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Guerra mondiale? Quanto durerà il conflitto in Ucraina, perché la data del 9 maggio è superata e lo choc delle materie prime

Mercoledì 27 Aprile 2022 di Stefania Piras
Guerra mondiale? Quanto durerà il conflitto in Ucraina, perché la data del 9 maggio è superata e lo choc delle materie prime

Le esplosioni in Transnistria (Moldavia), il mega vertice di ieri a Ramstein (43 Paesi) che segna una svolta militare e quindi anche politica, la scelta della Svezia e della Finlandia che vogliono unirsi alla Nato, la Germania che arma e si riarma, il 9 maggio (data simbolo in cui si celebra con una parata a Mosca la Grande Guerra patriottica che è l'espressione russa usata per nominare la sconfitta del nazismo negli anni 40) è tra meno di due settimane e in due mesi di guerra tra Russia e Ucraina l'Unione Europea ha promosso incontri diplomatici sia con la Cina che con l'India. Messi in fila, sono i segnali di un conflitto che non è destinato a finire presto. Cinque giorni fa le previsioni della Casa Bianca parlavano di un mese ancora di combattimenti (quattro-cinque settimane) solo per capire l'esito della guerra in corso e delle ramificazione di lunga durata che sono destinate a influenzare, e forse a cambiare, la cartina geografica dell'Europa per i prossimi decenni. 

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Su questo punto non si può non registrare il disegno tratteggiato da Nikolai Patrushev, il segretario del Consiglio di sicurezza russo e uno dei più stretti consiglieri di Vladimir Putin. Patrushev in un'intervista al giornale governativo Rossiskaia Gazeta ha incolpato gli occidentali del rischio smembramento che corre l'Ucraina. Smembramento che, invero, è piuttosto conseguenza dei carri armati russi che avanzano dal 24 febbraio 2022 o dell'annessione russa della Crimea nel 2014 o delle azioni militari e politiche nel Donbass. C'è già pronto il nome di questo nuovo regno - ricavato dall'Ucraina smembrata - che restituirebbe l'immagine, il rango e l'orgoglio imperiale che secondo Putin merita la Russia: Novorossiya (nuova Russia) che corrisponderebbe all'Ucraina orientale e meridionale (in rosa nella mappa qui sotto divulgata da un giornalista della BBC nel 2014). Secondo diversi analisti, Putin vuole tagliare agli ucraini l'accesso al Mar Nero e creare una piattaforma per ulteriori attacchi.

  

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È anche vero che Putin ha dovuto cambiare i suoi obiettivi territoriali, però. Ha abbandonato la conquista delle aree centrali, compresa Kiev, e si sta concentrando nella parte orientale del Donbass. Allo stesso tempo si prepara a combattere la "guerra per procura" contro la Nato (copyright del suo ministro degli Esteri Sergei Lavrov). Il presidente russo ha detto che «la cosa più importante non sono i tragici eventi in Ucraina, ma rompere il sistema mondiale unipolare che è stato creato dopo il crollo dell'Unione Sovietica». 

La svolta che allarga l'Occidente (e allunga i tempi)

Il "gruppo di contatto" riunito a Ramstein - chiamato così non ha echi particolari - coinvolge 30 Paesi Nato, 4 Paesi del Pacifico, tre mediorentali e quattro africani. Si aggionerà una volta al mese. Il mondo intero, questo Occidente allargato, guarda all'Ucraina. E a Ramstein ha dimostrato di volerla aiutare. Ecco perché LLoyd Austin ha coniato un'espressione ieri: la Lega per l'Ucraina. Zelensky ha sempre chiesto armi per potersi difendere dall'invasione russa. L'arsenale promesso a Ramstein è significativo e comporta un passo in avanti: la collaborazione diventerà più stretta, basti pensare agli addestramenti tedeschi che saranno impartiti all'esercito ucraino per utilizzare le armi pesanti che riceverà (finora il grosso dei sistemi di attacco e difesa era di origine sovietica, inviato dagli ex Paesi satelliti dell'Urss). 

Il conflitto si allarga anche perché gli esponenti militari cominciano a parlarsi a distanza e ad abbozzare le regole di questa pericolosa estensione bellica. Il segretario delle Forze armate britanniche James Heappey ha detto che l'Ucraina è legittimata a utilizzare le armi occidentali per colpire obiettivi in Russia. Il suo omologo russo, Serghei Shoigu, ha risposto affermando che Mosca sarà legittimata a fare altrettanto, cioè colpire target ucraini dove si trovano anche consiglieri di Paesi occidentali. 

L'economia: shock delle materie prime come negli anni Settanta

Cosa succede nel mondo fuori? La guerra sta sconvolgendo gli equilibri e filiere economiche cruciali come quelle emergetiche e alimentari. La Banca Mondiale avverte che la guerra in Ucraina causerà e sta causando il «più grande shock delle materie prime» dagli anni '70. Ci saranno enormi aumenti di prezzo per il gas naturale, il grano, il cotone. I prezzi dell'energia sono destinati ad aumentare più del 50%, spingendo in alto le bollette per le famiglie e le imprese. Il più grande aumento sarà nel prezzo del gas naturale in Europa, il cui costo è destinato a più che raddoppiare. Si prevede che i prezzi scenderanno l'anno prossimo e nel 2024, ma anche allora rimarranno più alti del 15% rispetto all'anno scorso. La Banca Mondiale ha detto che questo significa che dai minimi di aprile 2020 fino ai massimi di marzo di quest'anno abbiamo visto «il più grande aumento in 23 mesi nei prezzi dell'energia dall'aumento del prezzo del petrolio del 1973», quando le tensioni in Medio Oriente mandarono i prezzi alle stelle. In Italia, il vicepresidente di Assolombarda Alberto Dossi ha dichiarato che un’impresa manifatturiera su 4 rischia di ridurre la produzione se il conflitto durerà oltre i prossimi 3 mesi. In Francia, in un'intervista al Nouvel Observateur, Jean Marc Cicuto, delegato sindacale di Leroy Merlin (azienda che ha deciso di rimanere in Russia), ha detto che sospendere la produzione rappresenterebbe «un cataclisma» per i 120 punti vendita e 45mila lavoratori su 150 mila presenti in tutto il mondo, calcolando un -20% di affari, stima che potrebbe mettere in pericolo l'intera sopravvivenza del colosso. 

La Russia produce circa l'11% del petrolio mondiale, la terza quota più grande, ma il rapporto della Banca Mondiale spiega che «le interruzioni derivanti dalla guerra dovrebbero avere un effetto negativo duraturo» poiché le sanzioni mettono in moto un meccanismo a lungo termine: le aziende straniere lasciano la Russia e l'accesso alla tecnologia si riduce. La Russia fornisce attualmente il 40% del gas dell'UE e il 27% del suo petrolio, ma i governi europei si stanno muovendo per sganciare i loro paesi dalle forniture dalla Russia.

L'indice dei prezzi alimentari delle Nazioni Unite mostra già che sono al loro massimo da quando sono iniziate le registrazioni 60 anni fa. Si prevede che il grano aumenterà del 42,7% e raggiungerà nuovi massimi storici in termini di dollari. Altri aumenti notevoli saranno del 33,3% per l'orzo, del 20% per la soia, del 29,8% per gli oli e del 41,8% per il pollo. Questi aumenti riflettono il fatto che le esportazioni dall'Ucraina e dalla Russia sono diminuite drasticamente. Prima della guerra i due paesi rappresentavano il 28,9% delle esportazioni globali di grano, secondo JP Morgan, e il 60% delle forniture globali di girasole - componente molto importante in numerosi alimenti trasformati - secondo S&P Global.

Anche i prezzi di altre materie prime, tra cui fertilizzanti, metalli e minerali, sono destinati a salire. I costi del legname, del tè e del riso sono tra i pochi previsti in calo. «Il grano è una delle esportazioni agricole più difficili da sostituire», secondo una nota di ricerca della Bank of America. Sottolinea che le cattive condizioni meteorologiche in Nord America e in Cina probabilmente aggraveranno l'impatto della riduzione delle forniture ucraine, cosa che continuerà perché la guerra ha interrotto la stagione di semina primaverile.

Le spedizioni di grano e semi oleosi dall'Ucraina sono diminuite più dell'80% a causa dei combattimenti e queste esportazioni perse, nel corso di un anno, «equivalgono a circa 10 giorni di approvvigionamento alimentare mondiale». L'amministratore delegato di Archer Daniels Midland, uno dei quattro grandi commercianti mondiali di materie prime alimentari, ha detto che non si aspetta che i prezzi scendano presto.

Peter Nagle, co-autore di questo rapporto choc della Banca Mondiale, ha detto che altri paesi possono aiutare a risolvere la carenza di fornitura causata dalla guerra dell'Ucraina nel medio termine. Tuttavia, un aumento previsto del 69% dei prezzi dei fertilizzanti quest'anno significa che «c'è un rischio reale che quando gli agricoltori cominceranno a usare meno fertilizzanti, le rese agricole diminuiranno».

La conclusione è semplice quanto cruciale: «Le prospettive per i mercati delle materie prime dipendono fortemente dalla durata della guerra in Ucraina» e dalle interruzioni che provocherà alle catene di approvvigionamento.

Ultimo aggiornamento: 30 Aprile, 14:14 © RIPRODUZIONE RISERVATA