Putin a Roma, città blindata. Dal Papa, poi al Colle e cena con Conte

Giovedì 4 Luglio 2019 di Giuseppe D'Amato

Agenda ricca di punti da trattare quella di Vladimir Putin nei suoi incontri romani. Le crisi in Ucraina, in Libia, in Venezuela, la complessa questione atomica iraniana e le sanzioni europee contro Mosca spiccano al di sopra delle tematiche economiche, centrali soprattutto nell'ottimo rapporto italo-russo, da oltre due decenni definito come strategico.

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In Vaticano si parlerà in particolare della guerra congelata in Ucraina orientale, dove si continua a morire. Dal 2014, dati Onu, hanno perso la vita 13mila persone e quasi due milioni sono stati gli sfollati. Il presidente Usa Trump, la scorsa settimana al G20 giapponese, ha chiesto a Vladimir Putin di liberare i marinai ucraini arrestati dopo la scaramuccia di Kerch e detenuti in un carcere federale dal novembre scorso.

IL VATICANO
Facilmente Papa Francesco non tralascerà di segnalare che un gesto di buona volontà da parte del Cremlino - proprio adesso che a Kiev si è appena insediato un nuovo presidente e ci si appresta a rinnovare il 21 luglio il Parlamento nazionale - potrebbe aprire scenari positivi. La Santa Sede ha in passato riconosciuto che l'intervento russo in Siria ha salvato le comunità cristiane che rischiavano di scomparire per la guerra civile. Vladimir Putin, che porta sul petto un crocifisso, anela a passare alla storia come il difensore della cristianità d'oriente.

Con le autorità italiane la crisi in Libia rimane un punto dolente. Roma appoggia il premier internazionalmente riconosciuto Serraj, mentre il Cremlino è vicino all'uomo forte di Cirenaica, il generale Haftar, che come hanno denunciato dai britannici è sostenuto anche da contractors privati russi. In novembre i capi delle intelligence italiana e federale hanno avuto un incontro a Mosca, che successivamente ha ospitato pure colloqui con i due leader libici in conflitto. La Russia è stata presente alla Conferenza di Palermo, organizzata dall'Esecutivo tricolore, ma passi in avanti da allora non sono stati fatti. Anzi, il generale Haftar ha di recente lanciato una sua offensiva ed è di poche ore fa la notizia del bombardamento di un rifugio per migranti. L'Italia spera nell'intercessione federale per portare a più miti consigli l'uomo forte di Cirenaica ed indirettamente fermare l'ondata migratoria verso il nostro Paese.

In passato, proprio in Libia italiani e russi hanno fatto insieme ottimi affari, in particolare in campo energetico, settore in cui le rispettive compagnie si definiscono «partner strategici». Roma è interessata anche al nascente forum Russia-Africa (formato copiato dai cinesi), che mira a rilanciare i rapporti del gigante slavo con il Continente nero per il XXI secolo. Quando c'è di mezzo la Russia la partita è come sempre globale.

Il Cremlino si attende che l'Italia mantenga immutata la sua posizione neutrale sulla crisi in Venezuela, Paese in cui Mosca è esposta per più di 17 miliardi di dollari. Il Cremlino, che sta con il presidente bolivariano Maduro contro il pro-occidentale Guaidó, chiede che i suoi interessi vengano rispettati anche in caso di cambio di leadership a Caracas.

Sullo spinosissimo dossier del nucleare iraniano, invece, Roma e Mosca sono sullo stesso fronte, ossia no alla cancellazione dell'accordo, siglato nel 2015 dopo anni di complesse trattative, come vogliono gli Stati Uniti ed Israele. I russi stanno creando un meccanismo per aggirare le sanzioni Usa, continuando ad avere rapporti economici con Teheran, meccanismo che agli europei non è finora riuscito di organizzare.

LE SANZIONI
Ed in ultimo le sanzioni Ue contro la Russia, definite dopo lo scoppio della crisi ucraina nel 2014. Come in ottobre a Mosca, nel corso della sua visita ufficiale, il premier Conte ribadirà che «le sanzioni non possono essere un fine, ma un mezzo per risolvere le divergenze». Roma nella pratica non si è mai smarcata dalle dure posizioni assunte dai Ventotto e con la nuova Commissione europea, che si profila all'orizzonte, difficilmente si prevede possa esserci maggiore spazio di manovra.

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