LA GUERRA

Gaza, fra i soldati israeliani uccisi anche il figlio del ministro della guerra. Decine di combattenti di Hamas si arrendono

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Israele, assalto finale a Khan Yunis, caccia a Yahya Sinwar. Idf: morti altri due soldati, bilancio sale a 86
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Giovedì 7 Dicembre 2023, 09:09 - Ultimo agg. 8 Dicembre, 00:01

Fra i soldati caduti a Gaza ancheGal Meir Eisenkot, figlio del ministro del Gabinetto di Guerra

L'esercito ha annunciato la morte di altri due soldati israeliani in combattimento a Gaza. Tra questi c'è Gal Meir Eisenkot (25 anni) - ucciso del nord - figlio di Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore dell'esercito e attuale ministro del Gabinetto di guerra. Il secondo soldato si chiamava Jonathan David Deitch (34 anni). Entrambi erano riservisti. Secondo le stime dei media, il totale dei soldati morti in combattimento dall'avvio delle operazioni di terra nella Striscia è salito a 89. 

Il sergente maggiore riservista Gal Meir Eisenkot, 25 anni, del 699° battaglione della 551a brigata, di Herzliya. È il figlio - scrive The Times of Israel - dell'ex capo dello staff Gadi Eisenkot. Eisenkot, ministro dell'attuale governo di emergenza per conto del partito di Unità Nazionale di Benny Gantz, è un osservatore nel gabinetto di guerra di alto livello che guida il processo decisionale nella campagna di Gaza.

Il ministro Eisenkot ha saputo della morte del figlio mentre era in visita al comando meridionale dell'IDF insieme a Benny Gantz.

Gal Eisenkot, a quel che risulta, morto per l'esplosione di una bomba nei pressi di un tunnel a Jabaliya, nel nord di Gaza. 

Haaretz: decine di combattenti di Hamas si sono arresti

Decine di combattenti di Hamas si sono arresi all'esercito israeliano nel nord della Striscia di Gaza. Lo ha riferito Haaretz.

Razzo dal Libano, ucciso civile israeliano

Un civile israeliano di 60 anni è morto per le ferite in seguito al lancio di un missile anticarro dal Libano nella città settentrionale di Matat, lo riferiscono l'esercito e fonti mediche locali. Hezbollah ha rivendicato la responsabilità del lancio del missile anticarro, secondo i media israeliani. L'Idf ha contrattaccato con elicotteri da combattimento, carri armati e colpi di artiglieria.

BBC: suicidi tra i sopravvissuti a strage rave

Tra i sopravvissuti alla strage compiuta da Hamas al festival Nova, presso il kibbutz Beeri, in Israele, dello scorso 7 ottobre, si dice «che ci siano stati sucidi».

Lo ha riferito la Bbc. Una persona che fa parte dell'equipe medica d aiuto si superstiti ha detto all'emittente britannica che «alcuni si sono già suicidati». La Bbc ha poi riportato una dichiarazione del capo della polizia Yaacov Shabtai secondo cui «18, tra giovani uomini e donne, sono stati ricoverati in ospedali di salute mentale perché non stavano più bene».

 

 

Lanci Hamas vicino strutture Onu e tende sfollati

I 12 razzi lanciati ieri da Hamas contro la città di Beer Sheva, nel sud di Israele, sono partiti «da un posto vicino alle tende dei civili evacuati di Gaza nel sud della Striscia e strutture delle Nazioni Unite». Lo ha detto - allegando video dei lanci - il portavoce militare secondo cui altri tiri «sono stati effettuati da zone umanitarie». Hamas - ha aggiunto il portavoce - «abusa del popolo di Gaza usandolo per i suoi atti di terrorismo. Si radica cinicamente nelle infrastrutture civili, nelle scuole, nelle aree residenziali, vicino alle strutture dell'Onu e perfino nelle zone umanitarie, usando i civili come scudo umano».

 

Iran: i prossimi giorni saranno terribili per Israele

«La resistenza islamica finora ha risposto in modo forte agli atti di aggressione del regime di Israele e, in linea con questa tendenza, i prossimi giorni saranno davvero terribili per il regime di Israele». Lo ha affermato il ministro degli Esteri iraniano, Hossein Amirabdollahian, durante un colloquio telefonico con il premier e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani. Secondo quanto riporta l'agenzia di stampa Irna, Al Thani ha sottolineato l'importanza di aumentare l'invio di aiuti umanitari verso la Striscia di Gaza.

