LA GUERRA

Israele, Netanyahu: «Finché sono il premier Anp non governerà la Striscia». Idf: a Gaza nord maxi deposito di armi di Hamas

Gli aggiornamenti sul conflitto in Medio Oriente

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Mercoledì 6 Dicembre 2023, 06:27 - Ultimo agg. 7 Dicembre, 09:10

Netanyahu: «Finché sono il premier Anp non governerà Gaza»

«Finché sono il premier non accadrà» che l'Autorità nazionale palestinese ( Anp) controlli Gaza. Lo ha detto Benyamin Netanyahu spiegando che «coloro che educano i propri figli al terrorismo, lo finanziano e ne sostengono le famiglie, non saranno in grado di governare Gaza dopo aver eliminato Hamas». Netanyahu - secondo i media - ha risposto alle dichiarazioni a Sky News del presidente Abu Mazen che ha ribadito la volontà dell' Anp di governare la Striscia dopo la guerra.

Israele intercetta missile da Mar Rosso verso Eilat

Israele ha intercettato un missile terra-terra lanciato dall'area del Mar Rosso verso la cittadina di Eilat, nell'estremo sud del Paese dove poco prima erano risuonate le sirene di allarme. Lo ha fatto sapere il portavoce militare aggiungendo che il missile - intercettato da sistema di difesa Arrow - non è mai entrato in territorio israeliano e non ha costituito per questo una minaccia per i cittadini di Eilat. Nelle ultime settimane- dall'inizio della guerra a Gaza - la responsabilità dei vari lanci dal Mar Rosso è stata rivendicata dagli Huthi yemeniti alleati dell'Iran.

A Gaza Nord uno dei maggiori siti di armi di Hamas

L'esercito israeliano ha scoperto uno dei maggiori depositi di armi di Hamas a Gaza nord, vicino a una clinica e a una scuola. Lo ha fatto sapere il portavoce militare secondo cui nel deposito c'erano «centinaia di lancia granate, decine di missili anti tank e di esplosivi, razzi a lunga gittata, granate e molti droni». «Tutte le strutture terroristiche - ha spiegato -sono state trovate vicino edifici civili nel cuore della popolazione.

Un'ulteriore prova dell'uso cinico che l'organizzazione terrorista di Hamas fa dei residenti di Gaza usati come scudi umani».

 

Accerchiata casa del leader di Hamas Sinwar a Khan Yunis

L'esercito israeliano ha circondato da ieri la casa del leader di Hamas, Yahya Sinwar, a Khan Yunis (Gaza): lo riporta Haaretz, che cita il canale saudita Al-Arabiya Channel.

 

Israele: serve ancora un mese di pressione per nuova tregua

Ufficiali della sicurezza israeliana ritengono che potrebbe volerci fino a un mese prima che venga esercitata una pressione militare sufficiente su Hamas affinché si apra una nuova finestra per una tregua e il rilascio di altri ostaggi prigionieri a Gaza. Lo ha riferito la Radio Militare. Secondo le stesse fonti, per raggiungere questo obiettivo le operazioni militari dovranno continuare sia nel nord sia nel sud della Striscia. Si ritiene che a Gaza ci siano ancora 138 ostaggi nelle mani di Hamas e delle altre fazioni palestinesi. 

 

 

di Vittorio Sabadin

Nessuno si illudeva che gli ostaggi ancora prigionieri di Hamas potessero tornare tutti a casa, ma il premier israeliano Benyamin Netanyahu lo ha crudamente comunicato ai loro parenti, che erano riusciti finalmente a incontrarlo ieri pomeriggio e speravano di ascoltare frasi più incoraggianti. «Allo stato attuale - ha detto - non è possibile riportarli tutti indietro. Si può davvero pensare che se questa fosse un'opzione qualcuno la rifiuterebbe?». L'incontro è andato molto male. È stato breve, e alcune delle famiglie se ne sono andate in anticipo, disgustate. Netanyahu ha abbracciato le persone presenti a una a una, ma sembrava di essere a un funerale.

LA RABBIA

Danny Miran, fratello di Omri, uno degli ostaggi, ha dichiarato al giornale Haaretz che l'incontro con il premier e il Gabinetto di guerra è stato «una vergogna» e che niente «era stato organizzato». Netanyahu non ha risposto alle domande e si è limitato a leggere un testo già pronto, facendo sapere che gli ostaggi ancora nelle mani di Hamas dovrebbero essere 138. Della delegazione facevano parte anche alcuni dei rilasciati che hanno raccontato al premier gli orrori subiti. Netanyahu è apparso nervoso e livido, forse anche a causa del processo nel quale è accusato di corruzione che è ricominciato nonostante la guerra. La figlia dell'ostaggio Chaim Peri, 79 anni, gli ha detto che i prigionieri a Gaza «vivono di tempo preso in prestito», e che riportarli a casa dovrebbe essere una priorità più alta della guerra in corso. Gli altri parenti hanno applaudito, ma le priorità dell'esercito sembrano concentrarsi su altri obiettivi.

LA STRATEGIA

Le operazioni militari proseguono verso sud, dove ci sono ormai così tanti profughi che i mezzi degli aiuti umanitari faticano a passare. Secondo alcuni funzionari della Casa Bianca citati dalla Cnn, l'attuale operazione di terra a Gaza «durerà diverse settimane» e poi «entro gennaio» Israele passerà ad una strategia «a bassa intensità e iperlocalizzata» che prenda di mira militanti e leader di Hamas. Ai militari, secondo Wall Street Journal e Jerusalem Post, è venuta un'idea: inondare i tunnel di Hamas con acqua di mare. Cinque grandi pompe sono state già assemblate a nord del campo profughi di al-Shati, ma non sono state ancora attivate perché l'Idf ha chiesto agli Stati Uniti una consulenza sull'impatto ambientale che l'acqua di mare pompata in una rete di gallerie lunga più di 500 chilometri avrebbe sulle falde acquifere già semi-saline e sul suolo della Striscia. L'Egitto nel 2015 aveva pompato acqua di mare nei tunnel di confine e gli agricoltori di Rafah non raccolsero più nulla. Se mai sarà attuato, il pompaggio dell'acqua richiederà alcune settimane e lascerà il tempo ai terroristi di Hamas di abbandonare i tunnel e di portare con sé gli ostaggi che vi sono ancora nascosti. Ex funzionari statunitensi hanno dichiarato al Wall Street Journal che il piano riceverebbe la condanna del mondo, ma potrebbe anche essere uno dei pochi modi per distruggere per sempre i tunnel. L'esercito israeliano è molto tentato dall'ipotesi, perché l'inondazione delle gallerie farebbe anche risparmiare vite umane, tempo e soldi del governo ai militari che altrimenti dovrebbero liberarle e distruggerle metro per metro.

L'ASSEDIO AL SUD

L'esercito israeliano è intanto arrivato nel centro di Khan Yunis, la città che è il cuore di Hamas nel sud di Gaza. L'aviazione ha accompagnato le forze di terra bombardando le postazioni di comando dei terroristi e causando inevitabilmente altre vittime civili. Contemporaneamente le divisioni 162 e 36 hanno circondato Shejaia, l'unica roccaforte rimasta ad Hamas nel nord della Striscia. Un alto funzionario dell'Idf ha rivelato che l'esercito ha rinviato l'uccisione del capo del battaglione Shejaia fino a poco prima che fosse pronto ad avanzare in forze, per approfittare dello shock e della disorganizzazione del nemico. Si è saputo che diverse centinaia di terroristi sono stati uccisi domenica, segnando uno dei giorni più letali per le forze di Hamas, che ha perso 6.000 effettivi dall'inizio della guerra e ne ha altre migliaia feriti. Ma sono rimasti ancora 20 mila combattenti rispetto ai 30 mila originali, mentre le vittime complessive a Gaza stanno arrivando a 16 mila. L'agenzia palestinese Wafa ha comunicato che almeno 50 persone sono morte ieri un in raid su due scuole piene di sfollati, e gli israeliani hanno calcolato che finora due civili sono rimasti uccisi per ogni terrorista neutralizzato.

IL PIANO

Gli ufficiali sono però soddisfatti di come vanno le cose.
Il maggiore generale Yaron Finkleman ha dichiarato: «Siamo nel cuore di Jabalia, nel cuore di Shejaia e, da lunedì sera, nel cuore di Khan Yunis. Siamo nel giorno più intenso dall'inizio dell'invasione, in termini di numero di terroristi uccisi, numero di battaglie e volume di fuoco esercitato dalle forze di terra e aeree. Abbiamo intenzione di continuare ad attaccare e di ottenere nuovi risultati». Ci sono scaramucce al confine con il Libano e si sparano ancora razzi su Tel Aviv e Ashkelon, ieri quasi 100. Il segretario di Stato Usa Antony Blinken va e viene dal Qatar per cercare una tregua, ma Netanyahu ha detto cosa pensa di come finirà con gli ostaggi, e dunque i militari hanno via libera per spianare quello che resta di Gaza.

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