Russia, come si vive? L'ex consigliere economico di Putin: «In povertà quasi 20 milioni, cifra destinata a triplicare»

Martedì 12 Aprile 2022 di Valentina Errante
Russia, come si vive? L'ex consigliere economico di Putin: «In povertà quasi 20 milioni, cifra destinata a triplicare»

Il numero di russi che vive in povertà, attualmente raggiunge quasi i 20 milioni, un numero che potrebbe raddoppiare o forse triplicare a causa della guerra in Ucraina. Putin sembra del tutto disinteressato alle condizioni del Paese e dei cittadini, ma ci vorrà tempo prima che queste condizioni abbiano concrete conseguenze politiche. Anche se un «cambio di governo è inevitabile prima o poi». L’analisi è di Andrei Illarionov, ex consigliere economico di Vladimir Putin, che adesso vive negli Stati Uniti. In una lunga intervista alla Bbc, Illiarionov ha spiegato i rischi per il Paese a fronte di un recente sondaggio della Banca centrale russa, secondo la quale, l’economia, quest’anno, si ridurrà dell’8%, mentre per l’International institute of Finance potrebbe diminuire fino al 15%. Per l’ex consigliere un vero embargo da parte dell’Europa fermerebbe la guerra.

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LE PRIORITÀ DI PUTIN
Il fatto che Putin sia pronto a sopportare un colpo all’economia, secondo Illiarionov, dimostra dove risiedano le sue priorità. «Le sue ambizioni territoriali, le sue ambizioni imperiali - ha spiegato - sono molto più importanti di qualsiasi altra cosa, compreso il sostentamento della popolazione russa e della situazione finanziaria del Paese, persino dello stato finanziario del suo governo», ha detto. La scorsa settimana, durante le tensioni con l’Europa sulle modalità di pagamento del gas, il presidente Putin ha affermato che gli “indicatori chiave” della salute dell’economia russa includono la «creazione di posti di lavoro, la riduzione della povertà e delle disuguaglianze, il miglioramento della qualità della vita delle persone, la disponibilità di beni e servizi». Illarionov ha affermato che le risorse del settore pubblico e privato russo «per aumentare o addirittura sostenere il reddito della popolazione sono in realtà piuttosto limitate».
I dati della Banca Mondiale riferiscono di quasi 20 milioni di russi che vivono in povertà e, dal 2018, Putin si è impegnato a dimezzare quel numero, ma l’ex consigliere smentisce assolutamente la possibilità che la situazione interna migliori.


POSTI DI LAVORO 
La Bbc riferisce che il think tank con sede a Mosca, il Center for Strategic Research, il 1° aprile, ha stimato che quest’anno potrebbero essere persi due milioni di posti di lavoro. Preoccupazioni condivise da Vladimir Milov, ex vice ministro dell’Energia russo oggi nel partito di opposizione “Russia of the Future” di Alexei Navalny.
«Molte persone - riferisce Milov sempre alla Bbc - sono preoccupate di perdere il lavoro, ma la maggioranza non si rende davvero conto della gravità della situazione economica». Intanto l’inflazione è già salita al 15,7% a causa della guerra, significa che potrebbero sempre più diminuire i consumi superflui, come palestre e ristoranti «Questa - dice Milov alla Bbc - è una cattiva notizia per molte piccole imprese».


I PREZZI
Secondo l’emittente, i prodotti alimentari di base come zucchero, cipolle e cavoli, in Russia, sono aumentati di prezzo di oltre il 40% dall’inizio dell’anno. Milov commenta «Abbiamo sempre spiegato alla gente che la politica di Putin avrebbe portato la Russia in una catastrofe, inclusa una completa catastrofe sociale ed economica e a un deterioramento del tenore di vita che non vedevamo da decenni». E aggiunge: «Devo dire che tutto questo ha un prezzo estremamente alto. Preferiremmo non vedere quello che sta succedendo oggi». 


EMBARGO SUL GAS 
La strategia per bloccare la guerra la indica Illarionov. Secondo l’ex consigliere di Putin, l’impatto delle sanzioni e l’uscita di società occidentali, tra cui McDonald’s e Goldman Sachs, potrebbero tagliare la fornitura di beni e servizi in Russia. Per Illarionov la Russia «non ha preso sul serio» le minacce degli altri paesi di ridurre il proprio consumo di energia. Nonostante cerchi moderare la sua dipendenza dalle fonti russe, l’Europa continua ad acquistare petrolio e gas. L’anno scorso, l’impennata dei prezzi ha fatto sì che le entrate di petrolio e gas rappresentassero il 36% della spesa pubblica russa. Gran parte di queste entrate proviene dall’Unione Europea, che importa circa il 40% del suo gas e il 27% del suo petrolio dalla Russia. L’alto rappresentante per gli Affari esteri dell’Unione, Josep Borrell ha calcolato che l’Europa paga ogni giorno un miliardo di euro a Putin ogni giorno per l’energia. E così Illarionov dice che «Un vero embargo sull’energia potrebbe fermare la guerra in Ucraina».

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CAMBIO DI GOVERNO
Secondo Milov, che è fuggito in Lituania l’anno scorso, però «La Russia è un Paese con una grande inerzia nella società e molta paura delle autorità. Nello specifico - dice - le persone hanno davvero molta paura di protestare, perché in questo momento possono finire in prigione per molto, molto tempo per avere manifestato». E ha aggiunto: «In pochi mesi profondi problemi economici, che non vediamo da 30 anni, cambieranno l’umore della società. Più persone inizieranno a parlare ad alta voce».  Un’analisi che condivide anche Illiarionov: «È assolutamente impossibile avere un futuro positivo per la Russia con l’attuale regime politico. Con Putin non c’è modo che il Paese possa essere reintegrato nelle relazioni internazionali, nell’economia mondiale». Entrambe le interviste sono state trasmesse su Talking Business con Aaron Heslehurst.

 

 

Ultimo aggiornamento: 21:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA
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