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Iran, condannato a morte il ricercatore di Novara detenuto dal 2016: ondata di proteste nel mondo

Martedì 10 Maggio 2022
Iran, condannato a morte il ricercatore di Novara detenuto dal 2016: ondata di proteste nel mondo

L'annuncio è stato accolto con una ondata di sdegno e una mobilitazione internazionale. Dopo oltre 2180 giorni di detenzione, le autorità iraniane hanno annunciato che intendono eseguire entro il 21 maggio la condanna a morte di Ahmadreza Djalali, ricercatore esperto di Medicina dei disastri.

Il ricercatore che ha un passaporto iraniano e uno svedese, e ha lavorato anche in Italia presso l’Università del Piemonte Orientale, è stato arrestato nel 2016 dai servizi segreti iraniani mentre si trovava in Iran per partecipare a una serie di seminari nelle università di Teheran e Shiraz.

Per due volte le autorità gli hanno ricusato un avvocato di sua scelta. Inoltre, ha informato Amnesty Internationational, sono state fatte forti pressioni su di lui affinché firmasse una dichiarazione in cui «confessava» di essere una spia per conto di un «governo ostile». Quando ha rifiutato di firmare, è stato minacciato di essere accusato di reati più gravi. Nel 2017 è stato condannato in via definitiva a morte con l’accusa di “spionaggio” in favore di Israele. L’esecuzione è stata più volte annunciata e poi sospesa a seguito delle pressioni internazionali.

Da novembre 2020, Djalali non può comunicare con la moglie e i due loro figli, che vivono in Svezia. Le uniche informazioni sul suo conto, provenienti dai suoi legali, parlano di un grave stato di salute.

In suo favore si sono pronunciati oltre 120 premi Nobel in discipline scientifiche.

«La storia di Ahmadreza Djalali non e' diversa da altre storie, come quella di Patrick Zaky. E come in quel caso rispetto all'Egitto, dobbiamo dire alle autorita' iraniane che non possono comportarsi come una banda di sequestratori» ha detto Riccardo Noury, portavoce nazionale di AmnestyInternational, intervenuto alla manifestazione organizzata a Novara per sostenere la causa della liberta' del medico che è cittadino onorario della citta' piemontese.

«Dobbiamo continuare a parlare - ha aggiunto Noury - per fare crescere la consapevolezza intorno alla storia di Ahmad. Qui non c'e' solo una condanna a morte ma siamo davanti ad una persona trattata come un ostaggio: gli iraniani non hanno fatto mistero che la sorte di Ahmad legata a quella di Hamid Noury, ex responsabile penitenziario della Repubblica islamica sotto accusa per crimini di guerra a Stoccolma. Ma questo e' inaccettabile». Domani ci sarà una protesta davanti alla ambasciata Iraniana a Roma per richiedere la liberta' di Ahmad. 

Ultimo aggiornamento: 19:46 © RIPRODUZIONE RISERVATA