Influenza aviaria, scatta l'allarme in Europa e Asia: dalla Francia al Giappone cosa sta succedendo

Martedì 16 Novembre 2021 di Raffaele Alliegro
Influenza aviaria, scatta l'allarme in Europa e Asia: dalla Francia al Giappone cosa sta succedendo

Torna l'allarme influenza aviaria in Europa e in Asia a causa di alcuni focolai che sono stati registrati nelle ultime settimane. Un allarme che non risparmia l'Italia dove pochi giorni fa, a Ostia, è stata disposta un'area di protezione con raggio di tre chilometri e una di sorveglianza per dieci chilometri nella zona di un allevamento avicolo. Ma altri casi sono stati segnalati in Francia e in Norvegia, in Giappone e in Corea del Sud.

Influenza aviaria, la fotografia in Europa e in Asia

 

Un dettagliato punto della situazione è stato fatto dalla Cnn e dalla Reuters. I casi riportati sono stati segnalati all'Organizzazione mondiale della sanità animale (Oie) e indicano, secondo la Cnn, «che il virus si sta di nuovo diffondendo rapidamente». La Cina «ha segnalato finora 21 infezioni umane con il sottotipo H5n6 dell'influenza aviaria quest'anno». In Corea del Sud è stato scoperto «un focolaio in un allevamento di circa 770.000 polli a Chungcheongbuk-do. Tutti gli animali sono stati macellati». In Giappone un focolaio è stato registrato «in un allevamento di pollame nel nord-est del Paese».

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In Europa l'allerta è scattata in Norvegia con «un focolaio di influenza aviaria H5n1, nella regione di Rogaland, in uno stormo di 7.000 uccelli». I casi si verificano infatti generalmente in autunno e la loro diffusione è a volte provocata dagli uccelli selvatici migratori. Ma anche il governo belga è intervenuto, riporta la Cnn, «ordinando di tenere il pollame al chiuso a partire da lunedì, dopo che una variante dell'influenza aviaria è stata identificata in un'oca selvatica vicino ad Anversa». Gli allevatori francesi, infine, dovranno istituire un “lockdown” per il pollame e i volatili perché il rischio per questi animali di contrarre l'influenza aviaria è «elevato». Lo si legge in un'ordinanza che parla di «moltiplicazione dei casi nei paesi vicini».

 

L'aumento del livello di rischio implica che tutti gli allevamenti dovranno rinchiudere i volatili per evitare contatti con gli uccelli migratori, potenzialmente portatori del virus dell'influenza aviaria. Il governo spera di evitare che si ripeta il fenomeno dell'inverno scorso, quando la Francia contò circa 500 punti di contaminazione negli allevamenti, soprattutto nel sud-ovest del Paese. La crisi portò alla fine all'abbattimento di 3,5 milioni di animali, soprattutto anatre.

Ma cosa è l'influenza aviaria? E come si trasmette? La presenza nei polli del virus H5n1, secondo l'Istituto superiore di sanità, provoca due rischi per l'uomo. «Il primo è il rischio di infezione diretta, se il virus passa dal pollo all’uomo. In qualche rara occasione, infatti, i virus dell’influenza aviaria sono riusciti a infettare uomini che però erano stati esposti ad elevate quantità di virus». Il secondo «è che il virus, in condizioni adeguate, possa mutare in un virus nuovo che abbia la capacità di trasmettersi con facilità da persona a persona. Per diventare veramente pericolosi per la popolazione umana questi virus devono acquisire la capacità di trasmettersi facilmente da uomo a uomo, ossia effettuare il cosiddetto “salto di specie” che finora non si è verificato». Il virus, del resto, non si trasmette così facilmente dai volatili agli esseri umani. La trasmissione dai polli all’uomo «richiede un contatto molto stretto, le principali modalità di infezione sono il contatto diretto con pollame infetto o con superfici e oggetti contaminati dalle feci del pollame».

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Una rassicurazione arriva anche dal virologo Fabrizio Pregliasco, docente della Statale di Milano: «Non c'è alcun pericolo per la trasmissione interumana» dell'influenza aviaria. E Guido Grilli, docente alla facoltà di Veterinaria dell'università degli Studi di Milano aggiunge: «Non abbiamo mai avuto finora casi umani di influenza aviaria in Italia, per fortuna». Ci sono stati piccoli focolai in particolare nel Sudest asiatico, «ma non da noi».

 

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