L'appello degli italiani in Venezuela: «Il governo si schieri o rischiamo»

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di Luca Marfé

Stupore, quasi incredulità. E rabbia. Sono questi i sentimenti che dominano la scena italo-venezuelana di Caracas e dintorni. Ai rischi e alle paure di un orizzonte quanto mai incerto si sommano i tentennamenti di Palazzo Chigi. Quelli di un governo, cioè, incapace di esprimere una posizione chiara, netta e soprattutto in linea con quella di un'Unione Europea le cui dichiarazioni sono state addirittura bloccate a Bruxelles proprio dall'Italia.

Nella terra di Bolívar, le atmosfere sono quelle di un tradimento. Marco Lepore ha 51 anni, ma ne dimostra venti di meno. Nella vita fa l'imprenditore, è sposato e ha due figli piccoli per i quali sogna un futuro migliore. Già da tempo, nelle vesti di attivista indipendente, si batte tra iniziative e manifestazioni nella speranza che nel Paese si materializzi una svolta. Lui che di scossoni all'ordine pubblico ne ha vissuti tanti, e in prima linea, inizia col descrivere strade paradossalmente quiete. «In questo momento, la situazione a Caracas è piuttosto tranquilla. Nei quartieri poveri, però, è un delirio di arresti nei confronti di chiunque sia contro Nicolás Maduro. Il presidente ad interim Juan Guaidó sta denunciando questi fatti, molto gravi, ma ovviamente non gode ancora del controllo del territorio. Altrove, invece, il clima è completamente diverso perché c'è la questione degli aiuti umanitari».
 

L'altrove cui si riferisce è Cúcuta, città di frontiera tra Venezuela e Colombia. È li che il presidente (rivale) Duque Márquez ha disposto una carovana di risorse cui, tuttavia, viene negato l'accesso. «Maduro non li lascia entrare perché significherebbe ammettere di fronte al mondo intero che in Venezuela sia in atto una crisi gravissima. Quindi tira dritto per i suoi interessi, mentre la povera gente continua a morire di fame».

Sul governo italiano, è deluso, ma cauto. «Mi sarei aspettato una mossa in linea con la stragrande maggioranza dei Paesi europei. Di fatto, tutti. Tutti tranne noi. Credo che la figuraccia la stia facendo il Movimento 5 Stelle, dando respiro al dittatore Maduro. Sono convinto però che, anche grazie alla presa di posizione netta del presidente Mattarella, l'Italia si schiererà prima o poi al fianco di Guaidó e soprattutto della democrazia, quella vera».
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Mercoledì 6 Febbraio 2019, 12:00 - Ultimo aggiornamento: 06-02-2019 16:25
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