Morto Issei Sagawa, il cannibale di Kobe: uccise, stuprò e mangiò una studentessa. Ma era libero

L'uomo che non nascose mai di aver compiuto il truce delitto è morto da uomo libero per una polmonite

Morto il cannibale di Kobe: uccise, stuprò e mangiò una studentessa, ma era libero
Morto il cannibale di Kobe: uccise, stuprò e mangiò una studentessa, ma era libero
Sabato 3 Dicembre 2022, 13:05
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È morto per una polmonite all'età di 73 anni Issei Sagawa, il criminale giapponese noto per aver ucciso nel 1981 una studentessa olandese sua amica, sparandole al collo, prima di mutilarne il corpo e cannibalizzare per diversi giorni gli organi recisi con un coltello da macellaio. Pur ammettendo l'efferato crimine, il Cannibale di Kobe, come era stato definito, non aveva mai scontato una condanna in prigione. Al contrario, nel suo Paese era diventato quasi una celebrità. 

I funerali si sono tenuti la scorsa settimana, e a darne la notizia sono stati i parenti più stretti e il fratello, i soli a partecipare alla cerimonia funebre. Di natura introversa e dal corpo minuto, la sua statura non superava infatti il metro e 45, Sagawa aveva avuto difficoltà con la legge già da adolescente, durante i suoi studi in Giappone, a causa delle sue tendenze devianti; problemi sempre appianati dai facoltosi genitori.

Il truce delitto salito agli onori della cronaca si svolse a Parigi, dove l'uomo, poco più che 30enne, studiava letteratura inglese alla Sorbona di Parigi. «Mangiarla è stata un gesto supremo d’amore», disse agli agenti Issei Sagawa. L'uomo fu accusato anche di necrofilia, una deviazione sessuale molto rara, che consiste nell'attrazione verso i cadaveri, e che si accompagna spesso ad altre gravi manifestazioni patologiche. I resti della giovane olandese furono trovati nel congelatore, mentre altre parti del corpo Sagawa cercò di sotterrarle nel parco di Bois de Boulogne. Arrestato dalla polizia francese pochi giorni dopo, fu inizialmente tenuto in una istituzione psichiatrica, per poi essere deportato in Giappone un anno dopo. Le autorità nipponiche stabilirono che Sagawa soffriva di disturbi della personalità o non precisate alterazioni caratteriali, che tuttavia non necessitavano di ospedalizzazione. 

L'archiviazione del caso legale in Francia dopo l'estradizione, consentirono all'uomo di tornare in libertà nel suo Paese e diventare oggetto di interesse dei media locali e internazionali. Scrisse dapprima un libro dal titolo «Kiri No Naka» (Nella nebbia), in cui descrisse nei dettagli la crudele successione del reato, e successivamente la sua storia fu il soggetto di un altro racconto di uno scrittore che vinse un prestigioso premio letterario. La tragica fascinazione del delitto nel corso degli anni vide le gesta agghiaccianti di Sagawa citate nelle opere di famosi artisti musicali, dai Rolling Stones agli Stranglers, mentre altri macabri dettagli vennero segnalati da un racconto per fumetti da lui prodotto. Fino all'ultimo Sagawa non espresse mai un'avvisaglia di colpa o un senso di rimorso per le sue azioni. In uno degli ultimi documentari del canale Vice girati sulla sua figura, nel 2013, andò anche oltre, esprimendo curiosità sul sapore della carne delle donne in giovane età. Le sue perversioni sessuali ai confini dell'estremo - stabilirono nelle perizie psichiatriche i medici che lo ebbero a lungo in osservazione - riscontrando una mente lucida, apparivano le uniche cause che lo condussero a compiere il tragico delitto. 

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