«Io, nello studio legale del Russiagate ma non sono mai stata la spia di Putin»: parla la donna casertana interrogata dall'Fbi

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di Valentino Di Giacomo

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«Non sono una spia al soldo di intelligence straniere e con l’Fbi ho chiarito tutto». Simona Mangiante, casertana che compirà 34 anni tra pochi giorni, è finita al centro di una delle più sensazionali spy-story mai conosciute: il mailgate che – secondo le ipotesi degli apparati di sicurezza americani – rivelerebbe che ci siano i servizi segreti russi dietro l’elezione di Donald Trump alla Casa Bianca. Tutto nasce con il diffondersi dei contenuti dei messaggi di posta elettronica hackerati alla sfidante di Trump, Hillary Clinton. Comunicazioni riservate e compromettenti che sarebbero state fornite ai consiglieri dell’attuale presidente Usa. Il tramite tra l’intelligence russa e lo staff di Trump sarebbe un legale maltese, Joseph Mifsud, molto conosciuto anche in Italia per aver tenuto dei corsi nella sede romana della Link Campus University. Mifsud ha però fatto perdere da tempo le proprie tracce e nessuno sa dove si trovi adesso. Ed è qui che entra in gioco Mangiante, avvocato, ma soprattutto il trait d’union tra il maltese e un influente consigliere di Trump per la politica estera, George Papadopulos, compagno di Simona. Mangiante risponde da New York ed ha accettato di rilasciare questa intervista dopo che il suo nome è finito sui mass media di mezzo mondo.

 
 


Lei ha lavorato con Mifsud al London Center of international law practice.
«Sì, in precedenza ero al Parlamento europeo, nello staff dell’ex presidente Schultz con una delega alle politiche sui minori. Conosco da molti anni l’eurodeputato del Pd, Gianni Pittella, lui mi ha presentato Mifsud e quando mi è scaduto il contratto alla Ue mi ha consigliato di andare a lavorare nello studio di Mifsud, ma ci sono rimasta solo tre mesi».

Come mai?
«Perché quell’ufficio mi era stato presentato come uno studio legale, ma serviva solo ad organizzare incontri di politica internazionale e trovare soldi per sostenere l’organizzazione, quasi una copertura. A me avevano affidato il compito di trovare fondi nell’area del Medio Oriente, volevano che incontrassi miliardari di Abu Dhabi o del Qatar, ma per fini tutt’altro che professionali. Fu così che inviai una mail di fuoco a Mifsud spiegando le ragioni delle mie dimissioni. Lui mi chiese di incontrarlo, ma io decisi di non volerlo vedere più».

Poi il colpo di fulmine con il suo attuale compagno, Papadopulos, ora finito nel mirino dell’Fbi per i suoi incontri con il legale maltese.
«Si sono visti a Roma, Mifsud era molto interessato ad incontrarlo proprio perché George lavorava per Trump. Diceva di essere in possesso di queste mail che però non abbiamo mai visto».

Fino a quando non è stato scoperto tutto dall’intelligence americana. Il suo compagno è sotto inchiesta e lei è stata interrogata.
«L’Fbi è piombata alle 7 di mattina in casa sua, George è sotto inchiesta per falsa testimonianza perché non ricordava esattamente la data in cui aveva incontrato Mifsud e ha dichiarato un giorno per un altro. È considerato un reato federale molto grave, ma stiamo cercando di chiarire tutto e voglio tranquillizzare i miei genitori che vivono ancora a Caserta che io non sono indagata, anzi gli agenti mi hanno ringraziato per le informazioni che ho fornito quando sono stata interrogata. Anche io sono interessata che venga fatta luce su questa vicenda: c’è in ballo la più grande democrazia del mondo».

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Venerdì 19 Gennaio 2018, 23:00 - Ultimo aggiornamento: 19-01-2018 23:02
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