Quarta dose vaccini: Israele sceglie solo i più fragili, l'Ungheria la propone a tutti

Venerdì 14 Gennaio 2022 di Erminia Voccia
Quarta dose vaccini: Israele sceglie solo i più fragili, l'Ungheria la propone a tutti

«Non possiamo continuare con booster ogni 3-4 mesi», la pensa così il capo della strategia vaccinale dell'Ema, Marco Cavaleri. «Non abbiamo ancora dati sulla quarta dose per poterci esprimere, ma ci preoccupa una strategia che prevede di andare avanti con le vaccinazioni a distanza di poco tempo», ha aggiunto. Secondo Cavaleri, per le persone considerate vulnerabili e per quelle immunodepresse, il dubbio però non si pone. Per loro, la quarta dose potrebbe essere considerata già da questo momento, come hanno fatto diversi Paesi europei. Ma, per il resto della popolazione, lo stratega di Ema ha espresso un certo riserbo in merito alla seconda dose di richiamo (vale a dire una quarta dose) da somministrare con gli stessi vaccini attualmente in uso. «Non sono stati ancora generati dati a sostegno di questo approccio. Tuttavia, mentre l'uso di una quarta dose potrebbe essere considerato parte di un piano di contingenza, le vaccinazioni ripetute a breve tempo di distanza non rappresenterebbero una strategia sostenibile a lungo termine», ha spiegato. Anche Albert Bourla, amministratore delegato di Pfizer, l'azienda che ha sviluppato il primo vaccino mRNA contro la Covid, ritiene sia presto per considerare l'ipotesi di una quarta dose per tutti, perché «è qualcosa che non è ancora stato testato».

Per ora, Cile e Israele sono gli unici Paesi al mondo ad aver annunciato ampi piani per la quarta dose. Israele, la nazione che ha fatto da apripista nel corso della pandemia grazie a un'efficiente campagna vaccinale, a inizio gennaio ha predisposto la quarta iniezione per gli operatori sanitari e le persone con più di 60 anni. Come si legge in un articolo della rivista scientifica The Lancet, quasi due terzi di israeliani hanno ricevuto due dosi di vaccino, l'80% delle persone vaccinabili ha ricevuto anche la terza, compreso il 90% dei cittadini di età superiore a 60 anni. La campagna vaccinale per i bambini tra i 5 e gli 11 anni è stata aperta a novembre 2021. Questo rende Israele un caso studio interessante per capire in che modo l'immunità decresce con il trascorrere del tempo. Nel Paese, la quarta dose per i soggetti immunodepressi era già stata approvata. Il premier israeliano, Naftali Bennett, ha giustificato la decisione citando uno studio condotto dai ricercatori in Israele, a distanza di alcune settimane dall'inizio delle somministrazioni della quarta dose. Secondo lo studio, ancora preliminare, il livello di anticorpi aumenterebbe di 5 volte dopo la quarta dose. 

Il governo danese ha deciso di andare avanti con i richiami ma solo per i più vulnerabili, come ha spiegato in conferenza stampa il ministro della Salute, Magnus Heunicke. Anche la Grecia segue questo approccio. In Spagna, le autorità sanitarie hanno autorizzato la quarta dose di vaccino per le persone con alta fragilità, come i pazienti sottoposti a chemioterapia o radioterapia, quelli trapiantati o sotto terapia con farmaci immunosoppressori. La quarta dose potrà essere somministrata dopo almeno cinque mesi dalla precedente. In base a quanto emerge da uno studio condotto in tre ospedali francesi (l'ospedale universitario di Strasburgo, l'ospedale civile di Lione e il centro ospedaliero universitario di Nantes) e pubblicato sugli Annals of Internal Medicine, la quarta dose di vaccino offrirebbe un'ulteriore protezione contro la Covid alle persone che hanno subìto un trapianto di rene e ai pazienti a cui la terza dose non aveva permesso di sviluppare una risposta anticorpale sufficiente. L'Ungheria di Viktor Orban è tuttavia il primo Paese in Europa ad offrile la quarta dose a tutti. Ma sono solo 3,3 milioni di cittadini ungheresi hanno ricevuto la terza dose, su una popolazione di quasi di 9,8 milioni di persone e in un contesto in cui si è fatto largo uso del vaccino russo Sputnik, molto meno efficace dei vaccini occidentali. 

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La posizione più corretta, dunque, sarebbe considerare la somministrazione su vasta scala della quarta dose un'eventualità ancora prematura, perché occorre conoscere prima di tutto l'esito delle sperimentazioni. Ci sono molti dubbi riguardo la seconda dose di richiamo, o quarta dose, anche per il virologo Fabrizio Pregliasco: «Si ipotizza, ma solo a livello teorico, che ci possa essere una sorta di esaurimento della risposta immune. Dobbiamo però considerare, nel prossimo futuro, la necessità di dover fare dei richiami annuali, immaginando anche per la Covid una strategia di lungo termine uguale a quella per l'influenza. Ovvero, immaginare di dover fare il richiamo con una composizione aggiornata del vaccino e in prossimità della stagione invernale, il periodo che facilita la diffusione contagio come abbiamo visto in durante questa pandemia, ma con un target non più universale. Una strategia, quindi, indirizzata ai soggetti più fragili e più a rischio». Il prossimo autunno e il prossimo inverno, la platea delle persone contagiabili sarà più ristretta. La variante Omicron sta causando un rapido aumento dei casi, ma potrebbe avere un effetto positivo per l'esito della pandemia. «Grazie al lavoro svolto dalla variante Omicron, - prosegue Pregliasco - la maggior parte di noi il prossimo inverno si ritroverà a poter contare su una protezione dalla malattia ottenuta grazie all'infezione meno grave o asintomatica. Non si arriverà all'immunità di gregge, ma ci confronteremo con un'onda meno preoccupante di contagi». 

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