Shanghai, il lockdown blocca il porto più grande al mondo: dall'hi-tech ai mobili, ecco le ripercussioni sulle consegne (anche in Italia)

Martedì 26 Aprile 2022
Shanghai, il lockdown blocca il porto più grande al mondo: container fermi, ecco gli effetti sul trasporto globale

Il lockdown a Shanghai blocca il porto e lo scambio merci a livello globale. Si tratta del primo scalo internazionale al mondo che in questi giorni è lettreralmente paralizzato in virtù della strategia di contenimento "zero Covid" attuata in Cina. Sono quasi 500 le navi alla fonda, ovvero ancorate fuori dal porto in attesa, altre 250 sono in arrivo mentre 21 sono ferme sul molo. Ognuna di queste mega imbarcazioni trasporta centinaia di container destinati al mercato di tutto il mondo. Lo scenario che va a delinearsi nelle prossime settimane è un vero a proprio congelamento delle forniture globali, dall'hi-tech ai mobili, anche per l'Italia. Le prime contromosse stanno prendendo piede con diverse navi che stanno puntando altri scali come Ho Chi Minh City, in Vietnam. In Europa nessuno scalo è in grado di garantire il flusso del porto di Shanghai e in particolare della zona asiatica che arriva a superare il 70% del transito totale. Il più grande del vecchio continente, quello di Rotterdam, non è neanche lontanamente paragonabile. 

 

 

Gli effetti del blocco del porto di Shanghai

«Prima del Covid ci volevano 1.500 dollari per trasportare un container da qui al Far East, ora siamo arrivati a 12-13 mila dollari». Paolo Pessina, presidente di Assagenti, l'associazione degli agenti marittimi genovesi, traduce con un numero la «tempesta perfetta» che ha fatto salire alle stelle i noli marittimi, parlando a margine del seminario organizzato a palazzo San Giorgio dal gruppo Giovani di Assagenti, l'associazione degli agenti marittimi genovesi proprio su questo tema. E avverte che se in due anni il prezzo si era stabilizzato, seppure in alto, il lockdown di Shanghai causa Covid rilancia i rischi. «L'impatto della guerra, così tragico, non è così importante quanto l'impatto della chiusura per Covid di Shanghai - spiega -. Un'altra congestione dei porti cinesi e quindi navi in attesa (ce n'erano centinaia in coda per entrare nel porto di Shanghai, ndr) significa nuove tensioni sul mercato dei noli per cui chiunque è pronto a pagare qualsiasi cifra pur di imbarcare un contenitore. Questa situazione non fa altro che confermare i noli attuali, elevati: non vedo una diminuzione fino a quando, nella primavera del 2023, entreranno in servizio le prime nuove navi ordinate dagli armatori, aumentando la capacità di stiva». Come si è arrivati all'impennata del costo del trasporto via mare Pessina lo spiega così: «I noli salgono ormai dall'agosto 2020, quando negli Usa hanno iniziato a comprare nuovamente, dopo uno stop dei consumi, pensando che il periodo critico del Covid fosse finito. Importando moltissimo dalla Cina i noli hanno iniziato a crescere e c'è stata una congestione dei porti americani e a catena cinesi. Le compagnie hanno iniziato a mandare i contenitori vuoti in Asia perché appunto lì i noli stavano salendo, questo ha provocato una carenza di contenitori vuoti in Europa e nel resto del mondo, creando una congestione globale e l'aumento dei noli perché chi voleva trasportare le proprie merci era pronto a pagare qualsiasi cifra».

 

 

Crolla la Borsa 

Il Covid torna a spaventare i mercati, complice la politica della «tolleranza zero» adottata dal governo di Pechino per frenare la diffusione del virus in Cina. In un contesto di tensione per la stretta monetaria con cui le banche centrali stanno cercando di domare l'inflazione e per gli esiti incerti della guerra in Ucraina, la prospettiva che anche a Pechino, nonostante numeri ancora bassi, possa scattare un lockdown duro come quello che si è visto a Shanghai, ha scosso i mercati. Le Borse sono così andate al tappeto, con veri e propri crolli per i listini cinesi, mentre sono saliti i titoli di Stato e il dollaro, come conseguenza di una generale avversione degli investitori al rischio. Un flusso alimentato anche dalla stretta su cui la Fed si sta affrettando: se il suo presidente, Jerome Powell, ha detto la scorsa settimana che un aumento di mezzo punto dei tassi sarà «sul tavolo» della riunione di maggio, gli analisti di Jefferies se ne attendono tre di analoga portata a giugno, luglio e settembre, con la Bce ormai rassegnata ad accodarsi prima della fine dell'anno. Il timore che la locomotiva cinese possa fermarsi, come era accaduto a cavallo del 2020, ha avuto l'effetto di far crollare i prezzi delle commodity. Il petrolio è scivolato sotto i 100 dollari al barile (wti a 96 dollari e brent assestato in serata sulla soglia dei 100 dollari), arrivando a perdere oltre il 5% sui timori di un calo della domanda di greggio in caso di 'chiusurà della Cina. Stesse dinamiche si sono manifestate sulle materie prime in forte ribasso prima sulle piazze cinesi prima - i future sul ferro hanno perso il 6,7%, quelli sull'alluminio il 2,9%, quelli sull'acciaio rebar il 3%, quelli sul rame lo 0,9% - e su quelle di Londra e Chicago poi. I listini di Shanghai (-5,1%), Shenzhen (-6,5%) e Hong Kong (-3,7%) sono letteralmente crollati mentre la banca centrale cinese è dovuta intervenire per rianimare lo yuan, sceso ai minimi da 17 mesi sul dollaro a 6,6092 (-1,3%), tagliando dal 9 all'8% i coefficienti di riserva delle banche sui depositi in valuta estera. La vittoria di Emmanuel Macron è così passata in secondo piano evitando se non altro il tracollo a cui le Borse europee sarebbero andate incontro - secondo molto analisti - in caso di conquista dell'Eliseo da parte di Marine Le Pen. Parigi (-2,01%) ha indossato la maglia nera davanti a Londra (-1,88%), Francoforte (-1,54%) e Milano (-1,53%) mentre anche New York (-0,6% a seduta ancora in corso) non è riuscita a riprendersi dal tonfo di venerdì. La sconfitta dell'euroscettica Le Pen non ha risollevato neppure l'euro, schiacciato dalla forza del dollaro (bastano 1,07 biglietti verdi per una moneta unica). La ricerca di asset meno rischiosi ha provocato un calo generalizzato dei rendimenti dei titoli di Stato, a partire da quelli dei Treasury e dei Bund. In flessione anche il rendimento dei Btp, anche se lo spread con il Bund si è allargato a 174,1 punti base. Intanto S&P Global ha limato le stime di crescita dell'economia globale per il 2022, dal +3,3% al +3,2%, per riflettere la crescita «più debole» dell'economia statunitense nel primo scorcio dell'anno, individuando nella «resilienza» dell'offerta globale il fattore chiave «per evitare una recessione». «Il compito di tenere a bada l'inflazione e sostenere la crescita economica dipenderà da politiche fiscali e monetarie vigili, che migliorino le condizioni della supply, e da un pò di fortuna», ha commentato Elisabeth Waelbroeck Rocha, capo economista internazionale di S&P Global Market Intelligence.

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Ultimo aggiornamento: 21:58 © RIPRODUZIONE RISERVATA