Russia e Nord Corea, il primo summit di Putin e Kim tra nucleare ed economia

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di Erminia Voccia

Il summit del 25 aprile vicino a Vladivostok è stato il primo incontro tra il presidente russo Putin e il leader nordcoreano Kim Jong un, per questo l'incontro ha una portata storica. Per Kim, è stata la prima visita ufficiale in Russia in qualità di leader supremo della Corea del Nord. Il viaggio del leader 35enne era iniziato ieri 24 aprile, quando Kim era arrivato in Russia a bordo del suo treno speciale e super blindato, e si concluderà venerdì 26. Kim è andato via salutando Putin con la mano, ed era arrivato con la sua solita schiera di guardie del corpo maratonete, una scena già vista per altri summit. Al suo arrivo in Russia Kim era stato accolto da ragazze vestite in abiti tradizionali che gli hanno offerto pane e sale, un antico rituale siberiano.

Il summit con Kim è un modo per Putin per uscire dall'isolamento internazionale dovuto alla distanza maturata con l'Occidente e anche una maniera per dimostrare quanto la Russia sia fondamentale per gli sforzi diplomatici necessari a realizzare la tanto auspicata denuclearizzazione della penisola coreana. Il summit avrebbe avuto poca sostanza ma il valore simbolico è senz'altro molto importante. Kim e Putin hanno iniziato a parlare già sull'ascensore che li avrebbe portati alla sala dove era previsto si tenessero i colloqui. Uno scambio di opinioni “franco e aperto” durato molto più del previsto.
 

Lo scopo di Putin era ottenere l'attenzione mediatica utile a dimostrare quanto il Cremlino sia un attore centrale e necessario a ottenere qualsiasi soluzione che imporrà un nuovo equilibrio in Asia orientale. Come era stato anticipato dagli analisti alla vigilia del summit, l'intenzione della Russia era provare a rilanciare i famosi “Colloqui a sei” sulla denuclearizzazione coreana. Peskov, portavoce del presidente Putin, ha infatti dichiarato che i colloqui a sei sono l'unica cornice efficace per portare avanti il dialogo con la Corea del Nord. «Non esistono meccanismi internazionali più efficaci al momento», ha detto il portavoce. La Russia insieme a Stati Uniti, Cina, Giappone e Corea del Sud ha preso parte ai negoziati aperti nel 2003 e chiusi nel 2009 con il ritiro della Corea del Nord dalle trattative. La cooperazione economia era un argomento in testa all'agenda. La Russia da tempo punta alla realizzazione del collegamento tra la Trans-Siberiana e la linea ferroviaria inter-coreana che dovrebbe correre lungo tutta la penisola coreana e collegare la Corea alla Russia. Putin continua a puntare anche alla realizzazione di un gasdotto utile a rifornire di gas russo ed energia elettrica la regione dell’Asia nord-orientale.

Kim, il summit è una carta da giocare con Washington. Il dittatore sta provando ad aumentare il proprio potere negoziale verso gli Usa, soprattutto dopo il fallimento del summit con Donald Trump dello scorso febbraio in Vietnam, finito con un nulla di fatto e un pranzo in hotel andato a monte. Il leader nordcoreano cerca appoggio dalla Russia per uscire dallo stallo delle trattative con gli Stati Uniti in merito alla questione della denuclearizzazione. Dopo il faccia a faccia, Putin ha detto che il leader nordcoreano ha bisogno di garanzie internazionali alla propria sicurezza per poter mettere fine al programma nucleare. Queste garanzie possono arrivare solo attraverso uno sforzo multilaterale, ha aggiunto il presidente russo. Kim infatti voleva ottenere da Putin il sostegno per ricevere finalmente da Washington delle concessioni iniziali in cambio di passi concreti verso la rinuncia al programma atomico. Concessioni che per Kim Jong un significano un alleggerimento delle sanzioni internazionali che soffocano l’economia della Corea del Nord. Putin, da parte sua, non ho mai sposato l’approccio americano fondato sull’assunto “o tutto o niente” verso la Corea del Nord, un approccio che per gli Stati Uniti ha implicato la promessa di concessioni solo in cambio di prove della “completa e irreversibile” denuclearizzazione da parte di Pyongyang. Il summit è terminato con la promessa di stringere legami molto più forti tra Russia e Corea del Nord, ma senza la promessa pubblica da parte di Putin di assistenza economica e di aiuti per mitigare gli effetti delle sanzioni internazionali. Ora resta da vedere cosa farà la Cina.
 
Giovedì 25 Aprile 2019, 16:22 - Ultimo aggiornamento: 26 Aprile, 10:34
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