Il Regno Unito e la Germania aprono a Huawei: «Rischio gestibile»

di Erminia Voccia

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Luce verde nel Regno Unito per Huawei. Con questo titolo il Financial Times ha annunciato l'apertura del governo di Londra al colosso delle telecomunicazioni cinese. Per il National Cyber Security Center britannico (NCSC), le apparecchiature compatibili con la futura connessione super veloce 5G fornite da Huawei rappresentano un rischio “gestibile” per la sicurezza nazionale. La conclusione a cui è arrivato il Financial Times è che l'intelligence britannica considera le apparecchiature Huawei utilizzabili anche senza un bando totale. La questione della sicurezza non avrebbe contorni così netti, per cui Londra non è favore a boicottare Huawei.

La notizia è come vento che soffia in direzione esattamente opposta alle accuse mosse dagli Stati Uniti, che considerano l'azienda cinese complice dello spionaggio e dei tentativi di cyber sabotaggio messi a segno da Pechino. L'articolo del Financial Times mette a tacere le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi secondo cui anche il Regno Unito sarebbe stato pronto ad accogliere la richiesta di Washington di escludere l'azienda cinese dalla costruzione delle reti 5G. L'intelligence di Londra si schiera dunque contro gli Stati Uniti nel contenzioso con Huawei, ma qualsiasi decisione dovrà essere discussa con i Five Eyes. Il gruppo dei “Cinque Occhi” oltre a Usa e Gran Bretagna conta anche Canada, Australia e Nuova Zelanda, Paesi che hanno già boicottato Huawei. Il rapporto National Cyber Security Center è destinato ad avere “grande peso” tra i leader europei, scrive il giornale finanziario, perché il Regno Unito ha accesso a informazioni riservate degli Stati Uniti attraverso la rete condivisa con gli altri membri dell'alleanza Five Eyes. Per il NCSC l'utilizzo sicuro della tecnologia Huawei può essere garantito da test da effettuare sotto la diretta sorveglianza dell'intelligence britannica. Era stato lo stesso NCSC l'anno scorso a mettere in guardia il governo britannico, ma i servizi di sicurezza europea non hanno trovato prove contro contro Huawei.

La Germania sembra allineata sulle stesse posizioni del Regno Unito. A renderlo noto è stato il Wall Street Journal che ha citato fonti del governo tedesco. Berlino starebbe infatti pensando a una serie di misure per assicurare l'affidabilità dei prodotti Huawei, senza escludere l'azienda dalle reti 5G. La Nuova Zelanda, membro dei Five Eyes, ha annunciato invece di voler condurre un'inchiesta indipendente sui rischi legati all'utilizzo della tecnologia Huawei. L'azienda cinese ha invece disposto l'installazione di laboratori sia in Germania che nel Regno Unito per riguadagnare la fiducia dei partner occidentali e per provare l'inesistenza di “backdoors”.

A dissipare i dubbi di una possibile messa al bando di Huawei e ZTE dall'Italia era intervenuto a inizio mese direttamente il Ministero dello sviluppo economico in seguito alla pubblicazione di un articolo su La Stampa secondo cui Roma sarebbe stata intenzionata a porre fine ai contratti stipulati con gli operatori cinesi. Una nota apparsa sul sito del MiSE il ha poi smentito l'adozione di qualsiasi iniziativa per escludere Huawei dai progetti per l'utilizzo della tecnologia 5G, che promette di rivoluzionare la digital economy. Nel caso fossero riscontrate criticità per la sicurezza nazionale – ha precisato il MiSE - verranno valutate iniziative di competenza.

«Washington non ci schiaccerà», ha dichiarato Ren Zhengfei, numero uno di Huawei, reagendo alla campagna americana contro il gruppo cinese. Il fondatore e presidente del gigante di Shenzhen, intervistato da Bbc, ha definito un atto “motivato da ragioni politiche” l'arresto in Canada della figlia, possibile sua erede e attuale direttore finanziario del gruppo. Ren Zhengfei è tornato sulla questione dei “backdoors” negando ancora una volta la possibilità che la tecnologia Huawei possa essere utilizzata da Pechino a sua insaputa.
Mercoledì 20 Febbraio 2019, 13:01 - Ultimo aggiornamento: 20-02-2019 20:07
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