Kamala Harris rilancia il soft power: il sogno americano adesso è giovane e donna

Lunedì 9 Novembre 2020 di Maria Latella
Kamala Harris rilancia il soft power. Il sogno americano adesso è giovane e donna

Torna il soft power americano, quel genere di seduzione globale di cui gli Stati Uniti possiedono (o possedevano) il know how, un terreno sul quale la Cina ancora non può competere. Torna il soft power americano e ha gli occhi, il sorriso e la determinazione della prima donna vicepresidente: Kamala Harris. Una di cui sappiamo poco, ma che già inonda i media del mondo. «Una donna empatica. Che sa ascoltare. E che prima di parlare riflette su quel che sta per dire» dice di lei la presidente del Women’s Forum di Parigi, Chiara Corazza, che per il Forum l’ha incontrata a Chicago un anno fa. L’americana e democratica Linda Douglass, già alla Casa Bianca con Obama e poi a Roma come moglie dell’ambasciatore John Philips, la vede cosi: «Kamala Harris è la partner perfetta per Biden. Ha aggiunto al team il volto felice di una donna con personalità positiva, multirazziale, una che rappresenta l’empowerment femminile». 

Con il pensiero rivolto alla determinazione delle donne che hanno combattuto per essere ascoltate, le afroamericane da lei definite «ossatura della nostra democrazia», ha ringraziato quella parte di elettorato determinante per la vittoria del team Biden-Harris. Ma è rivolgendosi alle nuove generazioni che Kamala Harris è tornata a brandire la bandiera del sogno americano. Quella bandiera che, anche per ragioni di età, il neo presidente Biden può sventolare con orgoglio, ma forse meno energicamente. Lei, Kamala, ha le phisique du role, la storia e l’energia per risultare convincente quando dice ai ragazzi e alle ragazze «sognate con ambizione, andate avanti con convinzione». Ripartire dalle donne per restituire smalto all’American dream ed efficacia al soft power è un’impresa rischiosa, che accende speranze e aspettative in una bella fetta della popolazione mondiale. È una mossa intelligente, né la Russia né tantomeno la Cina sono a loro agio col soft power, ma Kamala Harris dovrà evitare molte trappole e guardarsi attentamente le spalle. Ci sono quelli che come la Ocasio-Cortez sono stati soldati diligenti in campagna elettorale, ma ora cominciano a innervosirsi se il partito metterà ai margini la sinistra. E soprattutto quelli che coltivano la speranza di candidarsi alla Casa Bianca, 4 quattro anni, e sanno di avere davanti un ostacolo piuttosto ingombrante. Perché se farà bene, se non demeriterà, Kamala Harris sarà, come ha detto al Messaggero l’ex consigliere di Obama, David Axelrod, «in prima linea per la prossima nomination democratica». Reazioni entusiaste anche in Europa, naturalmente. A cominciare da quel Women’s Forum che si tiene ogni anno a Parigi e che riunisce le donne di tutto il mondo che hanno accesso alla stanza dei bottoni. 

 

Kamala Harris era tra gli ospiti del Women’s Forum che senza il Covid si sarebbe tenuto negli Stati Uniti mesi fa, ma la presidente del Forum, Chiara Corazza, spera ancora che possa essere presente in una delle prossime edizioni. Le due si sono conosciute a Chicago, un anno fa, con l’avvocato afroamericana Star Jones. Chiara Corazza, che le donne di potere le conosce bene, da Christine Lagarde a Ursula von der Leyen, dice che Kamala Harris possiede il dono dell’empatia al primo sguardo. «Quando ci siamo incontrate a Chicago aveva una mattina densa di impegni perché era nel pieno della raccolta fondi per la sua campagna elettorale. Eppure è rimasta due ore con noi. Ascoltava, poneva domande, sulla diseguaglianza dei salari in Europa, sull’accesso al capitale per le donne imprenditrici. Non è solo empatica, direi che è proprio simpatica». Della nuova vicepresidente Usa colpisce «la competenza. È stata procuratore e si vede che è abituata a pensare prima di dare una risposta» osserva ancora Chiara Corazza. Poi, certo, Kamala Harris ha dalla sua anche un bel corredo genetico. «Sembra più giovane dei suoi 56 anni. È una donna bella, curata e molto elegante. Quella mattina, a Chicago, aveva un tailleur pantalone antracite. Niente di vistoso, ma neanche un capello fuori posto». Il Women’s Forum di Parigi naturalmente le invierà a breve le stesse raccomandazioni trasmesse ai capi di Stato e di governo, mandate anche al nostro Giuseppe Conte e a Macron, che ha già risposto con una lettera non banale. A Parigi hanno fiducia nel fatto che Kamala Harris non si limiterà alle toccanti parole del suo discorso. Una certezza coltivata anche a Washington da una democratica di ferro come Linda Douglass. Dopo i 4 anni a Roma, la giornalista ha lavorato a New York per la comunicazione di Bloomberg e in questi mesi ha dato il suo contributo come volontaria nel team “Womens for Biden”. «Kamala Harris è stata determinante per avvicinare le ragazze. Sarà una perfetta vicepresidente ma noi democratici dobbiamo guardarci dentro. Capire, per esempio, perché molte donne, soprattutto bianche, hanno votato per Trump. Sarà un lungo lavoro, ma Biden alla Casa Bianca potrà contare su un formidabile duo. Kamala Harris e sua moglie Jill. Ho conosciuto tutte le first ladies dagli anni 80 in poi e penso che Jill Biden sarà una grande first lady. È pronta per il ruolo e non ha paura di svolgerlo. Proprio come non ne ha paura Kamala».

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Ultimo aggiornamento: 08:30 © RIPRODUZIONE RISERVATA