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Severodonetsk, la battaglia cruciale che può decidere il destino del Donbass

Giovedì 9 Giugno 2022
Severodonetsk, la battaglia cruciale che può decidere il destino del Donbass

A Severodonetsk si combatte «una battaglia brutale, che decide il destino del Donbass». Sono senza mezzi termini le parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Nel 105mo giorno di una guerra su vasta scala rimane l'epicentro dello scontro nel Donbass. Difendiamo le nostre posizioni, infliggiamo perdite significative al nemico - sostiene Zelensky - È una battaglia molto brutale, molto difficile. Probabilmente uno delle più difficili durante questa guerra». 

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Mosca continua a indicare il Donbass come l’obiettivo “prioritario” dell’invasione e nelle ultime ore le forze russe sembrano avere respinto la contro offensiva lanciata dalle truppe di Kiev, costringendole a ritirarsi alla periferia della città. Secondo l'intelligence del Ministero della Difesa britannico nel suo ultimo aggiornamento postato su Twitter i combattimenti continuano nella sacca di Severodonetsk ma, nelle ultime 48 ore, il Gruppo orientale delle forze russe (Egf) ha probabilmente aumentato i propri sforzi per avanzare a Sud di Izyum (in Ucraina orientale).  I progressi della Russia sull'asse di Izyum erano rimasti bloccati da aprile, dopo che le forze ucraine avevano fatto buon uso del terreno per rallentare l'avanzata russa. La Russia - sostiene l'intelligence britannica - ha probabilmente tentato di ricostituire l'Egf dopo le pesanti perdite subite nella fallita avanzata su Kiev, ma le sue unità restano probabilmente sotto organico. E' probabile che la Russia cerchi di riguadagnare slancio in quest'area per esercitare ulteriore pressione su Severodonetsk e per avere la possibilità di avanzare più in profondità nell'Oblast di Donetsk.

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Per la Russia la conquista del Donbass resta l'obiettivo primario. La  regione situata nella parte orientale dell’Ucraina, lungo il confine con la Russia è nota per le sue miniere di carbone. Prima della guerra ci vivevano 4 milioni di persone, poco meno del 10 per cento della popolazione ucraina, prevalentemente di lingua e origine russa, rimaste lì dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Nel 2014 una parte del Donbass è stata occupata da forze fedeli a Mosca: da allora nella regione il conflitto non si è mai del tutto interrotto. L’invasione russa è iniziata con un massiccio attacco frontale verso la capitale Kiev. Ma questa offensiva è stata respinta con gravi perdite per Mosca, che ha ripiegato entro i suoi confini e da allora, pur proseguendo lanci di razzi e bombardamenti anche in altre parti dell’Ucraina, ha concentrato il grosso delle sue forze nel Donbass, definendo la conquista della regione come il suo obiettivo principale.

A poco a poco la Russia sta facendo progressi nella regione usando lo stesso metodo con cui ha conquistato la città portuale di Mariupol sul mare di Azov immediatamente a sud del Donbass: pesanti bombardamenti, città semidistrutte e lenta ma costante avanzata di ingenti truppe corazzate e soldati. L’Ucraina stima che la Russia abbia dieci volte più armi di quelle che ha Kiev nella regione. Inoltre la Russia può lanciare i suoi razzi da molto lontano, addirittura dall’interno del proprio territorio, fuori delle portata delle armi ucraine. La caduta di Severodonetsk può essere decisiva percé permetterebbe a Putin di affermare che una parte del Donbass, la repubblica di Lughansk, è stata conquistata, concentrando a quel punto le sue forze nella repubblica di Donetsk, in cui le forze ucraine controllano ancora circa la metà del territorio. Il governatore ucraino di Lughansk, Sergiy Gaidai ha scritto tuttavia oggi su Telegram che «se l’Ucraina riceverà rapidamente i lanciarazzi a più lungo raggio promessi da Stati Uniti e Gran Bretagna, potrebbe riprendere Severodonetsk in due-tre giorni» spiegando che al momento l'esercito della Federazione assalta con forza la zona industriale ed è impossibile evacuare la popolazione.

Ultimo aggiornamento: 19:10 © RIPRODUZIONE RISERVATA