Maradona morto, per il pm poteva essere salvato: a processo otto medici accusati di «omicidio colposo»

Giovedì 14 Aprile 2022
Maradona morto, per il pm poteva essere salvato: a processo otto medici accusati di «omicidio colposo»

Quei pochi giorni trascorsi nello squallido appartamento nel Barrio San Andres di Tigre, a 25 chilometri da Buenos Aires, furono «un ricovero domiciliare scandaloso». Lo scrivono nella relazione di 378 pagine i magistrati delle procure argentine di San Isidro e Benavidez che indagano dal 25 novembre 2020 sulla morte di Diego Armando Maradona. L’inchiesta è arrivata a una svolta con la richiesta di rinvio a giudizio di otto medici e infermieri che avrebbero dovuto assistere il Campione, dopo l’operazione al cervello subita poche settimane prima. Le parole scritte nella richiesta presentata al giudice di garanzia Orlando Diaz sono pesantissime. Omissioni. Cattiva gestione. Abbandono. Diego morì dopo una lunga agonia, almeno dodici ore, senza che nessuno - medici, familiari, collaboratori del suo entourage - intervenisse dopo aver colto i segnali inevitabilmente mandati da quel corpo distrutto da anni di abusi (la cocaina, poi l’alcol e gli psicofarmaci) e da un supporto sanitario inesistente, anzi dannoso, secondo i magistrati.

 


Sono otto gli indagati per cui è stato chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio semplice con dolo eventuale, pena che in Argentina è punita con il carcere da 8 a 25 anni. Si tratta del neurochirurgo Leopoldo Luque, di fatto il medico di riferimento di Maradona negli ultimi anni; della psichiatra Agustina Cosachov; dello psicologo Carlos Angel Diaz; della coordinatrice sanitaria della Swiss Medical Edith Forlini; del coordinatore degli infermieri Mariano Ariel Perroni; degli infermieri Ricardo Omar Almiron e Dahiana Gisela Madrid e del medico Pedro Pablo Di Spagna, l’ultimo ad essere stato inserito nella lista. Nella ricostruzione dei comportamenti di questi professionisti verso Maradona i pm sottolineano «carenze» e «indifferenze», con il risultato che quell’uomo gravemente ammalato «venne abbandonato al suo destino». E, dopo la morte, Luque e gli altri personaggi coinvolti nell’inchiesta «non hanno fatto altro che scaricarsi reciprocamente le responsabilità»..
 

 

 

 

LE ACCUSE

Maradona morì per edema polmonare e arresto cardiaco. Ma i magistrati non si sono fermati dinnanzi al referto. Hanno nominato una commissione medica composta da 22 professionisti e nella primavera 2021 ben 17 di essi hanno dichiarato che Diego era in realtà morto dodici ore prima del decesso. «Non utilizzava più appieno le sue facoltà mentali». E «avrebbe avuto più possibilità di sopravvivenza se fosse stato in clinica». E su questo punto sono coinvolti anche i familiari di Diego, in particolare le figlie Dalma e Gianinna che non accolsero il suggerimento dei medici della clinica Olivos, dove il Campione era stato operato al cervello, per il ricovero presso una struttura specializzata per la riabilitazione, dato che si trattava di un paziente complesso. Un invito opportuno ma drammaticamente inascoltato, considerando quanto sarebbe accaduto pochi giorni dopo. Le dichiarazioni della commissione, riprese dai pm, sono state durissime. «Mentre i controlli avrebbero dovuto essere intensificati e mentre la vittima quasi gridava la sua triste fine per la situazione di impotenza in cui si trovava, tutti hanno deciso di abbandonarlo al suo destino con azioni crude. L’omissione di atti contrari all’arte medica poneva la vittima in una situazione di impotenza raramente riscontrabile. L’équipe medica curante è rimasta indifferente rispetto al rischio di un esito fatale».
Gli avvocati difensori di Luque e degli altri sette indagati si opporranno e cercheranno di non far arrivare i loro assistiti a quella fase che in Argentina si definisce “giudizio orale”, cioè l’inizio della fase processuale. Le eventuali condanne potrebbero arrivare non prima di un anno.

 

 

Ultimo aggiornamento: 15 Aprile, 09:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA