Qatargate, stop alle lobby degli ex eurodeputati: c’è il divieto fino a 2 anni

Metsola presenta il piano anti-corruzione «Fare presto per ridare fiducia ai cittadini»

Qatargate, stop alle lobby degli ex eurodeputati: c’è il divieto fino a 2 anni
Qatargate, stop alle lobby degli ex eurodeputati: c’è il divieto fino a 2 anni
di Gabriele Rosana
Venerdì 13 Gennaio 2023, 00:16 - Ultimo agg. 09:52
5 Minuti di Lettura

Al Parlamento europeo come in Commissione: chiunque, dismessi i panni da deputato Ue, voglia passare dall’altro lato della barricata, e vestire quelli da lobbista, dovrà prima far trascorrere un periodo di transizione, una pausa per neutralizzare possibili conflitti d’interesse che potrà spingersi fino a due anni. È la misura, simile a quella che si applica già agli ex commissari Ue, con cui l’Eurocamera vuole rispondere al Qatargate e stroncare il “metodo Panzeri”, così da impedire agli ex europarlamentari di muoversi liberamente tra Bruxelles e Strasburgo nella nuova veste, utilizzando il vecchio badge blu notte e la rete di contatti sviluppata nella “bolla Ue”. 

Qatargate, Silvia Panzeri resta ai domiciliari. Il legale: «I 200mila euro compensi frutto della sua professione»

La norma è contenuta, insieme ad altri provvedimenti, nel piano in 14 punti che ieri la presidente Roberta Metsola ha presentato alla conferenza dei capigruppo, dai quali ha ricevuto «pieno supporto», incassando il mandato di andare avanti con il pacchetto. «Lo faremo velocemente», ha assicurato la presidente maltese, che ha incaricato l’amministrazione di mettere in piedi una task force con il compito di attuare le modifiche (per alcune sarà sufficiente una decisione della presidenza, per altre un passaggio dalla plenaria per emendare il regolamento).

 

Ma non si tratta che della prima fase della stretta anti-corruzione annunciata già a dicembre da Metsola, parlando al summit dei leader dei Ventisette a Bruxelles: «Integrità, indipendenza, responsabilità. Queste riforme immediate sono il primo passo, ma serve una più ampia revisione del funzionamento dell’Eurocamera», per «ricostruire la fiducia e riaffermare il Parlamento europeo come istituzione moderna e aperta».
Oltre allo stop fino a due anni alle attività di lobbying una volta finito il mandato, gli ex membri dell’Europarlamento si vedranno negare l’accesso permanente alle sedi (dove oggi hanno anche a disposizione degli uffici di passaggio, per quanto di rado utilizzati), sostituito da accrediti giornalieri individuali, senza la possibilità di far entrare ospiti, e sulla base dei quali andrà dichiarata pure la ragione della visita.
Anche gli eurodeputati e i loro assistenti dovranno d’ora in poi mettere nero su bianco i dettagli degli incontri che avranno con lobbisti, intermediari e rappresentanti delle Ong, così come precisare l’entità di eventuali regali ricevuti e far menzione dei viaggi in Paesi extra-Ue: un obbligo che finora era previsto soltanto per i relatori e per i presidenti di commissione.

I deputati Ue dovranno inoltre dichiarare con precisione i loro interessi finanziari e pure eventuali secondi lavori (che, non essendo prevista alcuna incompatibilità, potranno tuttavia continuare a esercitare); informazioni che saranno raccolte in un’apposita sezione del portale dell’istituzione. E chiunque, dall’esterno, vorrà entrare nei palazzi di Bruxelles e Strasburgo, oltre all’iscrizione nel registro della trasparenza d’ora in poi dovrà firmare un elenco. Stop pure ai gruppi informali d’amicizia con i Paesi terzi (quello con il Qatar fu sospeso pochi giorni dopo l’esplosione dello scandalo), mentre i collaboratori degli eurodeputati non potranno ricoprire ruoli di responsabilità nelle Ong.

«Siamo ottimisti sul fatto che per una volta l’Eurocamera possa lavorare in maniera unitaria», ha detto l’europarlamentare leghista Marco Zanni, capogruppo di Identità e democrazia. E di «buon inizio» ha parlato pure Iratxe García Pérez, presidente dei Socialisti & Democratici: «Possiamo essere più ambiziosi per aumentare la trasparenza», ha aggiunto. L’S&D vorrebbe, in particolare, norme a tutela degli informatori. Critica, invece, la leader della Sinistra Manon Aubry, secondo la quale «il piano d’azione affossa in parte la risoluzione votata un mese fa dalla plenaria: mancano, ad esempio, l’istituzione di un’autorità etica e di una commissione d’inchiesta sul Qatargate, o regole più precise sui guadagni degli eletti».

NUOVE DIMISSIONI

Intanto, mentre l’S&D ha deciso di puntare sulla figura non divisiva del lussemburghese Marc Angel per riconquistare la vicepresidenza dell’Aula persa con la destituzione di Eva Kaili, a Bruxelles piovono altre dimissioni. Dopo la socialista belga Maria Arena, che ha lasciato la guida della sotto-commissione diritti umani dopo che il portale “Politico” ha svelato un viaggio a Doha pagato dal Qatar (condotta non vietata, ma che andava dichiarata), anche il collega di partito Marc Tarabella s’è fatto da parte dalla vicepresidenza della delegazione Ue-Golfo. Per lui e per l’italiano Andrea Cozzolino prenderà il via la prossima settimana l’iter per la revoca dell’immunità. La Camera di consiglio del tribunale di Bruxelles ha invece deciso di rinviare al 26 gennaio la decisione sulla custodia cautelare di Francesco Giorgi, compagno di Kaili ed ex braccio destro di Panzeri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA