«Luque non fece sostenere a Maradona gli esami giusti»

Mercoledì 18 Agosto 2021 di Bruno Majorano
«Luque non fece sostenere a Maradona gli esami giusti»

Oscar Alberto Franco, cardiologo della clinica Ipensa di La Plata, ha dichiarato nella causa della morte di Maradona che due mesi prima della morte di Diego, il suo medico di famiglia - l'imputato Leopoldo Luque - si era rifiutato di effettuare per lui uno studio cardiologico consigliato e che dal suo punto di vista «avrebbe funzionato come prevenzione». Nella sua dichiarazione, Franco ha spiegato che a fine settembre 2020 Maradona si è sottoposto a un controllo generale a Ipensa e che Luque lo ha contattato per una valutazione cardiologica prima di un'endoscopia e che, nell'ambito di questi esami, ha prescritto all'ex calciatore un «ecografia addominale, un ecocardiogramma e un doppler carotideo».

Alle domande dell'avvocato di Luque su ciò che quegli esami hanno prodotto, Franco ha risposto: «Era un paziente iperteso, ma in quel momento non abbiamo riscontrato alcuna causa di scompenso cardiaco o di alcuna patologia specifica». Anche se in seguito aggiunse: «Era uno studio entro parametri più o meno normali tranne che per un reperto relativo ad un'ecografia addominale precedentemente eseguita, che mostrava che la cavità destra era un po' fuori dal comune». Ma quando l'accusa gli ha chiesto se avesse suggerito qualche altro esame, Franco ha ricordato: «Oltre a quelli che effettivamente abbiamo fatto bisognerebbe fare una valutazione con uno studio spettrale che non è stato fatto per decisione del dottor Luque, in qualità di medico responsabile del paziente». Il cardiologo ha spiegato che si tratta di un esame «rivolto a pazienti a rischio o che hanno avuto problemi coronarici o di altro tipo». E secondo le risposte date ai pm del processo si evince che questi esami avrebbero aiutato a prevenire i problemi di Maradona. «È utile anche a evidenziare eventuali patologie coronariche che possono essere nascoste.

Alla domanda se Maradona fosse un paziente a rischio secondo lui, Franco ha risposto: «La mia valutazione è stata molto breve, forse si potrebbe dire di sì, ma non ci sono elementi scientifici. Ma stimo che Maradona aveva dei fattori di rischio». Quanto relativo al ricovero, ha poi aggiunto. «In base a quanto hanno mostrato quegli studi, non ho visto nulla per lasciare ricoverato il paziente».

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Fonti giudiziarie hanno fatto sapere che i pm Iribarren, Ferrari e Capra stanno valutando nei prossimi giorni di convocare una seconda infornata di testimoni, alcuni dei quali saranno anche, come Franco, operatori sanitari che hanno avuto come paziente Maradona. Diego è morto il 25 novembre scorso a Tigre, in conseguenza a «edema polmonare acuto secondario a insufficienza cardiaca cronica esacerbata», secondo l'autopsia. Inoltre, nel suo cuore è stata scoperta una cardiomiopatia dilatativa. A seguito delle conclusioni di un collegio medico, sette operatori sanitari sono stati accusati di «omicidio semplice con dolo», un'accusa penale che prevede dagli 8 ai 25 anni di reclusione e che è stata scelta dai pm dopo un'indagine in cui hanno concluso che la squadra medica di Maradona è stata «carente, sconsiderata e indifferente», aggiungendo che «sapevano che i Maradona potesse morire e non ha fatto nulla per impedirlo». Oltre a Luque, gli altri sei imputati sono la psichiatra Agustina Cosachov; lo psicologo Carlos Ángel Díaz; gli infermieri Ricardo Omar Almirón e Dahiana Gisela Madrid; il suo coordinatore, Mariano Ariel Perroni; e la dottoressa Nancy Forlini coordinatrice della società Swiss Medical.
 

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