Dramma Myanmar, la polizia spara sulla folla. Onu: «Bagno di sangue, almeno 18 morti»

Domenica 28 Febbraio 2021 di Luca Marfé
Dramma Myanmar, la polizia spara sulla folla. Onu: «Bagno di sangue, almeno 18 morti»

La democrazia muore, il grido dell’Onu è un urlo di disperazione: almeno 18 morti e più di 30 feriti, per un bilancio soltanto provvisorio di una domenica di sangue in Myanmar.

Myanmar, nuova accusa contro Aung San Suu Kyi

Prima il colpo di Stato dei militari, poi l’arresto di Aung San Suu Kyi, ora il definitivo scempio, difficile anche soltanto da commentare. Con la polizia che apre il fuoco su manifestazioni che lo stesso governo provvisorio classifica come “pacifiche”, ma che evidentemente comunque non tollera. Tutti i principali media internazionali lanciano l’allarme ed evidenziano il laccio tra le giubbe dell’ex Birmania e il Partito Comunista Cinese, a detta di molti il vero grande artefice di una spietata espansione regionale. E intanto la gente muore, in uno scenario che oramai è di guerriglia urbana, di guerra aperta.

L’Ufficio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite accende i riflettori su diverse località del Paese e chiede alla Comunità Internazionale, finora mera spettatrice, di intervenire per arginare «l’escalation di violenza» e l’utilizzo feroce di «munizioni, gas lacrimogeni» e persino «granate».

Una guerra, appunto.

Con il diritto di assembramento e di protesta, garantito dalla costituzione e invece platealmente calpestato in nome di un ordine pubblico che altro non è che una nuova dittatura.

Un destino senza tregua, quello della leader San Suu Kyi, ma anche e soprattutto quello della sua metà di popolo, strangolato da 1000 e più arresti nella sola giornata odierna, tra studenti, medici, infermieri, giornalisti e pure membri dell’ex governo democraticamente eletto.

“Sunday Bloody Sunday”.
E il mondo zitto, alla finestra a guardare.

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