Migranti, il piccolo di 6 anni affoga e agli arresti finisce il padre: «Messo in pericolo dal genitore»

Mercoledì 18 Novembre 2020 di Cristiana Mangani

Il figlio è morto durante una traversata dalla Turchia alla Grecia. Volevano raggiungere Samos e poi chiedere asilo. Ma il bambino afghano di soli sei anni, è annegato, senza che il padre, che era con lui, potesse salvarlo. E ora le autorità greche hanno arrestato il genitore. L'uomo è accusato di aver messo in pericolo la vita di suo figlio: un'incriminazione che non ha precedenti in casi come questo.

Il gommone è affondato al largo dell'isola di Samos l'8 novembre, mentre stava trasportando 24 persone, di cui solo 17 si sono salvate. L'uomo è arrivato a riva e ha cercato aiuto, ma il corpo senza vita del bambino è stato trovato solo la mattina successiva. Le autorità locali, con una decisione mai avvenuta prima, hanno deciso di arrestare lui e lo scafista dell'imbarcazione. Ora il 25enne afghano rischia almeno sei anni di carcere. Il suo avvocato della ong locale Still I rise ha spiegato alla Bbc che, sebbene una richiesta di soccorso sia stata inviata alla guardia costiera a mezzanotte, i soccorsi sono partiti solo sei ore dopo. L'avvocato sostiene che la polizia dovrebbe indagare su quel ritardo, non sulle azioni del padre, che ha invece chiesto aiuto appena sbarcato. Dal portavoce della guardia costiera di Atene è poi arrivata la replica: «I soccorsi sono stati ostacolati dall'oscurità». E nel frattempo, il bambino è morto insieme agli altri migranti. Nessuno è riuscito ad aiutarlo e a soccorrerlo, visto che non sapeva nuotare. 

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Nel 2015, centinaia di migliaia di migranti - principalmente in fuga dai conflitti in Afghanistan e Siria - hanno cercato di raggiungere l'Europa attraverso la Turchia. Tantissimi non ce l'hanno fatta. Un anno dopo la Turchia ha deciso di accettare la richiesta dell'Europa e di occuparsi di quel flusso di disperati, in cambio di finanziamenti sostanziosi. Anche se la trattativa tra Bruxelles e Ankara non è mai stata troppo facile. E ora, la Turchia, davanti alle resistenze europee di elargire altro denaro, ha deciso di riaprire i confini con la Grecia, generando una nuova ondata di immigrazione. Gli arrivi continui hanno fatto salire la tensione nell'Egeo, dove i richiedenti asilo vivono in campi sovraffollati, malvisti dagli abitanti del posto. Non meraviglia, quindi, che si sia arrivati a decidere di incriminare il padre del bambino afghano, anche se una decisione di questo genere non si era mai vista in casi del genere. A settembre più di 12.000 persone sono rimaste senza un tetto a causa di un incendio che ha distrutto il super affollato campo dell'isola di Lesbo mentre pochi giorni fa un altro incendio ha distrutto le tende di quello che si trova a Samos. 

 

Tutto questo, mentre anche in Italia, la situazione sbarchi si fa incandescente, con Lampedusa ormai sotto una pressione impossibile da sopportare. Sul tavolo della ministra del l'Interno, Luciana Lamorgese, ci sono numeri in aumento, appuntamenti in agenda e soprattutto proposte più efficaci che diano una svolta al Patto per l'asilo in Europa. A dare una spinta al nuovo boom sui flussi migratori, con 32mila persone giunte nel Paese, è la Tunisia, da cui arriva il 38,7% del totale. Convocata in audizione alla Commissione Affari costituzionali per parlare degli emendamenti al decreto sicurezza, Lamorgese ha ribadito che «i rimpatri sono sempre limitati rispetto ai numeri dei migranti arrivati», un problema annoso che riguarda da sempre in generale tutti i Paesi dell'Unione e in particolare quelli che affacciano sul Mediterraneo. «Siamo il Paese di frontiera che ha avuto riscontri più positivi in termini di riammissione», spiega la titolare del Viminale, che lunedì prossimo tornerà in Tunisia, per formalizzare gli accordi con le autorità del paese africano.

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