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Antonio Straccialini, turista italiano ucciso da uno squalo tigre in Colombia

Sabato 19 Marzo 2022
Colombia, turista italiano muore attaccato da uno squalo

ROSETO DEGLI ABRUZZI (Teramo) Era un giramondo, tenda e zaino aveva esplorato a modo suo ogni angolo della Terra. Gli amici dicono che «gli mancavano Iraq, Iran e pochi altri posti sperduti da visitare». È morto in un paradiso dei Caraibi, nelle acque cristalline di San Andrés, in Colombia, attaccato da uno squalo tigre mentre nuotava in una zona nota come “La Piscinita”. Per l’abruzzese Antonio Straccialini, 56 anni, per tutti Tonino, fisico atletico, diplomato Isef all’Aquila, grande camminatore tanto da essersi guadagnato un primato nel Guinness per un’impresa a piedi nel suo Abruzzo nel 1993, non c’è stato nulla da fare. I residenti, che per primi lo hanno soccorso mentre gridava in acqua, hanno cercato di tamponare la devastante ferita alla gamba destra, l’uomo è stato condotto in ospedale ma è morto dissanguato durante il tragitto, mentre sui social network cominciavano a circolare i video e le foto choc dei soccorsi sulla scogliera da dove Antonio si era tuffato poco prima. Qualcuno ha anche postato un video dove si vedono due grossi squali tigre nuotare molto vicini agli scogli, ma in zona non ci sono avvisi di pericolo.

Gli abitanti

«Forse l’allarme era stato diramato via mail alle strutture alberghiere più importanti, ma sul posto non ci sono cartelli con la scritta “attenti agli squali” o divieti di balneazione», dice Livio che da 30 anni vive a San Andrés. Di Antonio, suo amico, sottolinea: «Non era uno sprovveduto, era abituato a viaggiare in certe zone. La cosa più probabile, è che, appena arrivato a San Andrés, senza parlare con gli abitanti del posto che magari l’avrebbero avvisato del pericolo, ha fatto una passeggiata lungo la scogliera che porta a mare aperto. Una volta lì, accaldato, ha deciso di tuffarsi. Ma siccome c’è sempre gente a pescare con la canna o sui barchini, molto probabilmente gli squali erano in zona per procurarsi del cibo e ci è capitato lui. Un attacco così non è mai accaduto in questa isola».


Antonio Straccialini era di Roseto degli Abruzzi, città in provincia di Teramo, dove in passato è stato istruttore di nuoto e dove vivono la madre e la sorella insegnante. «Lasciateci in pace, siamo distrutte», dicono sull’uscio di casa. È stata la sorella a ricevere ieri mattina presto la notizia della morte di Antonio, avvenuta venerdì attorno a mezzogiorno in uno dei posti più belli per una vacanza da sogno. E Antonio era in vacanza, come intendeva lui il relax, cioè vita all’avventura senza orari e pochissimo bagaglio. Da anni Antonio era lontano dall’Abruzzo. Dal 2000 aveva come base l’Australia. L’amico di Roseto, Attilio Verrigli racconta che lavorava a «Sydney in un grande ristorante come cameriere per sei mesi l’anno, poi andava in giro per il mondo, era stato anche in Myanmar, ogni tanto mandava qualche foto. Lo preparai io quando nel 1993 camminò per 24 ore di seguito e fece un’impresa da Guinness».

«Voleva entrare nel Guinness dei primati per la seconda volta, girando tutto il mondo a piedi - racconta l’ex cestista Renato Tassoni -. Gli mancavano due tappe, diceva, tra cui l’America Latina, che stava finendo, mentre aveva già fatto Africa, Europa e Asia». L’istruttrice di nuoto Franca Cornice lo ricorda come uno «spirito libero, persona buona, educata e cordiale. Odiava qualsiasi tipo di costrizione. Non aveva nemmeno il telefonino, lo detestava. Ci tenevamo in contatto tramite mail o Skype. Antonio mi raccontò che aveva avuto la febbre gialla e altre malattie strane, prese nella foresta amazzonica e che a curargli la malaria era stata una specie di maga di un villaggio tribale». L’ambasciata d’Italia a Bogotà sta seguendo la vicenda ed è in contattato con i familiari per il rimpatrio della salma. Secondo le informazioni riferite dall’Ente locale della riserva naturale, lo squalo che ha attaccato l’abruzzese è uno squalo tigre. 

L'esperto 

«Insieme allo squalo toro e allo squalo bianco è tra i più pericolosi. È in grado di nuotare anche in un metro d’acqua e può essersi avvicinato così tanto alla scogliera forse perché inseguiva altre prede. Comunque gli attacchi di questo tipo sono eccezionali - dice l’esploratore del mare Alberto Luca Recchi -. La vittima si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, ovvero da bagnante. Al 99 per cento questi attacchi non riguardano subacquei che con le bolle degli erogatori, le pinne che li fa sembrare più lunghi, la muta che impedisce gli odori e la maschera che sembra un grande occhio intimoriscono uno squalo che, in genere, attacca a sorpresa».

Ultimo aggiornamento: 21:29 © RIPRODUZIONE RISERVATA