Londra, l'eroe che ha salvato una donna è un assassino che uccise una disabile di 21 anni

Sabato 30 Novembre 2019
Londra, attentato al London Bridge: l'eroe che ha salvato una donna è un assassino che uccise una disabile

Uno degli eroi che durante l'attacco terroristico al London Bridge di Londra hanno fermato l'assalitore e provato a mettere in salvo i passanti è un assassino condannato per l'omicidio di una donna disabile. Si tratta di James Ford, in carcere dal 2004 per aver ucciso una ragazza di 21 anni con difficoltà di apprendimento. Al momento dell'attentato l'uomo, condannato a vita e che deve scontare una pena minima di 15 anni di reclusione, si trovava in permesso premio.

Ford, di passaggio sulla scena dell'attacco, si è scagliato insieme ad altri presenti sull'attentatore Usman Khan cercando di soccorrere una donna accoltellata sul London Bridge

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Eroe per un giorno, ma dal passato oscuro. Nel luglio del 2013 Amanda Champion, una ragazza dall'età mentale di una quindicenne, è stata trovata strangolata e con la gola tagliata su un terreno accidentato vicino a casa sua ad Ashford, nel Kent. Ad incastrare James Ford un Samaritano che, infrangendo la rigida regola di riservatezza, ha indicato nell'uomo, un operaio di fabbrica e lottatore dilettante, l'assassino della giovane. Ford, che non ha mai rivelato i motivi del femminicidio, nel mese successivo aveva telefonato per ben 45 volte ai Samaritani confessando di aver ucciso una ragazza e minacciando il suicidio. 
 

La famiglia di Amanda aveva tentato di bloccare la libertà condizionale concessa a Ford e ha scoperto solo ieri che l'uomo era stato rilasciato. Fonti di Whitehall hanno confermato che Ford - che aveva scontato gli ultimi giorni della sua condanna all'HMP Standford Hill, una prigione nel Kent - era ieri sul London Bridge.
La zia di Amanda, Angela Cox, 65 anni, è rimasta scioccata e arrabbiata per l'accaduto: «Non è un eroe. È un assassino in uscita, di cui noi come famiglia non sapevamo nulla. Ha ucciso una ragazza disabile. Non è un eroe, assolutamente no».

Ieri sera il Ministero della Giustizia si è rifiutato di commentare.

 

Ultimo aggiornamento: 17:12 © RIPRODUZIONE RISERVATA