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Putin accusa la Nato, ma evita l'escalation: «No alla guerra totale». Macron: non si ottiene la pace umiliando Mosca

Martedì 10 Maggio 2022 di Mauro Evangelisti
Putin accusa la Nato, ma evita l'escalation: «No alla guerra totale». Macron: non si ottiene la pace umiliando Mosca

Emaciato, malinconico, perfino sintetico in un discorso di appena 11 minuti. Vladimir Putin alla parata della piazza Rossa non ha annunciato una vittoria in Ucraina che, dopo due mesi e mezzo e molti cadaveri, ancora non c’è. Neppure ha chiamato alla mobilitazione totale o ventilato la follia delle armi nucleari, anzi ha messo in guardia di fronte ai rischi di «una guerra totale». 

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In fondo, a volere analizzare con distacco le sue frasi, ha delimitato i confini di una possibile negoziazione quando ha detto che la Russia è stata «costretta» a intervenire in Ucraina per difendere Donbass e Crimea dalla Nato. Le altre frasi erano dal prevedibile manuale della retorica di questa invasione: «Non rinunceremo mai al nostro amore per il Paese, alla fede, ai valori tradizionali, ai costumi ancestrali e al rispetto per tutti i popoli e le culture. Quanto all’Occidente, sembra determinato a cancellare questi valori millenari». Il concetto della «guerra preventiva»: «I Paesi della Nato non hanno voluto ascoltarci, quando lo scorso dicembre abbiamo proposto di definire un accordo sulla sicurezza. Significa che avevano altri progetti. Avevano preparato apertamente un’altra operazione punitiva nel Donbass, una aggressione nelle nostre terre storiche, inclusa la Crimea. A Kiev si è parlato di ripristinare le armi nucleari. Il blocco Nato ha iniziato a militarizzare i territori vicino ai nostri confini. E questo per noi rappresentava una minaccia inammissibile ai nostri confini».

E poi il parallelismo tra la vittoria nella seconda guerra mondiale contro i nazisti (con i quali per la verità l’Urss inizialmente era alleata) e l’aggressione dell’Ucraina. Ha detto Putin rivolto alle forze armate e alle milizie del Donbass: «Voi combattete per la patria, per il suo futuro, perché nessuno possa scordare le lezioni della seconda guerra mondiale, perché non ci sia posto nel mondo per criminali nazisti». Non secondaria però un’altra frase del leader russo: «Rendiamo onore ai soldati americani, britannici e francesi che hanno contribuito a sconfiggere il nazismo». Infine, il passaggio sui soldati russi morti in Ucraina e la rassicurazione che le famiglie non saranno lasciate sole.

 

CONFRONTO
«Difesa del Donbass e della Crimea» ha detto Putin. Da qui che può ripartire la trattativa con Kiev, ferma, quanto meno “in presenza”, dal 29 marzo, anche se i colloqui on line, a distanza, stanno proseguendo. In parallelo, Zelensky, ha proposto una immagine meno ingessata, oltre che più vigorosa grazie all’età che gioca dalla sua parte: è comparso in un video, con camicia e pantaloni verde militare, per le strade del centro di Kiev, con una inquadratura mentre cammina stile videoclip di Bitter Sweet Symphony dei Verve e un abile montaggio di immagini. Se Putin ha parlato della necessità di fermare «la Nato e i suoi satelliti che hanno puntato sui neonazisti e sui seguaci di Bandera (politico ucraino che negli Anni 40 collaborò con i nazisti)», Zelensky nella clip ha ribaltato l’accusa: «Colui che sta ripetendo oggi gli orribili crimini del regime di Hitler, seguendo la filosofia dei nazisti e replicando tutto quello che hanno fatto, è condannato. Perché è stato maledetto da milioni di antenati quando ha cominciato ad imitare il loro assassino. E allora perderà tutto». Zelensky ha rivendicato il ruolo degli ucraini nella seconda guerra mondiale e concluso: «Presto avremo due vittorie da festeggiare». Eppure, al di là delle schermaglie retoriche, il profilo di Putin, se non basso comunque controllato, e alcune sfumature di Zelensky, sembrano aprire a un possibile inizio di un percorso di negoziazione reale.

UNIONE EUROPEA
In questo senso va letta anche la dichiarazione di Emmanuel Macron, che ieri, a Strasburgo, alla cerimonia di chiusura della Conferenza sul futuro dell’Europa, ha fatto alcuni passaggi a favore del dialogo: «Non dobbiamo cedere alla tentazione dei revanscismi. Domani avremo una pace da costruire e dovremo farlo con Ucraina e Russia attorno al tavolo. Ma questo non si farà né con l’esclusione reciproca, e nemmeno con l’umiliazione». Ancora: «Noi non siamo in guerra con la Russia, ma aiutiamo l’Ucraina a preservare la sua integrità territoriale. Continueremo ad adottare le sanzioni contro la Russia per fermare la guerra, ma agiremo anche responsabilmente per evitare che il conflitto si espanda oltre. La pace va anche costruita portando al tavolo la Russia e l’Ucraina: con quali termini, lo decideranno loro».

E allora è utile tornare sulla piazza Rossa. E mettere insieme alcuni segnali. Putin ha partecipato alla marcia con i discendenti dei combattenti nella seconda guerra mondiale, mostrando la foto di suo padre. E ha reso omaggio anche a quelli di Odessa e Kiev, ma in Ucraina hanno notato che nel frattempo in quelle città c’erano gli allarmi bombardamenti. E come valutare l’annullamento dello show aereo, con i caccia che avrebbero dovuto formare un’enorme lettera Z, simbolo della feroce aggressione all’Ucraina? La versione ufficiale chiama in causa le condizioni meteorologiche, ma è poco credibile: tutti gli osservatori parlano di una bella giornata e lo stop ha interessato anche le esibizioni aeree di tutte le cerimonie previste nelle altre città della Russia. E se la “Z” alla fine è stata poco presente, la simbologia più ripetuta, sia sul giaccone di Putin sia sui carri armati, era quella del Nastro arancione e nero di San Giorgio, l’onorificenza militare più importante in epoca zarista, riproposta con forza in quella putiniana. Per il 77° anniversario della sconfitta dei nazisti, a Mosca sono sfilati 11 mila uomini.

Secondo quanto anticipato dal ministero della Difesa, «131 tipi di armi, per la prima volta attraverseranno la piazza Rossa come parte di una colonna con mezzi corazzati, i moderni sistemi di razzi a lancio multiplo Tornado-G da 122 mm dotati di guida automatizzata e di un sistema di controllo del fuoco. E poi i carri armati T-72B3M, T-90M Proryv, T-14 Armata, veicoli da combattimento di fanteria Kurganets, BMP-2 Berezhok, BMP-3, veicoli corazzati Typhoon-K, Typhoon-VDV, Tiger-M. E ancora i sistemi missilistici tattici operativi Iskander e sistemi di missili a lancio multiplo Tornado-G». L’elenco è ancora più lungo, ma molti analisti hanno notato come i mezzi militari più sofisticati siano stati usati durante la parata, mentre in Ucraina i russi si siano presentati con carri armati vecchi e poco funzionali. Non è passato inosservata l’assenza generale Valery Gerasimov, il capo di Stato maggiore. Nei giorni scorsi era emersa la notizia di un suo ferimento nella regione di Kharkiv.
 

Ultimo aggiornamento: 11 Maggio, 12:45 © RIPRODUZIONE RISERVATA