Maradona, cento giorni fa la morte: i misteri del decesso e dell'eredità

Venerdì 5 Marzo 2021 di Francesco De Luca
Maradona, cento giorni fa la morte: i misteri del decesso e dell'eredità

Chi ha amato e ama Diego, ricorda cosa stava facendo quel 25 novembre, quando arrivò la notizia della sua morte. Ci sembrò la fine di un sogno perché sentivamo Maradona vicino anche se era distante, ci bastava sapere che fosse in un angolo di mondo, il suo mondo, accanto a un pallone, anche se non poteva più accarezzarlo e farlo brillare con il suo sinistro. Finita la carriera da numero 10, il più grande showman del calcio aveva tentato senza successo quella da allenatore. Toccò il cielo con un dito quando gli affidarono la panchina dell'Argentina ma la sua avventura finì contro la Germania ai Mondiali sudafricani, come era accaduto vent'anni prima nella finale di Roma. Poi tante piccole esperienze, fino a quella sulla panchina del Gimnasia di La Plata, che gli rese onore con una festa per pochi intimi il 30 ottobre, il giorno del suo sessantesimo compleanno. L'ultimo.

Sono passati cento giorni e manca ancora la verità più importante. Come è morto Maradona? Sì, certo: arresto cardiocircolatorio ed edema polmonare, lo hanno scritto nella loro relazione i medici che quella mattina piombarono nello spoglio appartamento del Barrio San Andres a Tigre, 25 chilometri da Buenos Aires. Ma non è questa la verità. La verità, che sta emergendo con forza sempre maggiore nell'inchiesta della Fiscalia (Procura) di San Isidro, è che Diego non è morto il 25 novembre a mezzogiorno, ora di Buenos Aires. E' morto prima, molto prima, ucciso da cure sbagliate. Com'è possibile che nessuno avesse pensato di farlo seguire da un cardiologo nonostante fosse da anni grave cardiopatico? Com'è possibile che i medici non abbiano impedito che assumesse contemporaneamente farmaci, alcol (birra, tanta birra) e marijuana? L'ex capitano del Napoli e della Seleccion argentina fu operato il 3 novembre al cervello per un ematoma subdurale. Prima di quell'intervento nella clinica Olivos altri neurochirurgi si erano opposti, assolutamente sconsigliandolo. E, comunque, i sanitari di Olivos spiegarono ai familiari di Diego e al dottor Luque, il suo medico di fiducia, che la convalescenza non poteva avvenire in casa, senza macchinari idonei. Chi si assunse quella responsabilità, decisiva per la fine del Campione? Luque dice le figlie. Le figlie dicono Luque.

Ci sono sette indagati per la morte di Diego tra medici, infermieri e assistenti. Non tra i familiari, che hanno scaricato tutte le responsabilità su quell'entorno che Maradona all'inizio forse aveva cercato - abituato com'era fin dai tempi di Barcellona a vivere al centro di un clan - e poi aveva sicuramente subito, non riuscendo tuttavia a liberarsi da quella catene. La ex moglie Claudia Villafane è stata chiara: «Lo avevano sequestrato». Niente contatti con l'esterno, le schede dei due cellulari cambiate a ripetizione. Avrebbe gestito tutto l'avvocato Matias Morla, l'uomo che controllava gli affari di Maradona attraverso la società Sattvica SA. Ci fa male sapere che accanto a Diego vi fossero medici impreparati, attenti a salvare solo la propria immagine e non la vita di un uomo solo e disperato, annientato dall'abuso di alcol e psicofarmaci, e personaggi che volevano soltanto sottrargli soldi. «E adesso quei personaggi piangono la morte della gallina delle uova d'oro», ha detto recentemente in tv Claudia, che Diego aveva portato davanti al tribunale di Miami accusandola di aver fatto investimenti in Florida con i suoi capitali - ne era stata l'amministratrice fino all'arrivo dell'avvocato Morla - e di aver fatto sparire migliaia di cimeli della sua carriera. Oggi Dalma e Gianinna, le figlie di Claudia e Diego, piangono la fine del padre e lottano sui social per difenderne l'immagine. E per difendere se stesse. Colpiscono quelle parole di Diego in un documentario che sta realizzando Amazon sulla sua vita a proposito delle figlie: «Quello che hanno fatto Dalma e Gianinna è da criminali, la gente le allontanerà». Dalma e Gianinna si erano schierate dalla parte della madre nella vicenda della denuncia in tribunale. Claudia Villafane si è mossa da tempo con i suoi legali per far bloccare questa serie.

Sulla fine di Maradona indagano i magistrati, che attendono in queste ore la relazione sui contenuti dei testi e degli audio dei due Iphone del Campione. Poi arriverà quella della commissione medica incaricata di studiare le cartelle cliniche e di indicare gli errori che sono stati commessi prima del 25 novembre, visto che il dottor Luque già nella primavera di un anno fa temeva che da un'eventuale autopsia potessero emergere l'abuso di alcol e droga. Diego stava già cosi male? E perché non erato ricoverato o adeguatamente curato? Potrebbero essere indicazioni decisive per far scattare alcuni arresti. Intanto, è in azione un movimento popolare, Pueblo Maradoniano, che chiede giustizia: il 10 marzo, alle ore 18 di Buenos Aires (le 22 in Italia), questo gruppo ha organizzato una manifestazione davanti all'Obelisco, luogo simbolo della capitale argentina, dal titolo “Non è morto, lo hanno ucciso”. Ci saranno le figlie di Diego e tanti suoi amici a urlare quella parola: verità.

La cerca affannosamente nelle carte presentate da Morla anche l'avvocato Sebastian Baglietto, incaricato dai cinque eredi di Maradona - i figli Dalma, Gianinna, Jana, Diego jr e Diego Fernando - di curare la successione. «Non tutto è stato messo sul tavolo, c'è chi vuole nascondere e il motivo ci sembra chiaro», spiegò Baglietto a metà febbraio. Quanto ha lasciato Diego ai figli? Quanti soldi ci sono sui conti correnti all'estero, quante sono le proprietà? Davvero c'è un credito da riscuotere dal governo venezuelano, che avrebbe sfruttato la presenza di Maradona per affari commerciali in Europa? Il tribunale ha chiesto a Morla di depositare tutto ciò che è in suo possesso. Secondo Baglietto, il collega non lo ha fatto, o sicuramente il dossier non è completo. Ci vorrà tempo per sistemare la questione ereditaria, vi sarà una battaglia anche sui diritti di immagine di Maradona. Secondo Morla, sono sempre di proprietà di Sattvica SA. Secondo Baglietto, passano agli eredi. Due verità, come sempre. Manca la più importante: chi o cosa ha spinto Diego verso la fine?

Ultimo aggiornamento: 14:59 © RIPRODUZIONE RISERVATA