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Proteste e vecchie ruggini, tensione tra Tokyo e Mosca

Lunedì 4 Aprile 2022 di Pio d'Emilia
Proteste e vecchie ruggini, tensione tra Tokyo e Mosca

Un paio di anni fa, quando a Hong Kong erano ancora in corso le proteste popolari contro le nuove leggi che il governo centrale di Pechino voleva imporre all’ex colonia inglese, era abbastanza comune per i negozi e le catene cinesi subire dei danni, più o meno gravi. Ricordo che una volta venne presa di mira la Hsbc, la Banca Commerciale di Shanghai, la cui sede centrale, a Kowloon, venne seriamente danneggiata. Un atto vandalico che in quei giorni sarebbe stato poi seguito da molti altri, ma che nel caso specifico si rivelò essere un madornale errore. La Hsbc, infatti, nonostante il nome, è di proprietà di Taiwan, l’“isola ribelle”, come la definiscono le autorità di Pechino, le quali sostengono che prima o poi, in un modo o nell’altro, dovrà rientrare sotto la sovranità della Cina. Un gruppo di cittadini – non necessariamente quelli che si erano resi responsabili del devastante assalto notturno – acquistò spazio sui giornali “vicini” alla protesta (e oggi chiusi) per chiedere scusa. E nel giro di pochi giorni, squadre di volontari si misero al lavoro per riparare i danni. Un bell’esempio di “ravvedimento operativo”.

La stessa cosa è avvenuta nei giorni scorsi a Tokyo, nella Piazza Rossa. Che non è una piazza fotocopia della famosa piazza di Mosca dove sorge la cattedrale di San Basilio e il Cremlino (nemmeno i giapponesi arrivano a tanto, e poi in Giappone le piazze non esistono), bensì un negozio che vende tutti prodotti tipici russi, dalla Vodka di prima qualità a caviale, colbacchi e matrioske. Qualche giorno fa gli impiegati del negozio – che sorge nella scintillante Ginza (la via Condotti di Tokyo) hanno trovato l’entrata danneggiata e le vetrine deturpate da scritte anti russe e anti Putin. Ci sta, per carità, sta avvenendo in tutto il mondo. Peccato però che la proprietà del negozio sia di imprenditori ucraini, così come ucraini – e di altri paesi slavi, ex appartenenti all’Urss – sono la maggior parte dei dipendenti. Un fatto di cronaca comunque rilevante, in un Paese noto per la pressoché assoluta assenza di questo tipo di reati ed in genere tra i più “sicuri” del pianeta. Eppure della cosa si sono accorti solo i tabloid: sul resto dei media, silenzio assoluto. 

Il Nikkan Gendai – che tira comunque un milione di copie – è voluto andare a fondo, e ha mandato un suo reporter a sentire gli umori della proprietà, dei dipendenti e anche dei clienti. «Nulla di che, è stato un piccolo incidente, un errore. Abbiamo già rimediato – ha dichiarato tale Vlad, uno dei manager del negozio, che non ha voluto dare le sue generalità complete, ma ha confermato di essere ucraino. «Ma avete paura di ulteriori minacce, ritorsioni, aggressioni?» Chiede il giornalista. «No no, anzi da qualche giorno riceviamo tante telefonate di solidarietà ed è un viavai continuo di vecchi e nuovi clienti che ci esprimono il loro supporto», la risposta.

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Ma se sulla Piazza Rossa, versione tokyoita, si respira aria di solidarietà e fratellanza tra vari popoli slavi, non sempre è così nei quartieri notturni frequentati da russi. Che anche in tempi normali diciamo che non sono tra i “gaijin” (cittadini stranieri) più graditi. Il Giappone rivendica infatti un gruppo di isole a nord di Hokkaido, le Curili Meridionali, che i sovietici hanno occupato sul finire della guerra e che i russi non hanno nessuna intenzione di restituire. Specie ora che il Giappone ha deciso di sostenere senza alcun tentennamento le sanzioni contro Mosca.

Uno di questi quartieri è Kinshicho, nella parte orientale della città. «Fino a qualche tempo fa ci spacciavamo per russe – racconta tale Anna, di nazionalità moldava, cameriera presso un pub aperto fino a tardi – le russe qui erano molto popolari e le mance erano garantite. Ora è cambiato tutto. Alcune di noi sono state licenziate e sono le russe a spacciarsi per ucraine…». 

E in rete si leggono messaggi inusuali, per il Giappone, sul tipo di «russi tornatevene a casa» e similari anche più pesanti. «Ci sono certi clienti che ora ci chiedono lo sconto – confessa una ragazza russa che lavora nel mondo del “mizu shobai”, il cosiddetto “business dell’acqua”, eufemismo con il quale in Giappone si indicano le varie forme di intrattenimento notturno, ivi compresa la prostituzione – e ci trattano male. Come se fosse colpa nostra quello che sta succedendo. Questa guerra non ci riguarda, la maggior parte delle mie amiche sono ucraine, e continueranno ad essere mie amiche». Per curiosità, sono andato a fare un salto alla “Piazza Rossa”, per vedere che aria tira. Le scritte anti Putin sono scomparse, e al loro posto c’è un cartello: «Auspichiamo con tutto il nostro cuore che la pace torni presto». Ma il negozio era vuoto. 

Ultimo aggiornamento: 10:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA