Meghan contro Trump, tutti contro Trump: ma servono davvero gli endorsement VIP?

Giovedì 24 Settembre 2020 di Luca Marfé

Meghan contro Trump, tutti contro Trump.
Ma servono davvero gli endorsement VIP?

Attori, cantanti, ora addirittura (ex) reali.

La Markle, duchessa di Sussex ma californiana e dunque elettrice, è soltanto l’ultimo nome di un lunghissimo elenco di oppositori fatto per l’appunto di celebrità.

Il suo messaggio diventa un caso perché non dice espressamente di votare Biden, che non nomina mai, ma punta dritto il dito contro Trump che considera invece un pericolo per la democrazia.

Il suo “quasi” sfogo, però, si presta ad un’analisi più vasta e più approfondita che risponde alla domanda iniziale.

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Certe prese di posizione, no, non sono soltanto inutili, ma rischiano addirittura di rivelarsi controproducenti.

E non lo dice chi lo scrive, ma lo dice la Storia, anche recentissima, e si spiega facilmente pure il perché.

La distanza tra certi mondi, che siano Hollywood, che siano gli Emmy, che siano le diramazioni di questa o di quella famiglia dal cognome roboante, si fa ogni giorno un po’ più vasta, nel divario sempre più marcato tra classi sociali, ricchi e poveri, intellettuali da salotto e operai da fabbrica.

Questi ultimi, insomma, non solo ultimi, ma a tratti si sentono persino apostrofati come brutti, sporchi e cattivi o nella migliore delle ipotesi presi in giro.
 

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Altro non fanno, allora, che rivolgersi a chi si mostra loro prossimo e simile.
Nelle narrazioni, nelle promesse, nei fatti, ma anche e soprattutto nelle maniere.
Di parlare fuori dai denti, di (non) atteggiarsi.
Di essere sfrontato al punto da risultare sì scomposto, ma comunque vero, pure quando è falso o magari è in errore.

Vicino all’americano medio.
Lontano, lontanissimo, da certi ambienti chic.
E, attenzione: proprio per questo potenzialmente vincente.

Trump potrebbe presto, neanche troppo paradossalmente, ringraziare.

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