Qualche ora in più con i genitori:
poi a Charlie verrà staccata la spina

Venerdì 30 Giugno 2017

I medici del Great Ormond Street Hospital di Londra hanno concesso un po' più di tempo ai genitori del piccolo Charlie Gard da trascorrere col figlio di 10 mesi prima che vengano staccati i macchinari che lo tengono in vita. Lo riporta Sky News. Qualche ora in più, concessa dall'ospedale, ma poi le macchine che tengono in vita il piccolo Charlie, il bimbo britannico affetto da una rara malattia genetica ritenuta incurabile, dovranno essere spente. «Morirà sapendo che lo abbiamo amato» hanno detto in mattinata i genitori, che volevano portare il figlio negli Stati Uniti per una cura sperimentale e invece hanno perso la battaglia legale terminata davanti alla Corte europea per i diritti umani. Non è stato comunicato quando Charlie non sarà più tenuto in vita ma i genitori avranno più tempo.

Il piccolo Charlie ha la sindrome per deplezione del Dna mitocondriale, una rarissima malattia genetica: per i suoi genitori c'è un medico negli Stati Uniti che potrebbe rianimarlo, con una terapia sperimentale, ma i medici inglesi non sono d'accordo e gli appelli fino alla Corte di Strasburgo si sono rivelati inutili.

La Corte per i diritti umani di Strasburgo ha  infatti deciso, martedì scorso, di ritenere inammissibile il ricorso presentato dai genitori del piccolo contro le sentenze con cui i giudici inglesi avevano stabilito di porre fine alle cure che consentivano di mantenere in vita il bimbo.  In un primo momento la Corte aveva intimato a Londra di sospendere l'applicazione delle sentenze dei tribunali inglesi, fintanto che non si fosse pronunciata sul ricorso. Una sospensiva durata però solo pochi giorni.  

Il 27 giugno è arrivata la decisione di respingere il ricorso presentato dai genitori del piccolo Charlie perché i giudici europei hanno ritenuto che non spetti a loro, almeno in questo caso, sostituirsi alle autorità nazionali. E questo, in virtù «del considerevole margine di manovra che gli Stati hanno nella sfera dell'accesso alle cure sperimentali per malati terminali e nei casi che sollevano delicate questioni morali ed etiche». La Corte ha dato tra l'altro peso al fatto che in Gran Bretagna «esiste una legislazione, compatibile con la Convenzione europea dei diritti umani, che regola sia l'accesso ai trattamenti sperimentali che la sospensione dei trattamenti per tenere in vita qualcuno». 

Ultimo aggiornamento: 21:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA