Spagna, accordo per un governo indipendentista in Catalogna

Lunedì 17 Maggio 2021 di Elena Marisol Brandolini
Spagna, accordo per un governo indipendentista in Catalogna

«Siamo arrivati a un accordo per fare una Generalitat repubblicana e un governo a fianco della gente»: esordisce così Pere Aragonès, futuro presidente della Generalitat e leader di Esquerra Republicana, presentando assieme a Jordi Sánchez, segretario di Junts per Catalunya e in carcere dall’autunno del 2017, l’intesa raggiunta in questo fine settimana dalle due principali formazioni indipendentiste per evitare il ritorno alle urne. Ci sono voluti 92 giorni di trattative dalle elezioni del 14 febbraio e l’affacciarsi sul baratro della ripetizione elettorale, che non sembrava promettere nulla di buono, perché il partito di Carles Puigdemont si mettesse d’accordo al suo interno sulla scelta di un governo di coalizione indipendentista, riconoscendo a Esquerra il ruolo di guida dell’Esecutivo per avere vinto le elezioni nell’indipendentismo.

 

 

Un accordo necessario

E per far tornare indietro Esquerra dalla sua decisione di governare in minoranza, con il sostegno esterno di Junts, della sinistra radicale indipendentista rappresentata dalla Candidatura d’Unitat Popular e di En Comú Podem, il partito dei Comuns collegato con Podemos. Oltre tre mesi in cui si è visto di tutto: un’investitura fallita di Aragonès, il dichiarare l’accordo prima vicino e poi impossibile, l’ipotesi di un governo di minoranza, il precipizio verso nuove elezioni; il tutto farcito di accuse reciproche di tradimento e di perdita di fiducia. Perciò Sánchez chiede scusa a tutti i cittadini per il ritardo. Anche perché la società dà evidenti segni di stanchezza e di volere un po’ di stabilità per uscire dalla crisi pandemica, gli ultimi sondaggi dicono che l’indipendenza in un referendum sarebbe ora sostenuta da poco più del 40% degli elettori. Ma, aggiunge il leader di Junts, «un non accordo avrebbe messo fine al sogno di molta gente».

 

 

 

 

Un governo “Nuovo”

Non arrivare a un accordo tra partiti che governano in coalizione da sei anni e che nelle ultime elezioni per la prima volta hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei voti, sarebbe stato difficile da spiegare all’elettorato indipendentista. «Iniziamo una nuova tappa di governo con un’agenda di trasformazione economica e sociale» e «facendo valere il 52% dei voti», con gli obiettivi dell’aministia e dell’autodeterminazione, spiega Aragonès. «Non lavoreremo solo per il 52% della popolazione», precisa Sánchez, «ma non deluderemo quel 52% che ci ha votati». Sarà un governo con 14 consiglierie paritariamente distribuite tra i due partiti, alcune di nuova istituzione come quelle sui femminismi e l’azione climatica.

 

 

Il nuovo Esecutivo

Già questa settimana si prevede che il parlamento catalano investa Aragonès presidente della Generalitat. Resta da capire che vita avrà il nuovo Esecutivo, dopo l’esperienza della precedente legislatura in cui l’indipendentismo ha dato continua mostra di divisioni al suo interno fino a compromettere le relazioni personali tra i suoi esponenti. Soprattutto considerando che le differenze interne all’indipendentismo relativamente alla gestione del conflitto con lo Stato, alla sua direzione e guida, non sono risolte dall’accordo. Se ne prende semplicemente atto, rinviando il problema a un momento successivo. Con l’individuazione di uno spazio di coordinamento e consenso tra le varie entità indipendentiste, partiti e associazioni e il Consiglio della Repubblica di Bruxelles capeggiato da Puigdemont. Una situazione su cui pesa la condizione anomala di leader in carcere o in esilio da oltre tre anni. Il governo spagnolo reitera il suo impegno a sbloccare il negoziato col nuovo governo catalano quando s’insedierà. Ad aiutare questo processo potrebbero arrivare nelle prossime settimane gli indulti per i leader indipendentisti condannati alla prigione per avere celebrato un referendum.

 

 

Ultimo aggiornamento: 20:36 © RIPRODUZIONE RISERVATA