È partito l'assalto finale di Israele a Khan Yunis, la roccaforte di Hamas nel sud della Striscia. L'esercito sta intensificando le sue operazioni, le unità speciali e i commando della 98/a divisione combattono strada per strada per dare la caccia «ai terroristi». A partire da Yahya Sinwar, il leader della fazione islamica ritenuto il primo responsabile dell'attacco del 7 ottobre, e dall'imprendibile Mohammed Deif, capo delle Brigate al Qassam, l'ala miliare dell'organizzazione. L'esercito ha circondato la casa di Sinwar, dove però di lui non c'è traccia: sembra invece essersi nascosto da qualche parte nella rete dei tunnel sotto Gaza. Il premier Benyamin Netanyahu però è determinato: «Ho già detto che le nostre forze possono raggiungere chiunque nella Striscia di Gaza. Ora stanno circondando la casa di Sinwar. Non è la sua fortezza e può scappare. Ma è solo questione di tempo prima che lo prendiamo». Non è il momento per un nuovo cessate il fuoco, hanno ribadito anche gli Usa, convinti che una tregua ora «non solo rafforzerebbe Hamas ma, in qualche modo, validerebbe gli attacchi del 7 ottobre».

 

Concordi con le dichiarazioni americane, fonti della sicurezza israeliana hanno aggiunto che potrebbe volerci fino a un mese prima che venga esercitata una pressione militare su Hamas sufficiente ad aprire una nuova finestra per una tregua e al conseguente rilascio dei 138 ostaggi ancora prigionieri a Gaza.

Secondo le stesse fonti, inoltre, per raggiungere questo obiettivo le operazioni militari dovranno continuare sia nel nord che nel sud della Striscia. L'esercito - che finora conta 84 soldati morti - continua infatti ad aumentare la pressione per disarticolare la struttura militare di Hamas e delle altre fazioni armate palestinesi, in tutta la Striscia, anche se la strada appare ancora lunga. Lo testimonia la nuova scoperta nel nord di un deposito di armi definito dall'esercito uno «dei maggiori» di Hamas e che custodiva «centinaia di lanciagranate, decine di missili anti tank e di esplosivi, razzi a lunga gittata, granate e molti droni», ha fatto sapere il portavoce militare. «Tutte le strutture terroristiche sono state trovate vicino a edifici civili nel cuore della popolazione», ha sottolineato, indicando ancora una volta questa circostanza come «prova ulteriore che Hamas usa i residenti di Gaza come scudi umani». E sul futuro destino della Striscia, Netanyahu ha poi ribadito che, finché sarà lui premier, non sarà l'Autorità nazionale palestinese a controllare Gaza. «Coloro che educano i propri figli al terrorismo, lo finanziano e ne sostengono le famiglie non saranno in grado di governare Gaza dopo la fine di Hamas», ha tuonato, replicando al presidente Abu Mazen che si sarebbe detto pronto a riprendere il controllo della Striscia una volta terminato il conflitto nell'enclave palestinese. E mentre Hamas continua a lanciare razzi verso il sud di Israele, al nord Hezbollah ha rivendicato 11 attacchi dal territorio libanese, ormai vero e proprio secondo fronte del conflitto. L'Idf ha risposto con colpi intensi oltre confine: un drone israeliano ha sparato contro un'abitazione civile a Mays al Jabal, uccidendo una persona e ferendone altre due. E centrando un comando militare e un'infrastruttura degli Hezbollah. La situazione ha ormai indotto Israele a voler «rimuovere» gli alleati dell'Iran in Libano oltre il fiume Litani in base alla Risoluzione Onu 1701. Il ministro della Difesa Yoav Gallant ha detto che se questo non avverrà Israele agirà «con tutti i mezzi a sua disposizione», inclusi quelli militari. A sud di Israele è tornata anche la minaccia degli Houthi, gli alleati yemeniti di Teheran, che hanno rivendicato il lancio di un missile terra-terra verso Eilat, intercettato dal sistema Arrow. E mentre Israele ha dato il via ai piani per 1738 nuove case in una parte di Gerusalemme est, continuano le pressioni sul Qatar affinché convinca Hamas a far visitare gli ostaggi dalla Croce Rossa nel timore crescente delle loro condizioni: da quelli che sono tornati in libertà emergono sempre più storie di violenze e abusi sessuali subiti.

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