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Russia, aiuti alle aziende italiane: sostegni fino a 400 mila euro in base alla perdita del fatturato

Martedì 19 Aprile 2022 di Michele Di Branco
Russia, aiuti alle aziende italiane: sostegni fino a 400 mila euro in base alla perdita del fatturato

Bruxelles è pronta a dare l’ok all’Italia sul pacchetto di sostegni economici messi a punto per aiutare le aziende italiane in affari con i Paesi protagonisti del conflitto ucraino. Da oltre un mese, il ministero degli Esteri ha preparato un mix di misure destinato ad alleviare le perdite causate dalle sanzioni e dall’inevitabile calo di fatturato patito dalle circa 13 mila aziende che lavorano nei territori teatro della guerra. Gli uffici della Farnesina, che attendono in queste ore il via libera della Commissione Europea («È ormai certo», spiegano fonti degli Esteri e del Tesoro), hanno previsto finanziamenti a tasso agevolato e contributi a fondo perduto (fino al 40% e fino a un massimo di 400 mila euro) per le imprese che hanno realizzato negli ultimi tre anni un fatturato medio pari ad almeno il 20% del fatturato aziendale totale con operazioni di esportazione diretta verso Russia, Bielorussia e Ucraina. Questi fondi consentiranno alle imprese di non chiudere ed esplorare mercati di destinazione alternativi. 

Entrambe le misure (i finanziamenti agevolati e i contributi a fondo perduto) poggiano sulle risorse stanziate con la legge di Bilancio (che ha incrementato la dotazione del Fondo 394/81 per le Pmi di 1,5 miliardi di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2026 e di 150 milioni di euro annui per la sua componente a fondo perduto) e beneficiano delle deroghe al regime ordinario degli aiuti di Stato introdotto dal Temporary Framework approvato dalla Commissione europea il 23 marzo scorso che consente di fornire contributi a fondo perduto alle “undertakings affected by the crisis”. 

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Rapidi i tempi di realizzazione del progetto che, dopo il disco verde di Bruxelles, dovrebbe essere varato attraverso un decreto ad hoc o inserito dal governo nel “Decreto Aprile” in preparazione per contrastare l’emergenza economica. Fonti alle prese con questo dossier spiegano che il governo punta nei prossimi mesi ad ampliare la portata di questo strumento, anche per sostenere le imprese colpite dalle difficoltà o dai rincari degli approvvigionamenti, e per favorire la ricerca di fonti alternative di materie prime e semilavorati. Per questa ipotesi, tuttavia, è necessario attendere la disponibilità di un nuovo veicolo normativo. Gli aiuti sono attesi con particolare attenzione da molti settori nevralgici dell’industria italiana (il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi, ha parlato di “imprese abbandonate a se stesse”): meccanica, moda e agroalimentare in testa. Le sanzioni imposte alla Russia, come già negli anni passati, si stanno ripercuotendo molto pesantemente sulle imprese italiane. Secondo i dati di Confartigianato, l’Italia è infatti al quarto posto, tra i Paesi dell’Ue, per il valore delle esportazioni sui mercati russo e ucraino: nel 2021, ha venduto prodotti per 9,8 miliardi milioni di euro complessivi. Sempre nel 2021, nel settore della moda, l’Italia si è confermata in testa tra Paesi Ue per l’esportazione in Russia per un valore di 1,4 miliardi. Un altro settore rilevante nelle esportazioni a Mosca, lo scorso anno, è stato quello dei mobili, con 333 milioni. Per quanto riguarda l’Ucraina, le vendite di made in Italy nel 2021 ammontano a 2,1 miliardi di euro, in crescita del 20,6% rispetto al 2019. 

Pesantissimo l’impatto sulle piccole imprese: i settori italiani con la maggiore concentrazione di micro e piccole imprese (soprattutto alimentari, moda, mobili, legno, metalli) vendono in Russia prodotti per 2,7 miliardi, pari al 34,9% delle nostre esportazioni nel Paese. Occorre tra l’altro ricordare che le prolungate sanzioni economiche alla Russia, tra il 2013 e il 2021, hanno fatto calare del 22,2% l’export europeo verso Mosca, con una maggiore penalizzazione dell’Italia (-28,5%). In 8 anni le nostre vendite sul mercato russo hanno accumulato perdite per 24 miliardi di euro. 

Tra i prodotti maggiormente venduti dalle imprese italiane in Russia, la diminuzione è stata pesantissima per la moda (-41,8%), seguita dai macchinari (-25,8%). A livello territoriale, gli effetti più gravi in termini di crollo dell’export verso la Russia tra il 2013 e il 2021 si sono registrati in Abruzzo (-75,9%), nelle Marche ( -59,6%), in Toscana (-40,4%). Forti cali anche per Lombardia (-30,4%), Veneto (-26,2%) ed Emilia-Romagna ( -25,2%). A livello provinciale, l’export manifatturiero in Russia pesa maggiormente a Vercelli, Fermo, Vicenza, Reggio Emilia, Frosinone, Treviso, Bologna e Piacenza. 

Ultimo aggiornamento: 14:50 © RIPRODUZIONE RISERVATA