operazioni belliche, riferiscono che i russi continuano a guadagnare terreno nel Donbass e cercano di chiudere la sacca di Severodonetsk da sud per circondare oltre 10mila militari ucraini.

Un'operazione che punta a evitare di combattere metro per metro anche nel settore di Lisichansk (colpita ieri da un raid aereo russo) costringendo alla resa le truppe di Kiev che in quel settore faticano anche a ricevere rifornimenti da Kramatorsk poiché le strade sono occupate dai russi o sotto il tiro della loro artiglieria.

Una vittoria russa consentirebbe anche di far cessare i bombardamenti che gli ucraini effettuano per rappresaglia contro la città di Donetsk, capitale dei secessionisti ucraini che contava oltre un milione di abitanti prima della guerra, bersagliata grazie anche alle artiglierie da 155 millimetri fornite dagli alleati della NATO.

L'esame della mappa militare del Donbass evidenzia che l'avanzata russa procede anche più a ovest ed è giunta a pochi chilometri da Slovyansk: anche in questo settore i russi potrebbero puntare a circondare il grosso delle forze di Kiev, almeno 40 mila militari, avanzando da nord e da sud per ricongiungere le due morse della manovra a tenaglia a ovest di Kramatorsk.

In vista di questa possibile vittoria i russi avrebbero allestito, secondo fonti diplomatiche ucraine, 20 campi di prigionia nei territori del Donbass sotto il loro controllo.

Un successo completo nel Donbass respingerebbe gli ucraini verso l'ultima di difesa a est del fiume Dnepr, tra Poltava, Dnipro e Zaporizhzhia e permetterebbe ai russi di raggiungere l'obiettivo militare primario di completare la liberazione dei territori amministrativi delle province di Donetsk e Luhansk che Mosca riconosce come repubbliche.

I russi sono riusciti ad avanzare negli ultimi giorni anche più a nord, nel settore di Kharkiv, area da cui nelle scorse settimane si erano ritirati e dove ieri avrebbero distrutto il comando di un reparto del reggimento Azov. Nel settore di Kherson, regione a nord della Crimea che potrebbe venire annessa alla Russia con un referendum, le truppe di Mosca hanno costituito una triplice linea difensiva per fronteggiare i contrattacchi ucraini.
Nonostante l'afflusso di rinforzi dalla Crimea, sul fronte meridionale i russi (che secondo Kiev hanno subito perdite significative) sembrano voler far credere di essersi posti sulla difensiva attendendo l'esito della battaglia del Donbass prima di assumere nuove iniziative.

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Kiev deve quindi accontentarsi di annunciare di aver guadagnato terreno su questo fronte (dove tra Kherson e Mikolayv in quattro mesi entrambi i contendenti sono stati protagonisti di avanzate e ritirate) e di vantare l'affondamento della nave russa Vasilij Bekh ad opera di un missile antinave Harpoon, recentemente forniti agli ucraini da danesi e statunitensi.
Un obiettivo a dire il vero non troppo rilevante per un così potente e sofisticato missile antinave: il Vasilij Bekh era un rimorchiatore utilizzato per trasportare rifornimenti e munizioni sull'Isola dei Serpenti, scoglio dal valore strategico che i russi hanno occupato a fine febbraio e da cui tengono sotto tiro i movimenti aerei e navali nel Mar Nero occidentale.

Il rinnovato invio di aiuti militari occidentali non sembra in grado di rovesciare le sorti della guerra né di bilanciare la superiorità di mezzi e capacità dei russi. Gli ucraini del resto vengono addestrati sommariamente all'impiego di armi pesanti standard NATO, che non hanno mai utilizzato, che invece per essere impiegate al meglio dovrebbero essere affidate a personale esperto.

La gran parte dei militari di Kiev sono invece reclute arruolate recentemente, elemento che contribuisce anche alle altissime perdite ammesse da fonti ufficiali ucraine, tra 500 e mille tra morti e feriti al giorno. Finora gli Usa hanno addestrato in fretta e furia appena 400 soldati ucraini a impiegare gli obici M777 e 60 a utilizzare i lanciarazzi multipli Himars.
Molti equipaggiamenti vengono distrutti dai russi nei depositi appena affluiscono in territorio ucraino a conferma che Mosca dispone di una valida rete di informatori in Ucraina. Altri vengono distrutti in prima linea o cadono nelle mani dei russi come mostrano numerose immagini.

A Kiev c'è attesa per l'arrivo al fronte dei lanciarazzi multipli MLRS e Himars forniti da statunitensi, britannici e tedeschi ma si tratta in tutto di 10 veicoli lanciatori. Pochi rispetto alle grandi quantità di cui gli ucraini dicono di avere bisogno per respingere i russi.

Ultimo aggiornamento: 19 Giugno, 08:53 © RIPRODUZIONE RISERVATA