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Odessa, scatta il coprifuoco aspettando l'attacco: «Ma noi restiamo qui». Paura per l'offensiva russa dalla Transnistria

Lunedì 11 Aprile 2022 di Mauro Evangelisti
Odessa, scatta il coprifuoco aspettando l'attacco: «Ma noi restiamo qui»

Nell’attesa della grande offensiva dell’esercito di Putin, Odessa si è fermata per un giorno. Il coprifuoco, che normalmente comincia alle 21, è durato per 24 ore. Vietato uscire per strada. L’esercito russo, in realtà, nelle ultime settimane è arretrato. Ha frenato la spinta sulla vicina Mykolaiv, un’ottantina di chilometri a Est da Odessa, e si è raccolto a Kherson. Allo stesso tempo, però, periodicamente ci sono allarmi ed esplosioni causate dalle azioni dei russi. 

Una settimana fa i missili hanno colpito una raffineria, provocando un enorme incendio in un quartiere periferico; l’altro giorno è stato colpito un magazzino vicino al porto, anche se non si è capito se si trattava di un atto di sabotaggio o di un lancio di razzi, che solitamente partono o direttamente dalla vicina Crimea o dalle navi russe che si avvicinano minacciose alla costa. «Ormai - spiega Ugo Poletti, italiano che vive in città ed è editore e direttore dell’Odessa Journal - le sirene degli allarmi sono costanti, quotidiane, ci stiamo abituando. Eppure, solo una minoranza della popolazione di Odessa ha lasciato la città, penso non più del 20 per cento». Prevale l’orgoglio di chi vuole resistere e di chi non vuole rinunciare a una parvenza di normalità: i supermercati hanno merce negli scaffali, le farmacie sono aperte, fino alle 8 di sera si può mangiare e bere nei ristoranti (c’è il tempo per tornare a casa visto che alle 9 scatta il coprifuoco normalmente). Racconta Sergej, un giornalista di Odessa: «Ci sono all’orizzonte problemi economici, perché in tanti hanno perso il lavoro, alla lunga questa situazione diventerà più difficile. Ci aspettiamo che i russi possano attaccare da ogni direzione, ma non pensiamo che l’offensiva sia imminente». La decisione del coprifuoco di 24 ore di ieri, imposto dalle autorità di Odessa, ha una ragione legata alla data del 10 aprile: ogni anno si ricorda la liberazione dai Nazisti, avvenuta nel 1944. «Tutti vanno in un parco, sul porto, intitolato al poeta Taras Shevchenko, tradizionalmente si lasciano dei fiori» ricorda Poletti. Le autorità cittadine hanno pensato che migliaia di persone, in un’area così vicina al mare, potessero diventare un comodo bersaglio per gli attacchi russi e per questo hanno imposto il coprifuoco per l’intera giornata. Da oggi si tornerà alla normalità. 

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Perché si dice che i russi potrebbero arrivare da tutte le direzioni? Odessa è il porto più importante dell’Ucraina, città di straordinario valore storico, si trova a Ovest sul Mar Nero. L’obiettivo dei russi è conquistare, progressivamente, da Est a Ovest, tutta la costa, partendo dal Donbass per raggiungere il confine occidentale. A Mykolaiv, però, hanno trovato una inattesa e veemente resistenza, che li ha costretti a fermarsi, a ripiegare su Kherson, città che controllano, ma dove sono frequenti le coraggiose proteste della popolazione. Anche ieri il vice capo del consiglio regionale di Kherson, Yury Sobolevsky, ha documentato con un video su Facebook quanto successo: l’esercito russo ha sparato sulla folla per disperdere una manifestazione, mentre l’ex capo dell’amministrazione regionale è stato rapito per le sue posizioni contrarie all’occupazione dei militari di Putin. Sempre ieri, nella vicina Mykolaiv, è stato abbattuto un caccia russo. Insomma, da Est la situazione è tutt’altro che semplice per i russi. C’è però la possibilità che sfruttino la base di Sebastopoli, nella vicina Crimea controllata dal 2014, con l’invio di navi. Infine, l’incognita occidentale: secondo un bollettino dell’intelligence del Regno Unito, per sopperire alle perdite di soldati sul campo, Mosca non solo sta richiamando unità congedate dal servizio militare dal 2012, ma punta anche a reclutare uomini dalla Transnistria, repubblica autoproclamata ma non riconosciuta praticamente da nessun Paese, che formalmente si trova nel territorio della Moldavia. Lì ci sono anche truppe russe, ma comunque si parla di numeri molto bassi, attorno a 2.000. 

Odessa aspetta e resiste. Attorno ai monumenti, a partire dalla statua di Caterina II, sono rimaste le montagne di sacchi di sabbia, simbolo della lunga attesa, tra coprifuoco, allarmi antiaerei e lanci di missili. Ieri l’arcivescovo di Kiev, Sviatoslav Shevchuk, ha detto: «Le nostre preghiere speciali vanno a Odessa. A Odessa è stato introdotto il coprifuoco 24 ore su 24. E nonostante fosse domenica, e tutti noi ci siamo recati nelle nostre chiese per partecipare alla Divina Liturgia, i credenti di Odessa non hanno potuto farlo. Per questo preghiamo soprattutto per Odessa. Per la città sul Mar Nero, che è una perla dell’Ucraina».
 

Ultimo aggiornamento: 17:25 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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