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Recovery Fund, 500 miliardi solo in parte a fondo perduto: restituzione in 30 anni

Tuesday 26 May 2020 di Antonio Pollio Salimbeni
Recovery Fund, 500 miliardi solo in parte a fondo perduto: restituzione in 30 anni

«La proposta franco-tedesca è già un tentativo di costruire ponti, non dobbiamo sprecare questa opportunità unica, anche se dobbiamo perdere un po' di sonno». Il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno sintetizza così la situazione in attesa che domani la presidente della Commissione Ursula von der Leyen presenti la proposta definitiva sul Recovery Fund e sulla nuova versione del bilancio Ue 2021-20127, cui il fondo per la ripresa sarà strettamente legato nelle procedure, nelle basi di garanzia, nell'uso delle risorse, nei controlli.

La battuta del ministro delle finanze portoghesi al giornale tedesco Die Welt non è casuale: dopo che il fronte dei «frugali» (citati come «avari» da diversi media tedeschi) ha opposto al piano Macron-Merkel un secco no al grido «prestiti per prestiti non prestiti per sovvenzioni», sono circolate ipotesi preoccupanti circa la dimensione effettiva del Recovery Fund. Come se dalla cifra di 500 miliardi raccolti con l'emissione di obbligazioni comunitarie si dovesse solo scendere. Proprio per questo il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis e il responsabile dell'economia Paolo Gentiloni hanno continuano a parlare di mille miliardi, grossomodo quanto vale l'intero bilancio dell'Unione per 7 anni.
 

 

Per lasciare margine per una trattativa al ribasso. Gentiloni ha parlato di sovvenzioni e prestiti agevolati. Von der Leyen ha sempre preferito parlare di un fabbisogno di investimenti di migliaia di miliardi. Va molto il termine moltiplicatore: un euro della Ue può attrarre molto di più. È vero che sull'effetto leva si basa il piano Juncker per gli investimenti, è pane quotidiano per la Bei. Talvolta si moltiplicano i volumi anche a doppia cifra. Certo i deputati europei hanno lanciato un allarme e un monito alla Commissione affinché non ricorra «a sortilegi finanziari e a dubbi moltiplicatori per pubblicizzare cifre ambiziose, le cifre principali degli investimenti da mobilitare non costituiscono la vera dimensione di un fondo per la ripresa né possono essere presentate come tali».

Così ci si aspetta che il pacchetto comunitario preveda un volume più vicino a mille miliardi che a 500 ampliando i canali di finanziamento, assicurando una prevalenza di trasferimenti diretti attorno alla quota indicata da Macron e Merkel. La «forchetta» di cui si parla è una emissione fra 450 e 900 miliardi di euro su tre anni. Il rappresentante della Commissione a Vienna, Martin Selmayr, indica che il fondo sarà di 500 miliardi di cui il 60-70% per sovvenzioni. I rimborsi saranno spalmati in 20-25-30 anni a carico del bilancio Ue rimpolpato da qualche nuova tassa introdotta nel frattempo (digitale, carbon tax) o da futuri contributi (improbabile). I fondi del Recovery fund andranno ai Paesi attraverso quattro canali: circa il 50% sarà veicolato attraverso il Recovery instrument che sostiene le riforme e rafforza la resilienza degli Stati membri. L'altra metà andrà in tre diversi canali: nuovi fondi di coesione, fondo per la transizione equa e programma Invest EU', che sostiene investimenti strategici e dà sostegno alla liquidità per le imprese.
 


Per Macron-Merkel il rimborso dei titoli non sarà a carico degli stati che hanno beneficiato degli aiuti, ma sarà ripartito tra tutti i 27. Si profilano tre livelli di condivisione di debito futuro: sul tasso di interesse per emettere i bond; sul rimborso; sulla finalità dell'uso delle risorse ottenute che dovrà essere in linea con le politiche Ue per riconversione ecologica e digitalizzazione dell'economia (l'80% del fondo finanzierebbe progetti legati alle priorità strategiche Ue).

I 4 oppositori ribadiscono le loro posizioni, sono rimasti spiazzati dal cambiamento di dottrina a Berlino e daranno battaglia sul volume delle sovvenzioni, sulle condizioni per accentuare il legame fra aiuti e impegno a politiche di bilancio sane nel dopocrisi. Il presidente del parlamento David Sassoli chiede responsabilità: «Non esistono paesi frugali e altri spendaccioni, chi solleva obiezioni sono i principali destinatari dei benefici del mercato unico». Forse sarà necessario un secondo vertice dei 27 a luglio dopo quello del 18-19 giugno. Per Centeno si deve comunque evitare «una ripresa asimmetrica» tra paesi che «non hanno la stessa potenza di fuoco».

Ultimo aggiornamento: 15:31 © RIPRODUZIONE RISERVATA