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Russia, la storia della «Nonna Z»:
simbolo di propaganda per errore

Venerdì 3 Giugno 2022 di Mattia Ronsisvalle
Russia, la storia della «Nonna Z»: simbolo di propaganda per errore

Anna Ivanova è un'anziana signora ucraina, diventata (a sua insaputa) simbolo della propaganda russa e battezzata dalla televisione sovietica «Babushka Z» o «Nonna Anna». Fama arrivata dopo che la sua foto, in cui regge una bandiera russa, è stata utilizzata dai media russi per rappresentare gli ucraini a favore dell'«operazione militare speciale». Ad oggi le cose sono cambiate e nonna Anna spiega il malinteso aprendo a un dialogo con Vladimir Putin.

La nascita di Babushka Z 

Nel villaggio ucraino di Dmitrievka della regione di Kharkiv, Anna Ivanova e suo marito sono all’interno della propria dimora. All’improvviso si sentono diversi colpi di mortai vicino la loro abitazione. Dopo che i colpi si sono assestati, la donna esce dalla propria dimora e trova fuori la porta un gruppo di soldati ucraini di cui non nota le mostrine gialloblù sulle loro giacche militari. Credendo quindi che il territorio fosse passato sotto il controllo della Russia, nonna Anna accoglie le milizie ucraine con una bandiera dell’Urss: «Mi chiedevo se sareste mai passati. Sto pregando per voi soldati, per il popolo russo e per Putin». A quel punto un «Kadet» (cadetto, ndr.) del 22° Battaglione della Brigata n° 92 appartenente alle Forze Armate dell’Ucraina le porge cibo in scatola e una busta di generi alimentari. La donna a sua volta dona la sua bandiera al militare che però la getta nel fango e inizia a calpestarla gridando: «Gloria all'Ucraina».
 

In un video diventato virale si vede Anna che protesta affermando che i suoi genitori anni prima erano morti per difendere quel simbolo.

L’icona del Cremlino

La storia di Anna fa il giro di tutto il mondo e in Russia diventa un simbolo.
Il capo della Roscosmos (agenzia spaziale russa) Dmitrij Rogozin promette di «portarla nello spazio».
La polizia assicura alla giustizia chi ne «profana l'immagine».Dalle città russe di Voronezh a Murmansk, le dedicano statue e murales. Il 3 maggio è stato eretto un monumento a Belgorod in Russia e rimosso il giorno dopo. Stessa cosa a Mariupol, dove il monumento fu opera delle milizie russe. Così, i media di proprietà statale esaltano la figura di nonna Anna come «prova del sostegno popolare ucraino per i russi e simbolo della liberazione dell'Ucraina».

Stop alla guerra

«Fatemi parlare con Putin. L'invasione è un'enorme calamità per l'Ucraina e per la Russia. Non si potevano trovare altre soluzioni senza che i nostri ragazzi morissero?».

A pronunciare queste parole è proprio Anna Ivanova ai microfoni del Wall Street Journal. Dichiarazioni degli scorsi giorni ma che riprendono la scia di ciò che la donna ha detto in un’intervista al Moscow Times dell’11 maggio: «La Russia ha iniziato il conflitto, mica l’Ucraina. Noi ucraini non abbiamo fatto nulla per essere uccisi». Il dietrofront della nonna Anna Ivanova è avvenuto dopo che la donna ha compreso di essere diventata un simbolo della propaganda sovietica per errore: «È diventata una maledizione questa storia» – ha poi dichiarato Babushka Z.

Ultimo aggiornamento: 4 Giugno, 18:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA