L'Iran al voto tra rabbia e astensione: metà dei candidati esclusa dalla competizione elettorale

Venerdì 21 Febbraio 2020 di Erminia Voccia

Oggi venerdì 21 febbraio in Iran si va al voto per rinnovare l'Assemblea Consultiva Islamica, il parlamento nazionale iraniano. Sono le prime elezioni dalla morte del generale Qassem Suleimani, ucciso da un attacco statunitense ad inizio gennaio. Rispetto agli ultimi anni, il regime ha imposto un maggiore controllo sulle candidature, solo la metà dei candidati è stata ammessa alla competizione elettorale.

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Il parlamento iraniano è composto da 290 seggi e viene rinnovato ogni 4 anni. Il Consiglio dei guardiani, che approva le candidature, ha escluso dalla competizione quasi 6.850 candidati su un totale di 14 mila. Ad essere eliminati dal regime sono stati in particolare i candidati del campo riformista, motivo per cui l'eliminazione finirà per favorire il campo conservatore, complicando la vita agli esponenti indicati come più moderati, come l'attuale presidente Hassan Rouhani. Quelle di oggi sono anche le prime elezioni parlamentari dal ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare iraniano, avvenuto a maggio 2018, e dalla reintroduzione delle sanzoni contro Teheran, incluse quelle che hanno colpito l'export di petrolio. Il voto sarà determinante per capire quale direzione prenderà la Repubblica islamica negli anni a venire, con la minaccia, molto seria, che i conservatori e gli ultraconservatori prendano il controllo del parlamento, acquisendo un sempre maggiore peso politico che potrebbe essere confermato dalle elezioni presidenziali del prossimo anno. Le elezioni di oggi sono infatti un test per il presidente Rouhani, che era stato eletto con la promessa di migliorare i rapporti con l'Occidente e introdurre riforme politiche e sociali. Promesse certamente non mantenute anche a causa del duro confronto con gli Usa.

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Sul voto di oggi potrebbe pesare la forte astensione al voto dei cittadini iraniani. L'affluenza alle urne, che secondo i sondaggi dovrebbe essere molto bassa, potrebbe portare vantaggio ai conservatori, come già avvenuto in passato. La popolazione iraniana appare frustrata e ormai davvero stanca del regime. Inoltre, l'esclusione di molti candidati potrebbe essere un'ulteriore argomento per boicottare il voto. L'appuntamento elettorale segue un periodo di grandi manifestazioni popolari. La maggioranza della popolazione iraniana dimostra da più di due anni contro il potere e le manifestazioni, partite dalle università, si sono estesa a tutta la società iraniana, toccando più di 200 città e centri urbani. Basti pensare che all’Università di Teheran, dopo l’uccisione di Soleimani, gli studenti e gli insegnanti si sono rifiutati di camminare sulle bandiere israeliana e americana, anche sotto l'occhio vigile delle telecamere e nonostante ci fosse la polizia del regime a sospingerli. Due anni e mezzo fa le manifestazioni erano state causate da motivi economici dalla recessione. Ma tale rivolta generalizzata si è aggravata ulteriormente con il triplicarsi del prezzo della benzina, che ha generato l’ultima ondata di manifestazioni, andate avanti da novembre 2019 sino a gennaio 2020. Le manifestazioni si sono rivelate ancora più sentite di prima. L’abbattimento dell’aereo Ukrainian Airlines non ha fatto che aumentare la rabbia verso i militari e verso il regime. E in questo contesto che oggi gli iraniani sono chiamati al voto. 

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