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Rai, l'asse Vigilanza-Copasir contro la propaganda in tv. «Reporter o 007 di Mosca?»

Venerdì 29 Aprile 2022 di Mario Ajello
Rai, l'asse Vigilanza-Copasir contro la propaganda in tv. «Reporter o 007 di Mosca?»

ROMA - Difficile, ma neanche tanto, riconoscere un giornalista rispetto a un agit-prop. E molti telespettatori italiani, non solo Andrea Romano, deputato del Pd e storico esperto nelle dinamiche del potere sovietico e post-sovietico, spesso davanti al video si chiedono: ma questo, o questa, sta parlando liberamente oppure sta tirando la volata alle posizioni putiniane? Dopo la risoluzione per mettere paletti alla scelta degli ospiti dei talk show, congelata per effetto dell'opposizione di M5S, la commissione di Vigilanza Rai presieduta dal forzista Alberto Barachini, un tipo equilibrato, ha deciso di muoversi riguardo alla presenza dei giornalisti russi in tivvù. Coinvolgendo sul tema il Copasir. La domanda - sollevata nella bicamerale di controllo sul servizio pubblico - è se i cronisti ospitati possano essere considerati funzionari del Cremlino ed eventualmente espressione dei servizi segreti e se ciò mette a rischio la sicurezza nazionale.

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Barachini e il presidente del Copasir, il meloniano Adolfo Urso, hanno deciso, nel rispetto delle specifiche competenze, di investire i rispettivi organi e di seguire due procedure diverse. Il Copasir convocherà l'ad della Rai, Carlo Fuortes, e il presidente dell'Agcom, Giacomo Lasorella. La Vigilanza aveva già in programma mercoledì 4 maggio l'audizione di Fuortes e «gli elementi segnalati - ha sottolineato Barachini - saranno oggetto delle audizioni già previste».
A sollevare la questione è stato il dem, Andrea Romano. «La Rai potrebbe dare più spazio a quei giornalisti russi a cui è stata tolta la parola», ha detto ieri: «Invece, ad esempio, Bianca Berlinguer nel suo programma, sbagliando secondo me, invita coloro che sono in tutto e per tutto dei funzionari del ministero della Difesa russo, non un ministero qualunque».
In effetti non si tratta solo del caso Orsini, che ormai è una ricercatissima star nel talk show in nome della par condicio, del dare la parola anche a chi sostiene posizioni diverse e non sempre ben fondate, del rispetto del pluralismo (ma guai a irridere la realtà dei fatti) che spesso in tempo di guerra viene meno perché si militarizzano pure le idee, ma c'è un proliferare di cosiddetti prezzemolini che dilagano sui palinsesti senza troppi controlli di qualità e di provenienza.

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LA QUERELLE
Il riferimento di Romano (ma molti telespettatori la pensano come lui) è a Nadana Fridrikhson, giornalista della tv Zvezda, di proprietà del ministero della Difesa di Mosca, a cui ha dato voce Bianca Berlinguer su RaiTre. «Faccio presente che la giornalista, di cui abbiamo detto da subito che lavora in una televisione legata al ministero della Difesa russo, ha partecipato, prima che a Cartabianca, a numerose trasmissioni su altre reti nazionali», ha precisato la Berlinguer. E ieri proprio la Fridrikhson è intervenuta su La7, difendendosi: «Sono una giornalista e sono felice di parlare a voi colleghi in Italia. Come mai bisogna interpretare le cose che dico? Dire che io sono inviata da Putin è una cosa stupida, ognuno dice ciò che pensa. Io sono per la libertà di parola e dei media».

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Sulla linea di Romano, anche il deputato di Italia Viva, Michele Anzaldi, che richiama un'intervista a Maurizio Mannoni, secondo il quale bisognerebbe tornare alla tv di una volta in cui il direttore poteva intervenire sul programma e il conduttore non era «un dittatore»: «Fuortes farebbe bene a confrontarsi con il conduttore di Linea Notte e valutare come intervenire, prima ancora che a farlo sia la Vigilanza».
Resta il fatto che spesso a parlare di Russia vengono chiamati presunti esperti che di Russia nulla sanno e la par condicio è la loro patente di affidabilità. Falsa.


Ultimo aggiornamento: 14:38 © RIPRODUZIONE RISERVATA