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Pakistan, Khan proclama la vittoria. Dopo gli attentati le accuse di brogli

Giovedì 26 Luglio 2018 di Erminia Voccia
Imran Khan

Le elezioni generali del 25 luglio potrebbero essere definite le più fosche nella storia del Pakistan. Di sicuro sono state le più sanguinose della storia moderna del Paese asiatico e anche le più controllate dai militari che rispetto al voto del 2013 hanno aumentato di 5 volte la presenza di uomini della sicurezza ai seggi. Intimidazioni e interferenze da parte dei militari e dei servizi segreti erano già state denunciate dagli esponenti di diversi schieramenti politici durante la campagna elettorale. Alcuni candidati sono stati indotti a cambiare schieramento, mentre altri sono stati allontanati dalla competizione elettorale con accuse discutibili. Nelle settimane precedenti al voto c'è stato un sensibile aumento degli episodi di violenza e degli attacchi terroristici ad opera di gruppi estremisti. L'ultimo, rivendicato dallo Stato Islamico, si è verificato proprio il 25 luglio all'uscita di un seggio elettorale nella città di Quetta. La scia di attentati ha causato più di 150 morti, ma oltre al sangue, sul voto in Pakistan si è stagliata anche l'ombra dei brogli.

Il sospetto che il risultato delle urne sia stato manomesso dall'esercito, ancora saldamente a capo del Paese nonostante le lezioni generali del 2018 sanciscano il secondo trasferimento del potere da un governo civile all'altro, è diventato molto più forte quando gli ispettori dei vari partiti sono stati allontanati dai seggi e quando sono state diffuse le notizie sui ritardi nella conta dei voti. Per la Commissione Elettorale del Pakistan, i ritardi sono da attribuire a un guasto al sistema elettronico che ha costretto gli scrutinatori a preferire il metodo manuale. Il presidente della Commissione ha però risposto alle accuse di manipolazioni difendendo la correttezza delle operazioni.



Anche se mancano ancora i dati definitivi, il risultato delle urne è scontato. Al primo posto negli exit poll e quindi favorito a diventare il nuovo primo ministro del Pakistan è l'ex coach di cricket Imran Khan che prima di dedicarsi alla politica ha portato la nazionale pakistana a vincere la Coppa del Mondo. Il suo partito, il Tehreek -i- Insaf (o Pakistan Movement for Justice o PTI) ha già rivendicato la vittoria, ma con difficoltà avrebbe raggiunto la quota di 119 seggi in seno all'Assemblea Nazionale, lontano quindi dalla soglia dei 137 seggi necessari per ottenere la maggioranza. Dietro il PTI e quindi seconda forza politica del Pakistan ci sarebbe il Pakistan Muslim League- Nawaz (PML-N), partito dell'ex primo ministro Nawaz Sharif, fermo a 61 seggi. Lo scontro maggiore tra PTI e PML-N si gioca nella provincia del Punjab dove si concentra il 60% della popolazione del Pakistan e dove il Muslim League- Nawaz ha governato per più di dieci anni, migliorando la rete di infrastrutture locali. Al terzo posto il Pakistan People Party o PPP, guidato dal figlio 29enne della premier Benazir Bhutto assassinata nel 2007.



Dietro il Pakistan Movement for Justice ci sarebbero proprio i militari, Khan però non lo ha mai ammesso e ha portato avanti la sua corsa per la leadership giocando su temi populisti e interpretando a proprio favore l'ansia di rinnovamento del popolo pakistano. «È un momento di cambiamento per il Pakistan», ha urlato quando nella notte è apparso ai suoi sostenitori radunati in strada a Lahore. La sua vittoria segnerebbe un momento di rottura nella dominazione decennale delle famiglie Bhutto and Sharif, i cui membri hanno ricoperto le cariche di primo ministro o di presidente del Pakistan. Khan si è presentato come un difensore della lotta alla corruzione che a suo dire contraddistingue le elite politiche e che avrebbe spinto il Paese verso una grave crisi economica. Ha giocato a favore di Khan la condanna a 10 anni di carcere per corruzione dell'ex primo ministro Nawaz Sharif, dichiarato fuori dai giochi con l'accusa di aver acquistato un appartamento di lusso a Londra usando compagnie offshore. Sharif però ha negato tutto, ma dietro la sua estromissione ci sarebbe ancora una volta la mano dei militari. Shehbaz Sharif, candidato del Pakistan Muslim League- Nawaz (PML-N) al posto del fratello Nawaz, ha cercato di trasformare le elezioni in un “referendum sulla democrazia”. Insieme al Pakistan People Party, il PML-N ha denunciato le irregolarità del voto definendo senza giri di parole l'ingerenza dell'esercito “un attacco alla democrazia del Pakistan”.

Khan è islamista e devoto alla religione. La sua promessa di instaurare un “welfare state islamico” si scontrerà con il debito pubblico che in Pakistan è in costante ascesa, tanto che presto il Paese potrebbe trovarsi nella condizione di chiedere un secondo prestito al Fondo Monetario Internazionale nell'arco di 5 anni. Non solo, a terrorizzare le minoranze c'è anche la promessa di del PTI di adottare una legge contro la blasfemia, per cui verrebbe incriminato chiunque sia ritenuto colpevole di aver offeso l'Islam.

Le relazioni internazionali sono state il grande assente nella campagna elettorale, ma Khan, una volta insediato, dovrà affrontare la questione del controllo del Kashmir che ancora divide Pakistan e l'odiata India, i cui negoziati sono ad un punto morto. L'ex stella del cricket è sempre stato aspro contestatore della campagna dei droni lanciata dalla Cia in alcune regioni tribali del Pakistan che com'è noto hanno causato numerose morti tra i civili. Khan tuttavia sarà indotto a rivedere le sue posizioni anti-americane, anche per non inimicarsi l'esercito, il principale beneficiario degli aiuti di Washington alla sicurezza e alla difesa nazionali. Quello che con ogni probabilità sarà il futuro premier sa bene che il Pakistan svolge un ruolo fondamentale nella difficile trattativa tra governo di Kabul, Stati Uniti e Talebani per il processo di pace in Afghanistan ed è una fondamentale base di appoggio per la missione della Nato ISAF nel vicino Paese himalayano. In questo la vittoria di Khan potrebbe essere l'unica notizia positiva, visto che nessuno più di lui avrebbe a cuore la soluzione della questione afghana. Imran Khan inoltre punta anche sul supporto della Cina, alleata di Islamabad, che nei prossimi anni ha in cantiere di aumentare la sua influenza sul Pakistan attraverso una serie di investimenti.

Le elezioni generali del 25 luglio sono quindi state elezioni farsa e questo oltre a segnare una sconfitta per la democrazia, denota il peso che ancora ha l'esercito nella vita pubblica e nella definizione degli obiettivi di politica nazionale ed estera. Il dato è ancora più preoccupante dal momento che il Pakistan è una potenza nucleare in costante conflitto con la vicina l'India.

 

Ultimo aggiornamento: 27 Luglio, 06:15 © RIPRODUZIONE RISERVATA