Nel 1872 una tempesta geomagnetica record: aurore boreali visibili in tutto il mondo

Un gruppo di ricerca internazionale ha analizzato osservazioni e documenti dell’epoca

photo credit: Aurora borealis observatory
photo credit: Aurora borealis observatory
di Mariagiovanna Capone
Lunedì 4 Dicembre 2023, 20:48
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Una nuova tempesta solare è arrivata sulla Terra il primo dicembre e ha causato spettacolari aurore in entrambi gli emisferi. È stata classificata dagli astronomi nella classe G3, sulla scala che va da G1 a G5 indicata dall'Agenzia degli Stati Uniti per l'atmosfera e gli oceani, Noaa. Tuttavia, uno studio pubblicato sulla rivista The Astrophysical Journal e guidato dall’Università giapponese di Nagoya, a cui ha partecipato anche l’Istituto Nazionale di Astrofisica, ha individuato una terza tempesta record tra quelle più estreme avvenute nel corso della storia, risalente al 1872: questa va quindi ad aggiungersi a quelle già note di Carrington del 1859 e della ferrovia di New York del 1921.

I fenomeni atmosferici associati all’aurora boreale a latitudini sorprendentemente basse del primo dicembre e quella dei primi giorni di novembre non è comunque lontanamente paragonabile all’enorme tempesta solare che sarebbe avvenuta nel febbraio del 1872, che produsse aurore persino vicino all’equatore, visibili da città come l’indiana Mumbay e la capitale del Sudan Khartoum. Gli effetti di quella tempesta riguardarono l’intero globo terrestre, con aurore osservate anche in località prossime all’equatore, quali Bombay e Khartoum. Un gruppo di ricerca internazionale composto da 22 ricercatori di 16 istituti in 9 nazioni e a cui ha partecipato anche Ilaria Ermolli dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), ha analizzato osservazioni e documenti dell’epoca per ricostruire l’origine nell’atmosfera solare e gli effetti a terra della tempesta del febbraio 1872.

Quella tempesta danneggiò le reti telegrafiche e disturbò le comunicazioni per molte ore, ad esempio tra Bombay (Mumbai) e Aden, tramite il cavo sottomarino posizionato nell’Oceano Indiano, e nelle linee a terra tra Il Cairo e Khartum. Oggi tempeste simili produrrebbero danni e malfunzionamenti alle infrastrutture tecnologiche della società moderna, in particolare alle reti di distribuzione elettrica a terra, ai sistemi di comunicazione e navigazione, ai satelliti nello spazio, arrecando ingenti perdite economiche e notevoli disagi.

Alla luce delle conoscenze scientifiche attuali, i ricercatori hanno analizzato dati di macchie solari provenienti da archivi di osservazioni storiche del Sole, effettuate in Italia da Angelo Secchi, Francesco Denza e Pietro Tacchini e in Belgio da Gustave Bernaerts, al fine di ricostruire l’origine solare della tempesta. Per valutare l’evoluzione e l’intensità degli effetti a terra della tempesta hanno inoltre analizzato misure del campo magnetico terrestre registrate in varie località, tra le quali Bombay (Mumbai), Tiflis (Tbilisi) e Greenwich. Hanno infine esaminato anche centinaia di resoconti di aurore osservate durante la tempesta, conservati nelle biblioteche, negli archivi e negli osservatori di tutto il mondo. Uno degli aspetti più interessanti emerso dallo studio riguarda l’origine solare della tempesta, individuata nell’evoluzione di un gruppo di macchie di modeste dimensioni osservato vicino al centro del disco solare.

Per quanto modesto, quel gruppo di macchie è stato in grado di innescare una delle tempeste geomagnetiche più estreme della storia.

«I risultati ottenuti mostrano che la tempesta del febbraio 1872 è tra le più estreme avvenute nella storia recente. Le sue caratteristiche sono paragonabili a quelle della tempesta Carrington del settembre 1859 e della tempesta della New York Railroad nel maggio 1921», dice Hisashi Hayakawa, assistente professore designato della Nagoya University e primo autore dello studio. «Ora sappiamo che negli ultimi due secoli si sono verificate tre tempeste geomagnetiche estreme e queste sono avvenute nell’arco di soli sei decenni: la minaccia per la società moderna legata a queste tempeste è reale».

«L’Inaf, con strumentazione dedicata in funzione presso vari osservatori a terra e in orbita, è molto attivo nel monitoraggio continuo del Sole, dell’eliosfera, della magnetosfera e della ionosfera terrestre», ricorda Ilaria Ermolli, ricercatrice dell’Inaf a Roma e parte del team che ha condotto lo studio, «con l’obiettivo di migliorare le conoscenze dei processi che determinano lo space weather, cioè le caratteristiche di quegli ambienti, e sviluppare competenze e modelli utili a mitigare gli effetti di eventi simili alla tempesta del febbraio 1872. L’Inaf, che coordinerà l’attività relativa allo space weather nel programma Pnrr Space It Up, conserva inoltre nei suoi archivi osservazioni storiche uniche per avanzare la conoscenza degli eventi estremi di space weather».

Il Sole si sta avvicinando al massimo del Ciclo solare 25, previsto nel 2024-2025. A seguito della maggiore attività solare nei prossimi anni sarà possibile osservare più facilmente regioni instabili nell’atmosfera del Sole e fenomeni aurorali nell’atmosfera terrestre.

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