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Usa 2020, l'election day è il 3 novembre: ma 17 milioni di americani hanno già votato

Giovedì 15 Ottobre 2020 di Anna Guaita

NEW YORK – Cinque, sei, sette ore in fila. In Georgia c’è chi per votare è stato in attesa fino a 11 ore, dall’alba alla sera. Le file composte si snodavano in Ohio, Texas, Georgia. Molti si sono portati una sedia pieghevole, altri si riparano sotto un ombrellone. Tutti sono preparati alla lunga attesa, e hanno con sè panini e acqua, e spesso un iPad per godersi un film nell'attesa.  Mentre scriviamo si calcola che almeno 17 milioni di americani abbiano già votato per le presidenziali, avvalendosi del cosiddetto “early vote”, il voto anticipato.

Eppure il giorno del voto è il 3 novembre, cioé come detta una legge del 1845, «il primo martedì dopo il primo lunedì nel mese di novembre». Per noi europei le immagini di milioni di americani che vanno alle urne con giorni, anzi settimane di anticipo sulla data fissata dalla legge è incomprensibile. Una grande vittoria della nostra democrazia è stata dopotutto di ottenere che si voti nel fine settimana, tutti insieme.

Ma per gli Stati Uniti, è il voto anticipato a essere una conquista democratica. 

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La data del «primo martedì dopo il primo lunedì nel mese di novembre» fu fissata nel 1845 per ovviare al problema della confusione che era regnata fino ad allora per il fatto che i vari Stati votavano tutti in date diverse, durante l’autunno. Nel decidere una data valida per tutti gli Stati, si dovevano però tenere da conto i bisogni di un Paese religioso ed essenzialmente agricolo e molto vasto, in cui ci voleva un viaggio di ore se non giorni per arrivare al seggio. Tutti furono d’accordo nel bocciare il fine settimana, perché la domenica si andava a Messa. Ma il mercoledì era generalmente giorno di mercato. Così si puntò sul martedì, nel mese di novembre, che non è troppo freddo o nevoso e permetteva quindi di spostarsi con una certa facilità. E poi, con il raccolto finito, nelle campagne cominciava il periodo di riposo invernale.

Tutti questi ragionamenti non valgono più in un Paese fortemente inurbato, e in un sistema lavorativo che non concede vacanza per il giorno di voto. L’idea di aprire i seggi per una, due o anche tre settimane prima del voto ufficiale è stata dettata proprio dal bisogno di venire incontro a chi altrimenti non potrebbe votare perchè non si può prendere un giorno di permesso.

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Tuttavia quest’anno le cose sono complicate anche dalla presenza del virus, e da qui le lunghe file: centinaia di migliaia di persone preferiscono andare al seggio prima del 3 novembre per la paura che quel giorno l’affollamento sarà anche peggiore. Milioni hanno dal canto loro scelto di votare per corrispondenza, un altro metodo di voto che una volta era riservato ai militari e ai cittadini residenti all’estero e adesso è concesso in quasi tutti gli Stati, e anzi in tre Stati (Colorado, Hawaii e Oregon) è l’unico tipo di voto previsto.

Si capisce dunque perchè i commentatori non parlino più dell’«election day», ma dell’«election season», la stagione elettorale. Di fatto, la «stagione» è cominciata 46 giorni prima dell’election day, nel Minnesota, il primo nel 2020 a concedere l’early voting, seguito dal Michigan, Illinois, California, ecc. 

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Alcuni analisti pensano che l’altissimo numero di americani che ha già votato di persona o per posta è un segnale positivo per Biden, poiché i dati dimostrano che la maggior parte dei votanti finora è stata democratica. I repubblicani rispondono però ricordando che la maggioranza dei repubblicani intende votare di persona, il 3 novembre, e quindi le due tendenze si annulleranno a vicenda.

Per chi volesse seguire le statistiche, consiglio di seguire il sito curato da Michael McDonald, professore di Scienze Politiche presso la University of Florida. Per chi fosse curioso di vedere la grande varietà di metodi di voto e organizzazione dei vari Stati, può essere rivelatore dare un’occhiata a questa scheda della U.S. Vote Foundation, un’organizzazione super partes, non a scopo di lucro.

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre, 07:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA